16 ottobre 2019
Interviste

Con Lele Blade, a spasso nella fresca Vice City

>Loris Bellitto Loris Bellitto
Luglio 17, 2019

Nella ormai sempre più florida scena italiana, che sforna artisti in men che non si dica, la realtà napoletana si sta facendo sempre più strada, nemmeno troppo in punta di piedi. Se artisti come Luchè sono ormai considerati vere e proprie leggende di questa musica, altre nuove leve si stanno prendendo il palcoscenico: da Geolier Speranza, la lista è lunga.

A metà strada tra la vecchia e la nuova scuola, con alle spalle collaborazioni e progetti importanti (se non lo avete fatto, recuperate El Dorado, l’album in collaborazione con Vale Lambo), Lele Blade ha da poco pubblicato il suo nuovo progetto per Virgin Records/Universal Music Italia. Vice City richiama alla mente coste sconfinate, mare cristallino ed una sana atmosfera estiva che a metà luglio non guasta. È lo stesso Lele che ci guida attraverso i sei brani che compongono l’EP, con uno sguardo anche a ciò che verrà…

Perché Vice City? Ti piace tutto quell’immaginario anni ’00 che rimanda al videogame?

Sì, mi piace molto quell’immaginario che rimanda a Miami. Ho voluto fare un paragone tra Vice City, che è proprio la città in cui si svolge il videogioco, e Napoli, notando alcune somiglianze tra le due realtà.

Entrando più nello specifico dell’EP, troviamo diverse anime di Lele: da quella più latineggiante in Loco a quella intima in Un Attimo. Quale ti rappresenta meglio?

Io credo che non ci sia qualcosa che mi rappresenta di più. In entrambi i casi sono me stesso. Non so se tutti hanno diversi lati del carattere, ma io sono così, a volte ho bisogno di esprimere un lato del mio carattere, altre volte ho bisogno di esprimerne un altro. Può essere una cosa che piace o no, magari qualcuno si aspetta io faccia solo una cosa, ma non mi interessa… Voglio solo esprimermi come voglio.

Sei tracce ma ben 3 featuring. Gemitaiz, Luchè e il tuo vecchio compagno Vale Lambo (con cui avete formato Le Scimmie). Com’è stato lavorare con tre artisti così diversi?

Sono sì artisti differenti, ma appartengono a quella cerchia di persone con le quali mi piace collaborare, Valerio è ancora mio socio, quindi figurati! Nel caso di Luca, come ribadito in molte interviste, lo seguivo sin da piccolo. I Co’ Sang sono stati uno dei primi gruppi a farmi cambiare idea sul rap campano, è stata una bella soddisfazione lavorare con lui, e non credo sarà l’ultima volta… Con Gemitaiz è stato tutto un po’ più naturale: tramite un’amicizia in comune gli ho mandato questo pezzo (Vice City, la title track, ndr) che vedevo cucito addosso a lui. Gli è piaciuto e lo ha chiuso tranquillamente.





Lungo tutto l’EP si nota la tua impronta, ciò che volevi esprimere. Sei soddisfatto del risultato finale?

Sì, molto. A differenza del primo disco, Ninja Gaiden, pubblicato lo scorso ottobre, ho adottato un altro metodo di scrittura. Ho provato a fare le cose in maniera più istintiva e mi sono trovato bene, ho capito che anche così si possono fare belle cose. Prima ci mettevo molto di più a scrivere, magari perdevo più tempo a curare il testo… Credo che le cose fatte in maniera naturale risultino pure più fresche. È stato bello scrivere questo EP velocemente.

Lo stesso Luchè ha da poco fondato la sua etichetta, BFM. La scena napoletana si sta evolvendo molto nell’ultimo anno, con artisti validi e molto diversi tra loro. Cosa pensi di poter dare tu a questa scena, rispetto ai vari CoCo, Geolier o i sopracitati?

Noi abbiamo già portato qualcosa a questa scena, detto in maniera molto modesta. Abbiamo iniziato una vera e propria onda, i ragazzi più giovani in un certo senso ci devono ringraziare, sapendo che abbiamo portato un nuovo suono ed una nuova ondata di rap. Continueremo a portare altro, una volta che ci siamo uniti non si può fare altro che crescere… È una cosa che non è mai successa a Napoli: dal momento in cui si è deciso di farlo, credo che picchieremo forte!

Come mai la scelta dell’EP?

Ho in mente già qualcosa per il futuro, ma sono pezzi che volevo cacciare subito dopo il disco. Avevo 5 tracce, poi ne aggiunsi un’altra per farlo risultare un album a tutti gli effetti (come viene considerato anche ai fini delle classifiche). È un EP/album, poi a me scoccia pure dare queste definizioni, è musica.

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