17 settembre 2019
Interviste

Shekkero e MoreMusic: una collaborazione già scritta

>Chiara Cinti Chiara Cinti
Agosto 29, 2019

Il 10 Maggio 2019 Shekkero pubblica l’album Nostralgia, malincomia, mixato e masterizzato da Jack The Smoker. Realizzato in collaborazione con il produttore MoreMusic, si presenta come un concept album completamente fuori dagli schemi dell’attuale rap game. Perché, sebbene sia ricoperto da un velo di ironia, in Nostralgia, malincomia c’è molto di più. L’equilibrio tra persona e personaggio, che ritroviamo all’interno di questo progetto, è solo uno dei motivi che ci hanno spinti a contattare Shekkero e a farci raccontare in prima persona come nasce un progetto di questo calibro.

La premessa necessaria che risponde a tante domande riguardo questo disco nello specifico, e, secondo noi, riguardo la vita in generale, è che “è tutto scritto”, lo era e lo sarà.

So che in origine tu e More Music non siete nati come duo, eppure la sintonia che avete trovato è palpabile. Come è nata dunque questa collaborazione? È stato difficile entrare in sintonia?

Data la premessa, evidentemente doveva succedere che le nostre energie si unissero in un unico flusso. Dopo aver vinto il Tecniche Perfette, Mastafive mi ha indirizzato a Pierpaolo (MoreMusic, n.d.r) per lavorare a quello che sarebbe stato il mio primo disco, ignoravo che quella conoscenza (necessaria , inevitabile e naturale) mi avrebbe portato a condividere non solo la musica, ma anche dei pezzi di vita importanti quanto belli. Pezzo dopo pezzo (di musica e di vita) è diventato il nostro disco ad agevolare la sintonia, c’era la stessa mentalità causata da esperienze simili e quindi il bisogno comune di raccontare le stesse cose.

Sul palco, nelle gare di freestyle, riesci a trasmettere un’energia incredibile, la stessa energia che sei riuscito a esternare nell’album. A quale di questi due mondi senti di appartenere maggiormente? Pensi che ci sia un grado di coinvolgimento diverso?

Penso che negli ultimi anni ho avuto diversi momenti di incanalazione di quell’energia. A volte era riversata tutta nel freestyle, altre completamente nella scrittura, altre in un limbo che ne affossava le capacità. Nell’ultimissimo contest, la Tritolo 2019, ho maturato un’attitudine che fosse la più naturale possibile, dove mi sentivo in un equilibrio completo. Ovviamente sono contesti diversi e le necessità di comunicazione e contenuto sono spesso lontane, per questo preferisco, almeno in questo momento, comporre piuttosto che fare battle.





L’album, pluritematico e plurigenere spiazza l’ascoltatore: quale è stato il punto di partenza per strutturare un album così variegato?

In realtà è un concept album, il tema generale è “Piedi per terra e Accettazione” come specifichiamo in L’Amorte. Le tracce sono state scritte più o meno nel periodo che va dai miei 20 anni ai 23, parlo di quello che ho vissuto e del “trauma” che mi ha accompagnato in quel lasso temporale che, anche grazie al disco, è stato superato con successo. L’Accettazione. Abbiamo sempre fatto quello che ci veniva più naturale, le sfumature musicali e le vibrazioni che ci sono sono venute fuori variegate e spontanee come la vita.

Come mai hai/avete scelto quel preciso ordine per la tracklist dell’album?

Non sono state create in quell’ordine ma, unendo tutti i pezzi, alla fine, quello era il modo in cui andava affrontato il percorso che abbiamo fatto io e Pierpaolo. C’è un filo logico teso che parte dalla prima frase del disco all’ultima.

È percettibile un forte influsso francese, da cosa deriva questa scelta?

Una parte considerevole del disco è stata scritta durante il mio Erasmus a Nantes, in Francia. Ovviamente quella porzione di vita è stata cruciale per la mia maturazione personale e artistica, era inevitabile che finisse nel processo creativo, ne è parte integrante. E poi quanto è bello il francese!?

Nessun feat ed un solo produttore. C’è qualcuno con cui vorresti collaborare in futuro?

Se ne sentirò/sentiremo il bisogno sicuramente. Non saranno certamente collaborazioni studiate o a convenienza, sarà, come tutto, molto naturale e una necessità comune, tra me, Pierpaolo, e chi condividerà con noi quell’esigenza. So per certo che ci sono dei featuring che non sono ancora stati pensati ma sono praticamente già scritti.

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Parliamo di te. Dove finisce il personaggio e dove inizia la persona? Quali sono le differenze tra Shekkero e Andrea?

Da un po’ di tempo, e in questo progetto nello specifico, sono io. Puoi chiamarmi Shekkero, Andrea, e si sta parlando della stessa cosa. Non c’è nessun personaggio costruito o concetti esaltati, è tutto esattamente come appare. Forse nel freestyle, anche per una visione esterna, il personaggio di Shekkero prevale ancora un po’ su Andrea, ma nel discografico questo esordio mi ha permesso di essere davvero me e probabilmente è stato questo il vero punto di forza. Parlo del quotidiano, mio e di tanti.

Provieni da una realtà particolare e molto circoscritta come Cassino. Pensi che sia un elemento chiave che ti ha portato a fare rap?

Indubbiamente chi sono è anche “da dove vengo”. Cassino è magica, una terra di mezzo tra la noia e il caos; i vantaggi di non essere una grande città sono la costruzione di uno stile che non sia influenzato da realtà pre-esistenti, il legame che si crea con il numero ristretto di persone che condividono una passione, quando iniziammo con il Rap non era così insidiato nella cultura di massa e in luoghi così limitati era veramente una nicchia locale a farlo. Quindi c’è l’handicap-vantaggio di dover necessariamente uscire dalla città in cerca di fortuna e, confrontandosi con scene più grandi, uno stile buono e non troppo stereotipato permette di essere la differenza. Bisogna essere intraprendenti, altrimenti Cassino (o realtà analoghe) possono inghiottirti, se ti lasci andare nemmeno te ne accorgi.

Sei pienamente soddisfatto di questo progetto? Hai già in mente degli obiettivi per il futuro?

Fino all’ultimo ero indeciso sull’inserimento di un paio di tracce, ma ho pensato che per mostrare senza veli il percorso personale e artistico che avevamo fatto doveva restare tutto quello che era stato concepito… e poi Pierpaolo mi ha obbligato a tenerle, quindi era un “o la va o la spacca”. Alla fine proprio quelle sono state le più apprezzate del disco. Ora ci sentiamo già più maturi dopo questo progetto, abbiamo superato la fase dell’Accettazione, siamo allo stadio successivo e vogliamo raccontarne a tutti. Abbiamo già in mente concept, sonorità e forse il titolo per il prossimo disco strano.

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Chiara Cinti
Il mio primo incarico fu quello di costruire le navi che portarono gli Achei a Troia, ma con la crisi che c'è, ho preso a farne solo di carta e di dimensioni microscopiche. Assidua mangiatrice di lasagne e libri. Probabilmente sono l'anima gemella di Hannibal Lecter. Dite Mellon ed entrate.