13 novembre 2019
Interviste

Tra Eros e Thanatos, tutto scorre: ecco Iodegradabile di Willie Peyote

>Loris Bellitto Loris Bellitto
Ottobre 25, 2019

Il mio primo incontro con Willie Peyote risale a più di un anno fa: io, trascinato da parecchi amici al concerto di Anderson .Paak al Carroponte di Sesto. Ammetto che prima di allora non avevo ascoltato attentamente nulla del rapper (guai a etichettarlo diversamente, giustamente sottolineo io) torinese, e l’estate successiva mi è servita in tal senso. Willie è e resta una delle penne più fini della nostra penisola: un artista poliedrico, che sa far muovere il culo ma anche il cervello coi suoi brani. Una persona con cui è piacevole ed interessante chiacchierare, spaziando dalla politica alla sua fede calcistica (granata, purtroppo per me)…

Proprio oggi esce Iodegradabile, il suo nuovo disco, che parla dei nostri tempi, della caducità del Tempo (inteso in senso lato), di Eros e Thanatos, di amori (finiti) e morti… Abbiamo incontrato Willie al Bosco verticale, in una fredda giornata piovosa, e tra una sigaretta e l’altra abbiamo scambiato due chiacchiere!

Iodegradabile, tuo nuovo disco, esce oggi. Un buon punto di partenza potrebbe essere l’inizio… L’intro recita: “Sapessimo il tempo che resta, sapremmo davvero usarlo meglio?”. Dopo l’aver concepito questo quarto disco, qual’è la tua risposta?

Non ho una risposta, è però una domanda che dovremmo porci tutti. Ma non per arrivare ad una risposta, ma per avere poi la giusta capacità di gestire nel migliore dei modi il tempo: se non hai paura di perdere una cosa non la gestisci nel modo giusto. Porsi quel problema lì già ci aiuta a gestirlo meglio…
È tra l’altro una citazione del disco scorso, da Giusto la metà di me, e cito anche le Signorine Buonasera che negli anni ’90, prima dei programmi, annunciavano in tv cosa sarebbe andato dopo in onda. Detto ciò, non so cosa faremmo col tempo, però non è importante la risposta, ma porsi la domanda. Porci le domande ci aiuta a ragionare in modo diverso.

A proposito della caducità del tempo, tema portante di tutto il disco… Il secondo brano, Mostro, guarda all’ormai ex governo gialloverde ed al suo elettorato, criticando nella prima strofa l’elettorato leghista e nella seconda quello pentastellato. Siamo davvero convinti che tutta questa informazione, questo incremento dell’uso di internet sia un bene?

No, ma solo perché nella totale libertà di informazione non sai più di chi fidarti. Faccio questo discorso sulla libertà anche in Semaforoquando si hanno troppe alternative ci si perdeCome fai a scegliere se puoi scegliere davvero qualunque cosa? Se puoi scegliere qualunque cosa sai scegliere ancora meno rispetto a prima che avevi quattro opzioni. C’è troppa confusione, potresti fare talmente tante cose che alcune neanche le saiAvere troppa libertà è peggio che non averne.

Terzo brano in tracklist e primo singolo pubblicato, La tua futura ex-moglie introduce il secondo macro-argomento del disco, ovvero l’amore. Amore da un punto di vista nostalgico e, sostanzialmente, pessimista per la fine di esso.

Tutto finisce, sì… Il disco parla appunto della fine delle cose, quindi da lì non ci si poteva schiodare, ma a me succede sempre, sin dai tempi di Willie Pooh: “Le cose belle mi spaventano all’istante” cantavo lì, ed è realmente così. La paura di perdere qualcosa, quindi tanto vale non affezionartici così non ci stai male quando la perdi. Però è una canzone molto più d’amore del solito, io sentivo la mancanza di questa persona mentre la scrivevo, avevo paura di perderla, mentre negli altri casi ero molto più rassegnato…





Restando sul video del pezzo, come mai la citazione a Godard?

Quella è un’idea di Libero De Rienzo, il regista del videoclip, anche bravo attore di cui io sono grande fan. Quando mi ha detto:”L’idea è questa, tu sarai il mio Jean-Paul Belmondo” gli ho detto “Va bene, come dici tu maestro!”, coi maestri si fa così!

Ho molto apprezzato, soprattutto in questo periodo, il fatto che dietro al disco ci sia un concept. Perché, a mio parere, si sta un po’ perdendo l’abitudine ad avere un fil rouge che collega tutti i brani.

Sai, se i dischi li fai mettendo assieme tutti i singoli pubblicati nell’arco di un paio di anni è un discorso… Io ho scritto il disco. Ovvio che poi ho fatto attenzione a scrivere anche i singoli, però ho scritto un disco. Quando poi scrivevo una canzone cercavo poi di raffinarla in modo tale che stesso dentro il contesto. Mi annoia fare tutti pezzi sconclusionati, che senso ha poi comprare un album, me lo ascoltavo su Spotify! Visto che io voglio darti un motivo per comprarlo, faccio un disco.

Terzo ed ultimo macro-argomento del disco, collegato sia all’amore che al tempo, è la morte. Morte che troviamo sia in Miseri che in Mango, secondo singolo edito. In merito al primo pezzo tu dici “ma non c’è niente dopo neanche se ti porti tutti i soldi nel sarcofago”, perché ancora questa credenza dell’accumulo?

Ci siamo lasciati fottere dal concetto del lusso a prescindere. Non mi ha mai fatto impazzire il lusso: i soldi servono, è bello averne tanti che non ti preoccupi mai dove li spendi, ma non sono fissato per il lusso e trovo stupido esserlo. Non ho mai capito la logica dell’accumulo, non sono in quel viaggio lì, non ho paura di rimanere senza qualcosa. È l’epoca dell’ostentare: se sei ricco ci guadagni anche nel racconto, ma non è una roba che a me interessa… Forse riesco a raccontarla in maniera così asettica perché non mi tocca, ho molti problemi ma non quello. Son d’accordo con te che sia sbagliato, ma già i faraoni lo facevano, tumulandosi con le loro ricchezze. L’essere umano è fatto così, i social non fanno altro che accrescere questa sensazione.

Mentre in Mango troviamo la morte… In una versione diversa, toccante: un artista che esala l’ultimo respiro sul palco, durante un suo spettacolo, chiedendo scusa al pubblico.

È l’espressione artistica più alta possibile: un artista che sta fisicamente morendo, non lo sa ma sta male, chiede scusa al pubblico prima di preoccuparsi di se stesso… Questo dovrebbe fare un artista. Per questo ho scelto lui come simbolo per concludere quella canzone.

Ultima domanda: in questo disco troviamo diverse influenze, più rock e meno black/soul rispetto al precedente Sindrome di Toret. Kaytranada, Gorillaz, Rage Against the Machine… Visto che ormai i dischi si consumano molto rapidamente, cosa ti influenzerà prossimamente?

Ah non lo so, quello che ascolterò: magari robe vecchie che riscoprirò strada facendo. Non so, non pongo limite alla provvidenza, mi piace farmi influenzare da qualcosa che non mi aspettavo. Mi piacciono le sorprese, non so dirtelo perché mi stupirei io per primo.