16 dicembre 2019
Interviste

Funk Shui Project & Davide Shorty raccontano La Soluzione

>Dario Megna Dario Megna
Novembre 13, 2019

Come abbiamo già anticipato nella nostra recensione, La Soluzione al mainstream musicale è offerta dalla micidiale combinazione di Davide Shorty e i Funk Shui Project. Abbiamo avuto l’opportunità di scambiare quattro chiacchiere con i ragazzi, evitando di fossilizzarci sulle solite domande da classica intervista, ma interessandoci di più al modus operandi, ai retroscena e alle loro esperienze personali raccontate in musica.
Buona lettura!

Un disco all’anno non è una media facile da raggiungere per nessun artista, ma la sinergia che avete trovato ha contribuito a questo traguardo! Raccontateci in breve quest’anno, fatto di live e continue studio session che hanno portato alla creazione di La Soluzione.

Come hai giustamente detto la sinergia è stata la chiave. Man mano che i concerti andavano avanti e bene, abbiamo acquisito consapevolezza e non abbiamo fatto altro che battere il ferro, come si suol dire. Abbiamo scritto e registrato La Soluzione nelle pause del tour e quando ci siamo accorti che da 3 o 4 pezzi stavano diventando di più, abbiamo semplicemente lasciato andare il flusso creativo e produttivo.

Secondo la maggior parte degli autori, il secondo disco è sempre quello più difficile: tra aspettative e arte di rinnovarsi avete trovato anche voi queste difficoltà per il nuovo progetto?

Per quanto si consideri questo il secondo disco di FSP & Davide Shorty, viste le esperienze discografiche pregresse di tutti noi, in realtà non lo abbiamo vissuto e lavorato come tale. Natty Dub ha tirato fuori le produzioni, Jeremy le linee di basso e una volta arrivate nelle mani di Davide, il resto è venuto da sé.

Le note di questo album sono nel complesso più allegre di quello precedente, nascondendo però un velo malinconico verso i temi trattati. Siete stati influenzati da un trend di mercato che apprezzavate o è stata una scelta dettata dalla vostra maturazione artistica?

Troviamo che fare musica seguendo i trend sia un sentiero pericoloso e che soprattutto non ci appartiene. Tutto quello che sentite o percepite dalle nostre canzoni è puro istinto e ispirazione personale che non nasce da nessuna mediazione stilistica o commerciale. Se il risultato porta al compiacimento ben venga, il nostro mestiere comunque rimane quello di fare la musica per come sentiamo di doverla fare, senza però rinunciare alla scoperta o all’influenza di ciò che essa può darci.

Un tema che troviamo spesso tra le righe riguarda le difficoltà che quotidianamente combattono gli artisti indipendenti. Quant’è difficile essere un musicista in un Paese come l’Italia?

È un continuo investimento di energie materiali e non, in tanti casi anche a perdere. Mettiamoci anche che negli ultimi 20 anni l’interesse delle istituzioni nel promuovere cultura è andato via via scemando e l’equazione è presto fatta. Ciò nonostante combattiamo con i mezzi che abbiamo per continuare a sostenere il nostro mestiere senza dover però necessariamente svilire o compromettere le nostre scelte artistiche.





Amare me amare te è una parentesi profonda e personale… Qual è il modus operandi del gruppo per non snaturare l’intimità che contraddistingue questo tipo di brani?

Essendo per noi la musica anche un mezzo terapeutico, vien da sé che fa parte del processo il trattare temi intimi come ad esempio l’amore, anche nelle sue sfumature meno gioiose. Lavorando senza filtri d’ispirazione, parlare di noi con naturalezza è una conseguenza implicita.

Domanda per Shorty: Insonnia racchiude il mood di Palermo, inoltre l’unico featuring del disco è Johnny Marsiglia in Solo con me. La collaborazione con Torino non ti ha fatto certo dimenticare le tue radici, così come le esperienze internazionali che hanno influenzato la tua carriera. Hai sempre sentito la città al tuo fianco?

Da buon siciliano sono migrante nel DNA. La città, in quanto luoghi e folklore, la sento sempre con me, nel mio accento e nel mio modo passionale di vivere sia la musica che la vita in generale. D’altro canto sono un fiero cittadino del mondo, ho scelto Londra come casa perché a Palermo mi sentivo oppresso e il provincialismo di una buona maggioranza dei miei concittadini non mi ha lasciato scelta. Johnny Marsiglia, come alcuni fratelli e la mia famiglia mi tengono sempre legato alla città e tengono vivo il mio amore per essa e la voglia di tornare a trovarli ogni volta che posso.

La titletrack La Soluzione tratta temi politico-sociali che mettono in piazza i vostri ideali. Quanto la musica può orientare l’ascoltatore sull’opinione pubblica? Questa scelta è stata ponderata anche dal vostro target di riferimento?

Gli artisti da sempre veicolano messaggi e opinioni sociali/politiche ed è fisiologico dato che volenti o nolenti ne siamo tutti toccati, chi più chi meno. Più che un target di riferimento ci auguriamo sempre che il nostro messaggio arrivi, che sia ad un teenager o ad un pubblico più adulto. L’importante è comunicare, in qualsiasi forma.

Quale pensate sia il vostro biglietto da visita, il brano che più vi rappresenta all’interno dell’album?

La sopracitata La Soluzione è senza dubbio il brano che unisce tutte le peculiarità della nostra band, dalla scelta del sample al sound che ne è scaturito, passando per le melodie ed il contenuto che Davide ha cucito sul beat.