08 dicembre 2019
Interviste

Un grido di speranza con il progetto Diamanti e fango

>Carlo Piantoni Carlo Piantoni
Novembre 20, 2019

Venerdì 15 novembre 2019 siamo stati ospiti degli uffici milanesi di Sony Music per la conferenza stampa di presentazione del nuovo progetto discografico di Grido: Diamanti e fango. Per l’occasione, il classe ‘79, ha raccontato ai presenti numerosi retroscena sulla lavorazione del disco, un progetto urban in cui sono confluite allo stesso tempo tante esperienze di vita e numerose contaminazioni musicali che ad oggi definiscono il carattere musicale di questo artista. Un professionista nell’ambiente, che vanta una lunga esperienza iniziata nella seconda metà degli anni ‘90 e che dal 2011 lo vede impegnato in un percorso solista che lo ha già portato a pubblicare tre dischi.

Questo progetto arriva alla soglia dei tuoi 40 anni. Da quali esigenze è nato e quale carico di aspettative ha in questa fase della tua vita?

Sono certamente maturato come persona, oltre che come artista. Adesso sono un giovane padre con un figlio di 5 anni e di conseguenza ho ragionato molto sul tipo di disco che ritenevo più opportuno fare. Ho pensato parecchio alle mie priorità.
Quello che ne è uscito è Diamanti e fango. All’interno ho cercato di raccontarmi il più possibile, tra momenti belli e meno belli, così da proporre la mia visione della vita e del mondo che mi circonda.
È un disco che va ascoltato, anche più di una volta, per poter cogliere tutti i contenuti presenti. L’esigenza è stata quella di scrivere il disco migliore che avessi mai fatto. Per quanto riguarda le aspettative, non me ne faccio. Io ho sempre lavorato con l’obiettivo di trasmettere qualcosa, senza pensare a cosa funziona o a qual è il trend del mercato.

Sicuramente i più social hanno seguito la vicenda, che poi ha portato al primo estratto, ma per tutti gli altri ti chiederei di spiegare meglio l’iniziativa e di conseguenza il singolo che hai raccolto sotto l’#qualcosadibuono.

Innanzitutto, il singolo nasce dalla voglia di collaborare assieme a Il Cile, che ormai è un “amico di famiglia”. Così, mentre lavoravo alle canzoni per il nuovo disco, ho pensato bene di sentirlo e rinnovare una precedente volontà reciproca di fare qualcosa assieme.
Ci siamo visti e ci siamo confrontati con l’idea di dover fare, oltre ad una bella canzone, anche “qualcosa di buono” e trasmettere un messaggio positivo. Questa frase poi si è sviluppata come tema della canzone.
Ecco che sulla base di questo è nata anche la voglia di sviluppare una serie di contenuti, che ho proposto sui social, dedicati ad una serie di persone che nella loro quotidianità fanno concretamente “qualcosa di buono”.
Ci sono tante storie positive nella vita di tutti i giorni. Dovremmo smettere di essere sempre pessimisti, perché la società raccoglie anche tante azioni bellissime e di speranza verso il prossimo. Tenevo parecchio a rimarcare questo e sono orgoglioso del risultato raggiunto.

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Musicalmente parlando è un progetto molto “aperto” per contaminazioni, sound e tematiche. Un progetto che definirei “positivo”. Tu cosa ne pensi?

All’interno del progetto c’è tanta musica, tante esperienze, tante influenze. Con questo album ho cercato di mettere in evidenza la mia duplice natura, passando da rime impegnate e riflessive ad altre più leggere o spensierate. Gli ospiti presenti, che hanno dato davvero il loro contributo sui brani, sono artisti con background e stili differenti come Il Cile, J-Ax, Sergio Sylvestre, Nerone e Sewit, questa ottima cantante che merita più attenzione.
A livello di suono ho lavorato in studio con Roofio, Shorty Shok, Kermit e Mastermaind. Con tutti loro mi sono dato una missione iniziale: proponiamo qualcosa di diverso dal resto, che sia contaminato dalla musica che mi piace e che di conseguenza sia riconducibile ad un sound mio, personale. Questo mi ha permesso di sperimentare molto, assorbire diversi suoni, ma allo stesso tempo proporre un lavoro omogeneo, uniforme, con una visione coerente.

E in tutto questo non mancano certo le tue radici. Isola (I Need Love) è un tributo alle origini del rap costruito sul sample – concesso per la prima volta – di una delle canzoni più iconiche della storia del rap: I Need Love di LL Cool J. Come nasce una cosa di questo tipo?

È stato un insieme di tante cose. All’interno del mio staff di lavoro c’è stato chi mi ha aiutato per far sì che questo diventasse realtà, ovvero: riuscire ad avere l’autorizzazione per utilizzare un sample così importante.
Tutto è partito proprio dal sample. Mi spiego: mi sarebbe piaciuto poter utilizzare quel sample e, ragionando su quello, ho iniziato a pensare a che tipo di canzone avrei potuto sviluppare. Per me quello che è successo, e che si è concretizzato in questo brano, è la realizzazione di un sogno.
Il brano originale I Need Love è un’icona, qualcosa di rappresentativo per l’epoca in cui il brano è stato pubblicato. Stiamo parlando probabilmente della prima ballad rap uscita nell’87.
Io ho recuperato quel sample e ho realizzato un brano completamente nuovo, con delle metriche new school, una ritmica new wave… un processo che ha stimolato davvero la mia creatività.
In questo modo il testo ha preso forma, la canzone poi è piaciuta, il sample è stato concesso e così il traguardo è stato raggiunto.





Scorrendo le tracce ne puoi individuare una che preferisci sulle altre?

Ho certamente il mio brano preferito di questo momento qui, perché mi piacciono tutti e poi variano in base alla situazione.
Devo dire che Stelle cadenti mi piace molto. Il brano l’ho realizzato assieme a J-Ax e ha un testo scritto con la volontà di toccare delle corde profonde, per suscitare emozioni vere. Nel farlo ascoltare alle persone mi sono accorto che il brano funziona e arriva dove volevo arrivare.
Poi avevo voglia di tornare a lavorare con Ax, non solo per divertirci, ma anche per ribadire il nostro legame di sangue e di conseguenza portare questo sentimento anche all’ascoltatore.

Non a caso il brano mi ha richiamato alla memoria Due su due, storico pezzo che racconta la fratellanza ed è contenuto nell’album del 2002 Domani smetto degli Articolo 31.

Mi fa molto piacere! Infatti sono curioso di raccogliere la reazione della fan base. Due su due è diventato un inno per alcuni legami di sangue. Se anche questo nuovo brano riuscirà a rispolverare negli ascoltatori quella stessa emotività, allora non potrò che essere molto contento.

Per quanto riguarda il tuo futuro, che tipo di evoluzione vorresti raggiungere, sia a livello umano che professionale?

A livello personale voglio certamente essere il padre migliore per mio figlio e far star bene le persone a cui tengo. Questo è il mio scopo nella vita.
Sul versante lavorativo, non lo so… Posso dire che voglio fare musica fino a quando sentirò il desiderio di farla. Allo stesso tempo amplierò il mio lavoro come autore perché questa cosa mi appassiona. Chiaramente esibirmi dal vivo, confrontarti live con il pubblico, è straordinario. Però devo dire che mi entusiasma molto anche scrivere per altri.
Poi magari chissà. Mi piacerebbe scrivere un libro, far sì che questo si trasformi in una sceneggiatura per una serie TV dedicata al racconto della mia generazione… Chi lo sa.

Ascolta l’album su Spotify

Carlo Piantoni
Redattore
Superstite del forum, qui scrivo ancora con la passione di un utente. Con un focus sul panorama italiano, più che scrivere di rap lo ascolto e lascio spazio ai suoi protagonisti.