19 gennaio 2020
Interviste

Avete mai guardato Il mondo da un oblò? L’intervista a Dok, Saymo e Caveman

>Chiara Cinti Chiara Cinti
07 Gennaio, 2020

Lo scorso primo dicembre Dok, Saymo e Caveman hanno pubblicato l’album Il mondo da un oblò. Li avevamo conosciuti all’incirca l’anno scorso quando in mail ci arrivò la segnalazione del loro primo album insieme: Versi & Lettere. Il mondo da un oblò è il secondo capitolo, se vogliamo, di questa avventura che i membri del Ticino Project Mayhem hanno intrapreso insieme. Un album profondo e ben studiato dal quale possiamo capire ancora di più quali figure si celano dietro un simile progetto.

Ascolta Il mondo da un oblò su Spotify

Ciao ragazzi, è passato tanto di quel tempo, quasi un anno. Come state? Ci eravamo lasciati lo scorso anno con la pubblicazione di Versi&Lettere. Potete darmi un commento a freddo su questo precedente progetto?

V&L è stato sicuramente un progetto interessante, è stato il nostro primo lavoro come trio e ci ha permesso di capire in che direzione volevamo proseguire. Seppure sia passato solamente un anno, riascoltandolo ci rendiamo conto di essere molto cresciuti, non solo musicalmente.

Vorrei cominciare con una frase che mi ha colpito particolarmente: “L’uomo resta incline a valcar soglie di sfide che non hanno un lieto fine”. Realismo o cinismo? Qual è il pensiero che si cela dietro questa cit.?

I versi andrebbero collegati con quelli successivi:

Si cerca, poi s’ama e dopo il panico, e ci accomuna il nero di pupille: il colore del nostro animo.

Si riferiscono al fatto che ogni giorno ci siamo confrontati con difficoltà, spesso più grandi di noi, con cui dover combattere. Se ci si fionda in qualcosa più grande di noi si rischia di prendere delle sonore bastonate e, per quanto si possa imparare dagli errori, è risaputo che l’uomo non impari facilmente dai propri sbagli (per esempio in amore, cercando qualcuno per bisogno e non per sentimento, facendo scelte sbagliate, etc.). Inoltre, ci sono eventi che non possiamo controllare e non dipendono direttamente da noi. Alla fine ciò che accomuna le persone è il





nero delle pupille, il colore del nostro animo.

Ognuno ha i suoi demoni, i suoi problemi, sta poi ad ognuno di noi scegliere se confrontarsi con la vita e il mondo – essendo consci delle difficoltà a cui si va incontro – o lasciarsi sopraffare da questi, come spesso, purtroppo, accade. In conclusione possiamo dire che si tratta di un realismo cinico.

So che come prima cosa siete un gruppo di amici e in secondo luogo anche degli artisti, ma ho trovato Il mondo da un oblò un progetto con un’energia maggiore rispetto a V&L, vi ho sentiti più coinvolti l’uno con l’altro. Merito di un lavoro più accurato in studio?

Sicuramente V&L ha accresciuto e consolidato la nostra amicizia, e questo ha sicuramente influenzato, in maniera positiva, il nostro operato. Inoltre, diversamente dal precedente lavoro, per il quale abbiamo condensato le sessioni di registrazione in soli due giorni, Il mondo da un oblò è stato inciso per intero a casa di Caveman in una sorta di “home studio”. Tutti e tre, tra una birra e l’altra, abbiamo potuto supportarci e darci importanti consigli in fase di registrazione. Inoltre, lo scambio di ruoli tra Dok e Caveman ha sicuramente dato una svolta al progetto: il primo ha curato le basi mentre il secondo ha partecipando a quasi tutte le tracce, ciò ha portato una ventata d’aria fresca. Dobbiamo tuttavia concludere ammettendo che su svariati punti ci siamo trovati in disaccordo e abbiamo bisticciato parecchio (soprattutto Caveman & Saymo). Ovviamente tutto è finito a tarallucci e vino.

Guarda il video di Londay su YouTube

Il concetto di incertezza è presente sia in Origami (con la frase “Sarà quel che sarà ma so già che non sarò”) che in Il mondo da un oblò (“Io non so chi sono, mai forse lo scoprirò”). Da dove scaturisce questa sensazione?

Siamo ragazzi che hanno da poco superato il quarto di secolo e nel mondo in cui viviamo, l’incertezza è un aspetto caratterizzante della vita quotidiana di tutti quanti: nessuno può sapere cosa il futuro gli riserverà. L’incertezza dell’uomo, la ricerca di se stessi, sono quasi una costante nelle opere degli esseri umani. So che suonerà vecchio, ma parlando del passato, abbiamo fatto fatica qui in Ticino a trovare un posto per noi. Proprio quando le cose stavano andando bene, è cambiato tutto, e noi ci siamo ritrovati ancora fuori posto. Questo non significa che dobbiamo cambiare anche noi, o cambiare direzione, la strada è in salita ma ormai abbiamo già segnato la destinazione sulla mappa.
Mentre per quanto riguarda il verso di Origami, bisogna fare una precisazione:

Sarà quel che sarà, ma so già che non sarò.

Non è un perplessità bensì una certezza. Siamo ben consci della via che vogliamo percorrere: non sappiamo chi o cosa diventeremo, ma siamo consapevoli di come non vorremo mai essere.

Cos’è esattamente che riuscite a vedere da questo oblò?

Il problema non è cosa riusciamo a vedere, ma cosa non riusciamo a vedere da questo oblò. Non nascondiamo che gran parte della musica odierna non rispecchi i nostri gusti e, per quanto le sonorità possano essere una bomba, sempre più spesso ci capita di ritrovare tematiche artificiali, plasticose e superficiali. Il nostro oblò ha una quadrupla lente fedele a discipline di cui oggi si stanno perdendo e dimenticando le radici.

La cover è sicuramente realizzata dalla mano di Mosé Schwarz a.k.a B612. Anche stavolta l’idea è nata dalla tracklist?

Mosé ha come sempre fatto un ottimo lavoro. Stavolta, per differenti ragioni, non siamo riusciti a fargli ascoltare il disco in anteprima e il disegno che ci ha donato era un art-work già esistente. Vi sveliamo un “segreto” a proposito della copertina: abbiamo duplicato l’art-work di Mosé e in seguito specchiato. Questo vuole essere un richiamo ad un Vol.2 (come ci chiederai nella prossima domanda). Volume 2 = Due teschi. Due teschi = Uno specchio, un riflesso. Un’introspezione. Le fessure degli occhi potrebbero essere un oblò, e ciò che cerchiamo di guardare, magari, siamo noi stessi.

Più che altro sembra il volume 2 di una raccolta. Va interpretato come un progetto a se stante o come il sequel di V&L?

Nonostante sia prodotto quasi interamente da Dok, il suono dei beat è molto simile a V&L. Le tematiche si discostano un po’ dal precedente album e sembrano più consolidate e bilanciate. Non possiamo negare il fatto che all’inizio avevamo pensato di utilizzare un titolo che si ricollegasse al precedente lavoro. Il disco va infatti interpretato come un ulteriore tessera del puzzle che stiamo man mano completando, e dunque, per certi versi, potremmo definire Il mondo da un oblò come il seguito di V&L.

Guarda il video di Senza precedenti su YouTube

Come mai il video che è stato fatto è proprio quello del brano Senza precedenti?

Caveman: Perché è uno dei più potenti, spicca. C’è un beat pazzesco di Dok. C’è una partenza di Saymo coi fiocchi! C’è DJ Royz, che ora abita in India da due anni, e siamo riusciti a intercettarlo quando è tornato due settimane in Ticino per farci fare gli scratches! C’è pure Any che rappa e ho detto tutto!

Quest’anno invece dove vi vedremo live?

Almeno fino a giugno i nostri impegni personali ci terranno occupati in differenti Cantoni svizzeri e il tempo da dedicare ai live sarà minore. In ogni caso qualcosa sta bollendo in pentola, ma ancora non possiamo confermare nulla. Se qualcuno volesse proporci qualche data anche oltre il suolo svizzero saremo ben contenti di portare la nostra musica oltre confine. Per Info & Booking basta contattare garage5records.

Chiara Cinti
Il mio primo incarico fu quello di costruire le navi che portarono gli Achei a Troia, ma con la crisi che c'è, ho preso a farne solo di carta e di dimensioni microscopiche. Assidua mangiatrice di lasagne e libri. Probabilmente sono l'anima gemella di Hannibal Lecter. Dite Mellon ed entrate.