23 febbraio 2020
Interviste

The Old Skull, tra Fantasmi, ruggine e rumore

>Gianluca Faliero Gianluca Faliero
12 Febbraio, 2020

Il progetto The Old Skull prodotto da TAK Production ha fatto molto parlare di sé. L’album Fantasmi, ruggine e rumore abbiamo già visto quanto sia innovativo e particolare di suo – leggi la nostra recensione.

La band composta da Luca Martino (batteria), Francesco Persia (chitarra), Emanuele Calvelli (basso), Alex Merola (chitarra) e DJ Snifta hanno puntato sulla definizione di un progetto dai colori decisi ciò si aggiungono le sonorità dei vari rapper come Danno del Colle der Fomento, Rancore, Lucci e Chef Ragoo, e con loro molti altri.

Essendo questo un progetto molto articolato, abbiamo deciso di far parlare direttamente coloro che hanno ideato ciò, facilitando la comprensione a tutti noi dell’intero disco.

La vostra musica rientra nei canoni del nu-metal: vengono subito in mente Limp Bizkit, Korn. Quali sono i vostri artisti di riferimento?

Luca: le 2 band che hai citato hanno per me un certo peso, sia nel cuore che a livello di formazione personale (come musicista intendo): David Silveria e John Otto (rispettivamente i batteristi di Korn e Limp Bizkit) sono stati dei veri pionieri del groove. Due band davvero incredibili, che hanno fatto la storia del genere e gettato le basi per qualcosa di nuovo. Se però da una parte adoro questo genere, la mia vera ispirazione parte da prima, dai ’90… Dalla nascita del crossover (e quindi RATM), diversificando con gruppi come i Pantera, Fear Factory, Beastie Boys, Cypress Hill, ecc…

Alex: Personalmente annovero oltre quelli da te appena citati anche: i primi Papa Roach, POD, Linkin Park passando poi per Slipknot, Guano Apes e System of a Down.





DJ Snifta: Da piccolo ero molto fan dei gruppi metal e rock classici come Metallica, Ozzy Osbourne e AC/DC ma allo stesso tempo ero molto legato anche alla musica hip-hop. In particolare ricordo la prima volta che sentii i primi album dei Public Enemy, Run=DMC e Beastie Boys… persi completamente la testa! Grazie ai Beastie Boys (ma soprattutto a Mix Master Mike) mi innamorai di quello che si poteva fare con mixer e i giradischi, soprattutto per quello che riguardava la manipolazione dei suoni… da lì mi sono appassionato all’arte del Turntablism. Tra le mie ispirazioni abbiamo: DJ Q Bert, DJ Premier e gli X-Ecutioners.

Pillo: sarebbero davvero troppi da annoverare, ma stringendo il campo al recente: Meshuggah e Gojira. Stop.

Qual è il genere a cui maggiormente vi ispirate, ammesso che ci sia?

Francesco: Ci ispiriamo sicuramente al crossover anni ’90, al grunge e al metal più caldo e groovoso, al quale abbiamo dato una veste più moderna e aggiungendo un tocco di alternative nello stile.

Luca: Assolutamente d’accordo con Francesco, vorrei aggiungere alcuni artisti americani come El-P, Run The Jewels e sopra tutti: Aesop Rock.

DJ Snifta: Essendo un DJ sono abituato a sentire veramente tantissima musica… anche semplicemente per scoprire brani da selezionare per i miei set. Indubbiamente i generi che prediligo sono ovviamente l’Hip Hop, poi Jazz, Funk e Punk Rock Classico.

Pillo: Meshuggah e Gojira.

Molti ritengono che il metal si rifaccia alla struttura della musica classica. Siete d’accordo?

Pillo: Sarebbe interessante girare questa domanda a Richard Benson, grande conoscitore di musica metal! Storicamente il metal non deriva dalla musica classica e di conseguenza non ne derivano neanche le strutture; tra i tanti stili che abbiamo nel metal ce ne sono alcuni con influenze di musica classica dove è possibile riconoscere delle caratteristiche peculiari di quel linguaggio musicale.

Possiamo dire, però, che Bach scriveva musica ma non sapeva ancora di essere un metallaro.

Entriamo nel vivo dell’album: com’è nata l’idea di questo progetto?

Luca: Gli Old Skull nascono a Roma nell’aprile del 2016.

Il progetto è nato da un semplice bisogno (prima personale, poi subito condiviso dagli altri) che andava soddisfatto, ovvero: ritrovare un senso.

Ritrovare un senso come musicisti, in un panorama musicale che senza neanche accorgersene ci era diventato totalmente sconosciuto… e ostile aggiungerei!

Il fatto è che, se da un lato c’era la trap, dall’altro l’indie stava muovendo passi sempre più grandi…

E come fai se la musica che NON ti piace è quella che effettivamente sta vivendo il suo momento “evolutivo” nel presente? Come puoi sopperire a questa dilagante mancanza di cazzimma? Dov’è la nostra gente?

Guardi indietro… volgi lo sguardo al passato: ai concerti sudati, al pogo, al collo che ti fa male per quanto hai scapocciato, all’incrocio di uno sguardo con uno sconosciuto aspettando insieme il breakdown del vostro pezzo preferito, al fischio delle orecchie usciti dalla sala prove, ai feedback delle chitarre, potrei andare avanti una vita intera…

Capisci insomma che il trend attuale non fa per te, manca totalmente di verità.

E poi niente, come nei migliore dei film, dalla rabbia e la frustrazione ti viene un’idea che all’inizio sembra una cazzata… la condividi con altri artisti (quelli giusti, quelli veri, quelli che stimi…) e con loro costruisci un fortino anti merda nel quale possono trovare riparo tutti quelli che non vogliono fare telefonate con le scarpe o sentire canzoni fatte di nomi, cose e città (e a volte medicine).

Le cose sono andate più o meno così.

In studio qual è stato il passaggio più complesso, considerando il dover arrangiare la parte strumentale a quella vocale di brani già editi?

Francesco: La complessità maggiore è stata sicuramente quella di dover cancellare dal proprio cervello la versione originale del brano, per fare in modo di creare una veste completamente nuova.

Dopo una prima fase un po’ più difficoltosa, devo dire che l’aver avuto gli stem a cappella si è rivelato un valore aggiunto nella scrittura delle varie parti in quanto spesso era proprio la voce a guidarci.

Sound metal, testi hip-hop: non avete paura di non essere capiti in un’epoca dominata dall’elettronica?

Luca: Io la vedo in maniera molto elementare: se un brano funziona, funziona. Può essere anche polka, liscio o afrobeat… ma se i suoni spaccano e l’attitudine è quella giusta, allora un brano trova tranquillamente il modo di farsi strada al di là del tempo in cui vive: un modo di stupire chi pensava che non avrebbe mai apprezzato un certo genere, una certa voce, certi strumenti… Poi si, il contesto e il periodo giocano sicuramente un ruolo fondamentale ed è normale che qualcuno storcerà il naso rispetto alle nostre chitarre distorte… Ma siamo convinti che altrettanti drizzeranno le antenne.

Alex: Questa epoca è troppo veloce per non accettare cambiamenti di sound. Proprio perché, soprattutto negli ultimi anni, abbiamo visto un uso/abuso dell’elettronica, forse è arrivato il momento di riscoprire la forza e il piacere di un sound in cui le corde e le parole dettano legge. Il nostro bisogno di portare il suono del passato, ma riadattato in qualche maniera ai nostri giorni è fruibile dai giovani e non solo. Questa cosa per noi è un piacere e un bisogno.

DJ Snifta: Secondo me, invece, questo progetto forse arriverà a più persone visto che non è il classico mixtape (per inciso: per me un mixtape non è un mixtape se non è mixato da un DJ in piano sequenza con le varie skills richieste… Però vabbè…) o EP di pochi brani che escono come tendenza oggi nel mondo del rap italiano. Credo (e spero) che riusciremo a portare una cosa fresca, ma allo stesso tempo “bella grezza”, che riesca ad abbattere i muri musicali tra metallari e hip – hoppettari.

Nel disco ci sono molte collaborazioni, come le avete scelte? Perché proprio Danno come personaggio continuativo?

Luca: Ricordo che inizialmente feci ascoltare il remix di Ma quali idoli di Paura a Simone.

La cosa gli piacque e da quel momento in poi, Simone ha fatto un po’ da collante in tutta la lavorazione del disco, spingendo per andare avanti e coinvolgere altre persone nel progetto.

Viene dagli anni 90 ma è molto attivo anche nel presente, lo testimoniano le sue numerose collaborazioni… Avendo quindi così tante connessioni è stato in qualche modo il “ponte” tra il nostro mondo fatto di chitarre pesanti e l’hip hop italiano di una certa pasta.

Strada facendo siamo diventati anche buoni amici ed è per questo che trovate Simone in molti pezzi del disco, semplicemente ci siamo trovati bene a scrivere musica insieme.

Nel futuro farete uscire un vostro album con brani inediti o continuerete questo progetto di sole collaborazioni?

Francesco: Il potenziale di questo progetto sta proprio nel creare una rete sempre più grande di artisti provenienti da scuole diverse. Il prossimo disco si concentrerà sicuramente sulla stesura di molti più brani inediti, sempre conditi da varie collaborazioni.

DJ Snifta: sono appena entrato in questo progetto, quindi aspetto solo il momento che si entri in studio per metterci al lavoro e “scervellarci“ come si fa in questi casi.