08 aprile 2020
Interviste

Hyst, tra le note di un pianoforte: Notturno in Mi, Vol.2

>Gianluca Faliero Gianluca Faliero
13 Marzo, 2020

La musica, intesa come espressione del mondo, è una lingua universale al massimo grado, e la sua universalità sta all’universalità dei concetti più o meno come i concetti stanno alle singole cose. (A.Schopenhauer)

Oggi torniamo a parlare di un artista che nelle ultime settimane ha saputo catturare l’attenzione del pubblico: parliamo di Tayo Yamanouchi, meglio noto come Hyst! Se i riflettori nella settimana appena trascorsa si sono rivolti al suo Coronavirus freestyle, noi ci siamo soffermati sul suo ultimo lavoro Notturno in Mi, Vol.2leggi la nostra recensione per approfondire.

Abbiamo deciso di rivolgere al diretto interessato delle domande che potranno aiutarci a capire qual è l’idea che sta portando avanti nel suo lavoro artistico: in questo modo il disco risulterà comprensibile, ancora di più, a tutti gli ascoltatori appassionati e, magari, anche ai neofiti di un genere che punta a mescolare il mondo classico e quello dell’hip hop.

Notturno fa riferimento a Chopin, Debussy e anche Beethoven. Come nasce il titolo di questo album?  L’accostamento al mondo classico è voluto? Se sì, per quale motivo?

Sì, ovviamente il riferimento al mondo classico è voluto. Come già accaduto con un Ep di tempo fa (Minuetto) mi diverte richiamare termini desueti, mi rende più complice di quelle persone che li capiscono. In più il significato è proprio lo stesso, ovvero comunicare il mood dell’opera, ossia un leitmotiv che condiziona tutte le composizioni di questo progetto.





Notturno in Mi, Vol.2 sembra essere il racconto di una storia personale. Pensi che questo lavoro abbia aiutato a raccontare una parte più intima di te ancora inespressa?

Sì certo, nei miei lavori precedenti i brani di carattere biografico ed introspettivo sono semplicemente stati sempre mischiati con i brani da battaglia e quelli a sfondo socio-politico, che sono le mie 3 anime, diciamo. Ora che ci penso sono le tre anime della canzone in senso assoluto. La differenza è semplicemente che vorrei iniziare a rendere più fruibili i miei prodotti, dando almeno un’atmosfera di massima. Il che significa che, a questo progetto, potrebbe seguirne uno in cui c’è tutta l’anima da battaglia.

Quanto ha contribuito la musica classica nella realizzazione dell’album?

Tanto, tutta quella che possiamo immaginare in termini di bagaglio personale, direi.

Notturno in Mi, Vol.2 è il sequel dell’omonimo album uscito a settembre. È la continuazione di quella storia? O costituisce qualcosa di separato, pur mantenendo le movenze?

Certamente. In breve, l’idea è di realizzare 3 Ep con lo stesso carattere per poi riunirli: forse in una limited edition di copie fisiche, laddove ce ne dovesse essere richiesta. Forse continuerò questa modalità, anche con gli altri mood.

Qual è stato il processo di realizzazione dell’album? Quale brano senti più tuo? Insomma, la canzone preferita dell’album che senti con maggior trasporto emotivo.

Ce n’è una preferita, ma è contenuta nel terzo Ep. Tra quelli usciti fino ad ora sicuramente L’uomo invisibile e Sissi ok. Questo perché procedendo con il lavoro ho messo più a fuoco alcuni obbiettivi, quindi i brani sono più efficienti mano mano che avanzo. Mi piace pensare che le composizioni siano ancora degli strumenti di ricerca, oltre che dei meri contenuti di consumo per il pubblico.

La Trap (e in genere la musica attuale) viene spesso tacciata di aver pochi contenuti. Cosa ne pensi?

La Trap, come ogni genere, è solo un insieme di caratteristiche. Bpm, tipi di suoni, modalità di composizione, autotune. Ciò che si sceglie di comunicare attraverso un determinato set di strumenti è una scelta del tutto personale. Ovviamente come ogni trend porta con sé un bagaglio antropologico con cui bisogna fare i conti, ma questo rende solo la cosa più divertente. È chiaro che per un artista come me è molto più stimolante realizzare brani con uno spessore e una complessità intrinseca, giocando in un campo in cui tutti immaginano che non si possa o debba fare nulla di complesso. È una doppia sfida, è una strada ancora non percorsa.

Una scelta stilistica apprezzabile è quella di non avere featuring nell’album: alcuni racconti devono essere prodotti della propria penna. Come mai questo cambio di direzione rispetto al Notturno in Mi, Vol.1?

In realtà è quasi casuale. La mia intenzione era coinvolgere quasi esclusivamente artiste donne perché mi interessava un contributo che avesse una natura spirituale diversa dal solito, soprattutto ad accompagnare questi brani che rivelano molto il mio lato più emotivo ed intimo. Nel caso di Notturno in Mi vol.2 semplicemente non ho avuto molto tempo.

Avvicinare la musica classica e l’hip hop è straordinario: avvicinare due generi diversissimi spinge l’ascoltatore a scoprire qualcosa di nuovo. Pensi di voler continuare su questo andare?

Direi di sì, ma non so quanto riuscirò ad andare a fondo a quest’analisi perché sto facendo molte cose insieme, tra Dojo Music, il gioco di carte, ora vorrei avviare un mio canale twitch, etc.. Per ora mi limito a realizzare brani in modo abbastanza istintivo ed estemporaneo. Spero in futuro di avere tempo di fare ricerche musicali più profonde.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Completare il ciclo dei Notturno, iniziare il ciclo dei SAMURHYST, aprire e rendere attivo il canale Twitch, portare avanti Dojo Music, finire il mio gioco di carte, entrare in politica. Per ora, però, mi concentro su preparare il pranzo.