08 aprile 2020
Interviste

Le corde giuste: dalla mente alla musica di Weet

>Luca Vitagliano Luca Vitagliano
18 Marzo, 2020

Dal 13 febbraio è disponibile su tutte le piattaforme di streaming Piovono Gatti e Cani, il nuovo progetto di Stefano Capece, in arte Weet. Il ragazzo classe ’91 è musicalmente cresciuto nell’ambiente street romano ed ha sviluppato nuove peculiarità in seguito al trasferimento in terra britannica avvenuto sei anni fa.

Il disco è composto da un ibrido di generi differenti, sia per quanto riguarda la scrittura che le melodie. Nei 12 brani presenti nell’album, Weet si racconta a tutto tondo dando ampio spazio ad una tematica sempre più attuale, i disturbi psichici.

L’artista cerca di abbattere quello che è per la nostra società un tabù, raccontando apertamente dei suoi problemi d’ansia e degli attacchi di panico. Incuriositi dal progetto e prima ancora dall’artista, abbiamo deciso di intervistarlo, per farci raccontare della sua musica completamente autoprodotta e dei temi trattati all’interno del disco.

Weet - Psicofarmaci

Il titolo ci dice già qualcosa su di te dato che Piovono Gatti e Cani è la traduzione letterale di un’espressione britannica.  Il trasferimento in Inghilterra ha segnato in qualche modo il tuo approccio alla musica?

Se mi avessi fatto questa domanda un paio di mesi fa ti avrei esaltato Londra, la sua musica, le sue strade, i pub, i suoi “oi!oi!oi!” ed i suoi “mate” ad ogni frase. Ti avrei detto di come vivere qui mi abbia in qualche modo favorito non essendo stato plagiato dallo schifo che passa quotidianamente in alcune radio italiane. Poi, senza entrare troppo in questioni più grandi di me, c’è stata la Brexit ed ora questa gestione da serial killer della pandemia… insomma, non mi sento di parlare bene di questo paese al momento.

Vivendo in Inghilterra da anni ed avendo ormai padronanza della lingua, hai mai pensato di iniziare a scrivere in inglese? Perché?

Nono! Scherzi?! Finirei per fare l’equivalente di “Io so rumeno perche so de Roma, se vedo una dona io strappo perizoma”. La lingua italiana è la piu bella del mondo!

Weet - Liberta'




La tua musica è un ibrido di generi ed approcci differenti. Quali sono le tue influenze musicali?

Pink Floyd, Guccini, Eric Clapton, Dalla, Bob Dylan, De Gregori. Ovviamente a 14 anni i Green Day passando per gli Iron Maiden. Non lo sinceramente quali siano le influenze che poi porto nella mia musica, ma di sicuro ho ascoltato di tutto. Pure troppo a dire la verità!

Arrivi dal panorama street romano. Cos’è cambiato rispetto a prima nel tuo modo di fare e vedere la musica? Cosa ti ha portato a questo cambiamento?

Io mi sono sempre sentito un pesce fuor d’acqua con il rap ed il panorama street. Mi sono sempre sentito fuori posto. Non approvo espressioni come “Bitch” e ”Snitch”, e non dirò mai cose come “Voglio fare i soldi”. Dico tutto il contrario nei miei testi. Fondamentalmente non sono quella persona.
Il cambiamento è stato dettato dal fatto che, suonando diversi strumenti musicali, ho scoperto che grossomodo sapevo fare anche degli arrangiamenti. Arrangiamenti che sono un ibrido tra indie e rap.

Weet - ATTACCHI DI PANICO

Si stima un numero molto importante di persone con disturbi psichici di varia natura, nonostante ciò l’argomento rimane un tabù nella nostra società. Come mai? Cosa può fare la musica per contrastare questo fenomeno?

Con la musica non si fanno le rivoluzioni, ma sicuramente qualche testa la si può cambiare. Nonostante tutto si continua a non parlarne. Quante persone vivono con attacchi di panico o soffrono di ipocondrie, depressione, ecc… ? Perché non c’è dialogo, ma vergogna?
Rimane un tabù perché è una società sessista che si fonda su un maschilismo becero dove l’uomo deve essere forte e non si può spezzare. Una società dove non possiamo avere paura, dove dobbiamo essere belli, perfetti. Siamo il riflesso di Instagram, foto col sorriso in posti stupendi. Condividere il bello e nascondere il male.

La musica ti aiuta in qualche modo a combattere questi disturbi?

No, non mi aiuta. Missare e registrare il disco è stata una delle cose più brutte della mia vita. A volte non riuscivo a respirare, altre continuavo a toccare il mixer solo per non arrendermi. È  stata dura ma alla fine ce l’ho fatta, ed è il motivo per cui vado così fiero di questo lavoro. Ho raccontato veramente tutto me stesso.

Cosa intendi con la frase “Non si muore d’ansia ma di psicofarmaci?” Sei contrario all’assunzione di quest’ultimi? E cosa pensi della piega presa da molti artisti del mondo rap di manifestare l’abuso di questi medicinali?

Hai mai preso psicofarmaci? Io sì. Pochissimo tempo perché prendere un Diazepam in fondo è bello. Lo prendi per via dell’attacco di panico e ti ritrovi praticamente fatto per una giornata. Peccato che poi non sei più capace di vivere le tue emozioni. Un attacco di panico in fin dei conti è un’esperienza traumatica ma anche positiva. Ti racconta, ti fa vivere parti di te che non sapevi esistessero. È traumatico, ma fa anche quello parte del gioco che è la vita.
Gli psicofarmaci? Uccidono tutte le emozioni. Anche se in realtà non sono contro gli psicofarmaci, sia chiaro, perché servono a guarire da disturbi psichici. Probabilmente senza non sarei mai uscito dal loop di ansie ed attacchi di panico. Sono contro l’abuso incontrollato e la sponsorizzazione di essi. La medicina dovrebbe veramente concentrarsi molto di più sulle malattie mentali e come controllarle.

Weet - SANTA PAZIENZA

Come nasce l’idea della cover e delle illustrazioni che accompagnano il disco?

Ogni giorno ci sono un milione di artisti italiani che fanno la stessa canzone, che mandano il loro comunicato stampa in fotocopia, che hanno lo stesso tipo di contenuti su Instagram. Alcuni hanno pure la stessa barba e capelli. È un modo come un altro per essere differente. Poi sono da sempre stato fan dei Gorillaz. Se non costasse l’ira di Dio, tutti i miei video sarebbero fumetti.

Ti sei occupato del disco in toto, dai testi agli arrangiamenti, passando per produzioni e missaggio. Come mai questa scelta? Cosa significa lavorare ad ogni aspetto del disco?

È stata una scelta prettamente economica, che mi ha però portato ad imparare molto. Ho ricavi dalla musica praticamente nulli, era solo un modo come un altro per abbattere i costi. Poi invece ho scoperto che lavorando ad ogni aspetto ti ritrovi a curare dettagli che di solito non curi. Ti ritrovi a comporre in maniera differente. Ti ritrovi a sperimentare e perdere ore su equalizzazioni e distorsioni. Alla fine pero crei un prodotto diverso dagli altri e per me il punto fondamentale è questo. Musicalmente parlando, non voglio essere come tutti gli altri. Mi piace essere me stesso nel bene o nel male.

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