18 giugno 2019
Highlights

Hip Hop Highlights: Don Diegoh

>Redazione Redazione
Gennaio 17, 2019

Highlights è la rubrica de lacasadelrap.com in cui l’artista racconta in prima persona i momenti fondamentali della propria carriera, ripercorrendoli cronologicamente e trasportando il lettore nel suo percorso artistico fino ad oggi.

Attraverso questa breve chiacchierata, guidata dalle domande chiave, l’artista ricalcherà i passi fatti durante il proprio percorso componendo un vero e proprio racconto, soffermandosi sugli aneddoti che ne hanno costruito il personaggio e la persona, sino ad arrivare ad analizzare la sua posizione attuale nel rap game italiano. Highlights vuole creare un momento di intima connessione tra autore e lettore, coinvolgendo quest’ultimo nelle pagine della storia dell’artista in maniera inedita e del tutto originale.

Il secondo ad aprire il libro dei ricordi è Don Diegoh. Il rapper calabrese, in collaborazione con Macro Marco, ha pubblicato il 14 dicembre scorso il suo ultimo progetto: Disordinata Armonia.

Parlaci del tuo primo approccio col rap e di come è avvenuto. 

Avevo compiuto da poco 13 anni ed era estate. Da qualche giorno i miei amici, invece di giocare a pallone nel piazzale sotto casa, passavano molto tempo seduti sulle panchine scambiandosi cassette e facendo nomi che mi suonavano strani: Biggie, Tupac, Public Enemy, De La Soul, Sangue Misto, OTR… ; chiesi informazioni e da lì a poco iniziai a fare anche io parte di quel “traffico illecito” di nastri. Dopo un mesetto scrissi la mia prima, orribile, strofa. Il brano che più di tutti mi ricorda quel periodo è “Ce n’è” degli OTR.

In che momento hai deciso che il rap sarebbe stato il tuo “lavoro”?





In un certo senso io ho deciso di fare il contrario. Di fare in modo che il Rap potesse restare per sempre la mia più grande passione: di intenderlo sempre come quella roba che fai per stare bene o per smettere di stare male. Quella roba che fai per raccontare ciò che (ti) accade nella vita di tutti i giorni, fatta inevitabilmente di tante cose: la famiglia, la routine, gli imprevisti, il lavoro che fai per campare, l’amore, i viaggi, le bollette da pagare e la casa da mettere a posto. Disordinata Armonia vuole essere anche un riassunto di questa scelta, o una dimostrazione di come la Musica possa raccontare quell’equilibrio precario che è la vita. Ciò non vuol dire che il Rap sia per me un hobby. Anzi. Non prenderlo come un business a performance mi ha sempre aiutato a farlo senza alcun filtro, senza paranoie, senza additivi, riportando in musica ciò che osservo e ciò che mi va di dire, dedicando a “questa roba” tutto il tempo di cui dispongo. Ci sono 2 canzoni che mi fanno riflettere su quanto sia difficile far coesistere la tua più grande passione con tutto il resto della tua esistenza. La prima è Vite a metà di Mistaman feat. Tormento. La seconda è Family & Business di Bassi Maestro feat. Fede e Tormento. Riascolto la strofa di Fede spesso anche oggi e nonostante sia di 20 anni fa la trovo attuale e significativa.

Se dovessi indicare un pezzo che ti ha “cambiato la vita” tra tutti quelli da te pubblicati quale sarebbe? E perché?

Non c’è un pezzo in particolare. Quando fai musica speri piuttosto che un tuo pezzo possa “cambiare la vita” a chi ti ascolta.

Se dovessi immaginare la tua carriera come la scalata di un monte, quale è stato il punto più alto da te raggiunto?

Ho avuto il piacere di suonare all’Hip Hop Kemp a Praga, a Londra e in Svizzera. Sono ricordi che conservo con piacere, ma non li considero successi. I veri successi semmai sono stati prendere infiniti treni per partecipare alle battle di freestyle, suonare senza alcun rimborso tra gli open act di qualche main artist, fare altri lavoretti per raccogliere i soldi necessari a comprare le attrezzature per registrare i primi demo. Se non avessi fatto tutto ciò (e molto altro) credendoci fortemente, non avrei ricevuto quel poco di amore che è arrivato negli anni dal Rap e dalla gente che lo ascolta.

Quale è il ricordo più stretto, legato al rap, che porti con te?

Ricordo 5 ragazzini in una stazione sperduta della Calabria sotto una pioggia infernale e un freddo che gelava le ossa, a ripararsi sotto una tettoia in attesa del primo treno disponibile per tornare a casa… che sarebbe partito dopo 7 ore! Non ho un brano, ma conservo gelosamente una foto di quella nottata con le nostre facce ancora felici e sorridenti dopo la Jam e nonostante tutto.

La carriera musicale, come anche la vita di tutti giorni, è rappresentabile metaforicamente come un grande palco sul quale dare il meglio di sé. Arriva il punto però in cui le luci del palcoscenico si spengono e tutto il teatro rimane al buio. Hai mai pensato a quel momento, musicalmente parlando?

In Disordinata armonia c’è un brano che si chiama “Sigarette morbide” feat. Killacat, in cui c’è una rima che fa “Con questa cosa della musica ho quasi finito / e sono pronto appena spengono le luci / Per mò fotografo il mondo che vedo come una GoPro e vorrei amare il funk almeno la metà di Lugi”.

A cura di Aniello De Stefano e Davide Buda.