22 aprile 2019
Just Another Mix

La Post-Millenial Selecta di DJ Aladyn in esclusiva su lacasadelrap.com

>Stefano Pistore a.k.a. Stephaz Stefano Pistore a.k.a. Stephaz
Marzo 21, 2018

Dopo più di due mesi di assenza torna JAM, indubbiamente la rubrica più figa del sito, con buona pace degli altri redattori. Sarò breve e conciso perché in questa puntata c’è molta musica da ascoltare, come sempre, ma anche molto da leggere. Il protagonista di questa nuova puntata è un certo Aldino Di Chiano, anche noto come Mr. Blocco Sequenziale, Mr. Men in Skratch, Mr. Scary Allan Crow o semplicemente DJ Aladyn.

Un paio di giorni fa Aldino ha presentato il singolo “Il futuro anni fa”, brano realizzato in collaborazione con Diego Mancino e pubblicato su etichetta INRI. L’uscita era stata annunciata da qualche tempo e abbiamo approfittato dell’occasione per chiedere ad Aladyn un mix per lacasadelrap.com e scambiare quattro chiacchiere sulla sua passione per la musica e sulla colonna sonora del fumetto “Scary Allan Crow”. Nient’altro da aggiungere, metti in play “Post-Millenial Selecta” e goditi l’intervista.

Intervista DJ Aladyn

Quale è stata la prima volta che hai capito di voler diventare un DJ?

Ho iniziato a frequentare il mondo delle discoteche molto presto. I miei genitori mi portavano con loro nei vari locali e avevo un amico di parenti che faceva il DJ. Già sapevo, quindi, cosa facesse un DJ ma non avevo la minima idea di cosa fosse uno scratch. Ho scoperto questa tecnica solo a fine anni ’80, quando su Mtv passavano i video musicali di artisti come Run DMC o Herbie Hancock e alle loro spalle c’era questa persona che usava i dischi come fossero degli strumenti veri e propri.

E dopo, cosa è successo?

Dopo ho iniziato a studiare, ho iniziato a passare ore chiuso in camera da solo, guardando e riguardando i VHS dei DJ più famosi e andando in discoteca ad ascoltare e studiare gli altri DJ. Volevo essere uno di loro. Sono una persona molto introversa, molto chiusa e il giradischi mi ha dato l’opportunità di comunicare nella maniera che più mi piaceva. Oggi alcuni DJ sono diventati delle superstar ma quando ho iniziato erano quelle figure nascoste dietro le quinte che facevano divertire la gente.

Ma quando ti fermavi a studiare i DJ questi ti davano retta?

In realtà non ho mai rotto il cazzo più di tanto (ride, ndr), mi limitavo a guardare. Solo una volta, durante una serata Rap mi sono avvicinato al DJ e gli ho chiesto il nome di un disco. Mi rispose malissimo dicendomi che fosse un segreto, da allora ho detto ok, non chiedo più nulla.





Sei stato subito attratto dalla musica Rap?

Il rap è arrivato dopo, soprattutto grazie allo scratch. All’inizio ascoltavo molta techno, ero una specie di gabber, seguivo un sacco di serate a Bergamo o al Number One di Brescia. Questo approccio trasversale alla musica mi ha permesso di intendere il giradischi come uno strumento in grado di suonare sopra ogni genere musicale. E questo approccio è stato subito evidente con i primi lavori dei Men In Skratch. Ci siamo sempre distinti rispetto a quello che girava in quegli anni, usavamo suoni diversi dai classici campionamenti jazz, suonavamo dischi techno e disco, cosa che a molti non piaceva (ride, ndr).

Qual è la cosa che ti piace di più quando suoni dal vivo?

Mi piace il contatto con le persone, la possibilità di incontrare tutta quella gente che di solito scrive sui social o ascolta la radio. Si crea una situazione magica.

E la cosa che ti piace di meno?

Non mi piace quando la gente sale in console e inizia a farti richieste assurde. Capita da sempre ed è una cosa che non sopporto. Ti racconto un episodio recente.

Qualche settimana fa ero in questo party privato e due ragazze si avvicinano e mi chiedono un singolo di Ambra. Ma secondo voi ho il singolo di Ambra? – ho chiesto alle ragazze – e loro “Lo abbiamo noi sul cellulare”. Volevano che collegassi il telefono al PC con il cavetto USB, la gente è completamente fuori di testa. Il bello è che stavo suonando tutt’altro genere ma loro volevano ascoltare le canzoni che ascoltano tutti i giorni. Questa è la roba che mi fa veramente incazzare (ride, ndr).

Qual è stato invece il più bel live che hai visto da spettatore?

Poco tempo fa sono stato al concerto di Ennio Morricone al Forum di Assago. Era la prima volta che lo vedevo suonare dal vivo ed è stato incredibile. Vedere questa persona di quasi 90 anni dirigere 150 elementi sul palco che suonavano i temi di tutti quei film storici è stato davvero emozionante.

Ti faccio ora una domanda ispirata al libro “Alta fedeltà” di Nick Hornby. Arriva il giorno del tuo funerale e hai la possibilità di scegliere la top 5 da suonare durante la cerimonia. Quali canzoni scegli?

Te ne dico sei:

  1. John Carpenter & Alan Howarth – Chariots of Pumpkins
  2. Slipknot – Wait and Bleed
  3. Kyle Dixon & Michael Stein – Stranger Things
  4. Vanilla – Summer
  5. Invisible Scratch Piklz – Ultimate
  6. Soundgarden – Black Hole Sun

Parliamo ora della colonna sonora di “Scary Allan Crow”. Come è nata la collaborazione con Lorenzo Palloni?

Lorenzo è un ascoltatore di Tropical Pizza da anni e già da tempo ci eravamo promessi che prima o poi avremmo fatto qualcosa insieme. Nel frattempo avevo avuto l’idea di questo alter ego, Scary Allan Crow, con cui suonare solo musica elettronica e con cui ho fatto uscire qualche lavoro a suo nome.

Poi una notte ho fatto un sogno, ho sognato di fare un fumetto insieme a Lorenzo proprio sulla figura di Scary Allan Crow. Il giorno dopo l’ho chiamato e abbiamo deciso di metterci a lavoro. Abbiamo concepito tutto nel giro di due anni e solo verso la chiusura ho pensato fosse il momento buono di uscire con un disco nuovo e quindi di realizzare una colonna sonora da accompagnare al fumetto.

Il disco è molto articolato, ci sono molte variazioni, passaggi di tempo: come hai lavorato alle tracce?

Sono andato a ruota libera. Quando produci un cantante hai sempre uno schema ben preciso in testa, sei influenzato anche inconsciamente dalle strutture più classiche delle canzoni e lavorando in radio ho ben presente la configurazione di un brano: come deve girare, quanto deve durare e via dicendo. Per questo disco, invece, non sono stato influenzato da nulla, mi sono proprio imposto di non avere paletti e il risultato finale si sente.

L’idea di inserire degli interludi all’interno del disco mi ha ricordato molto alcuni album rap anni ’90, dove gli interludi a volte sono più belli dei pezzi stessi. È quella la fonte?

Sì esatto, l’idea arriva proprio da quel periodo lì, quando venivano inseriti gli skit telefonici e cose di questo tipo. Mi divertiva molto l’idea di riproporre una roba simile a classici come “Daily Operation” dei Gang Starr, giusto per farti un nome.

Se il disco di per sé è sinistro il piano di Roberto Pace è davvero inquietante. Come è nata la collaborazione?

Roberto lo conosco da molti anni e abbiamo collaborato insieme su varie produzioni. Quando stavo creando il disco volevo fosse presente un vero e proprio tema principale, come avviene nei film o nelle serie TV. Ho contatto Roberto e dopo qualche giorno è arrivato con questo giro di piano che poi ho usato all’inizio e alla fine del disco. Il risultato è davvero inquietante, si spaventa anche lui quando riascolta quei brani.

Gira voce che nel disco siano presenti dei messaggi subliminali…

Confermo tutto (ride, ndr). In una traccia, ad esempio, c’è un campione vocale che proviene da una seduta medianica e nel pezzo si sente questo spirito che interviene durante la seduta tramite la radio. Non posso dire altro però, lascio a chi ascolta la pazienza di scoprire tutti i messaggi.