14 dicembre 2019
Ladies First

Ladies First puntata #5: FEMMINILL è il nuovo traguardo di Mc Nill

>Carlo Piantoni Carlo Piantoni
Maggio 26, 2016

Benvenuti a Ladies First per l’episodio 5.
La gradita ospite di questo nostro appuntamento è Giulia Galli alias Nill, mc classe 1990 nata ad Assisi, Umbria. All’interno del panorama rap femminile italiano è certamente tra le ragazze più note al pubblico underground e non. Già all’età di 12 anni inizia a scrivere i primi testi e scopre il freestyle, suo cavallo di battaglia. In modo parallelo inizia a coltivare anche la passione per la danza Hip Hop, frequentando alcune piccole crew della zona, fino al momento in cui sceglie di dedicarsi solo ed esclusivamente all’mc’ing.
È il 2011 quando entra a far parte della LoveDie Family e inizia, nel 2012, a lavorare al progetto “Run For Cover” insieme a Marti Stone. Nello stesso anno inizia la collaborazione con Apoc. Tra le numerose battle e jam in giro per l’Italia, nel 2013, partecipa al programma televisivo sul freestyle MTV Spit e diventa la prima donna a qualificarsi ad una finale del Tecniche Perfette. Nell’autunno 2014 partecipa alla Terza Edizione di MTV Spit, classificandosi terza, diventando così anche la prima donna ad aver raggiunto la finale del programma. Nel medesimo anno pubblica per B.M.Records l’EP “Presibbene”, lavoro di 5 tracce prodotte da vari artisti come: Apoc, Jasonrdr, Xxx-Fila e The Essence.

È dopo tutto questo percorso, qui riassunto, che arriviamo a “Femminill”, titolo del primo album ufficiale di Mc Nill, frutto di un durissimo lavoro che ha preso il via attraverso una campagna di crowdfunding conclusasi con successo a metà dicembre 2015 sulla piattaforma Musicraiser.com e che ha raggiunto l’obiettivo fissato a 5.000€, con 180 Raiser, attraverso i quali Nill ha avuto la possibilità di coprire tutte le spese legate alla realizzazione del disco, dalla registrazione al mix al master, dalla stampa delle copie fisiche alle grafiche, dai videoclip alla campagna di comunicazione e promozione.
Il disco poggia le basi sulla mia necessità di fare ciò che mi piace, senza aver paura del giudizio altrui, come poi nella vita di tutti i giorni dovremmo poter essere e fare ciò che vogliamo senza aver paura di essere giudicati.”. Questo il messaggio che ha voluto trasmettere Mc Nill durante la preparazione del disco.
Disponibile dal 30 maggio, “Femminill” è un disco manifesto, in cui due dei concetti chiave sono identità e rivendicazione. “Se non sono femminile allora sarò “Femminill”, perfetto, non c’è problema. Preferisco essere me stessa che uccidere una parte di me per far piacere agli altri”. Tredici tracce che gravitano attorno al coraggio di essere se stessi. Le rime di “Femminill” si evolvono su basi Hip Hop con varie sfumature pop, e introspezione, romanticismo e attualità vengono raccontate con il linguaggio senza filtri del rap, per ribadire tre punti fermi dell’espressione artistica della sua autrice: la sensibilità per i temi sociali, la lotta contro ogni forma di discriminazione e l’attivismo per i diritti LGBT.
Il primo assaggio del progetto era già arrivato al pubblico ad inizio campagna, proprio con il singolo “Prenditi tutto”, prodotto da Apoc.

Procediamo con ordine e per forza di cose, dalle domande d’apertura.

Prima di parlare del tuo lavoro ufficiale, partiamo un po’ dal tuo background personale. Chi è Nill e qual è la sua formazione artistica?
Prima di tutto un saluto e grazie per avermi proposto questa intervista. Sono diventata “Nill” intorno ai 12 anni: l’amore è scattato anni prima con una cassettina e poi sono arrivate le prime jam, la prima crew e i live. Ho trovato nell’hip hop un modo diretto per esprimere concetti, idee ma anche solo sensazioni e sentimenti. È stato sin da subito un “canale” attraverso il quale esporre pensieri e anche una sorta di “terapia”. Ora come ora, anche dopo anni, è una parte della mia vita a cui non posso e non voglio rinunciare. Naturalmente non ho più la testa da dodicenne: questa roba mi ha visto crescere, cambiare città, cambiare idee, creare cose nuove e credo che ancora mi vedrà continuare a mettermi in gioco e confrontarmi come ho sempre fatto. Il tutto mentre macino dischi, sia italiani sia stranieri, che è cosa buona e giusta.

La nascita di questa rubrica è legata al divario tra i due sessi nella pratica delle discipline dell’Hip Hop e qui la domanda fondamentale: le donne sono spesso considerate non all’altezza dai colleghi uomini, così come dagli appassionati del genere, come si riesce secondo te a fare la differenza e a far emergere la propria personalità?
La personalità emerge quando hai una personalità da far emergere. Se andiamo a vedere, a conti fatti, tra la miriade di uomini non è che tutti siano dei “champions” della situazione, anzi, direi che tra la moltitudine siano pochi a emergere per personalità, originalità e perché portano avanti un “discorso” forte. Il genere sessuale non pregiudica la qualità di ciò che fai in automatico, non lo rende di qualità o meno in automatico.
Vogliamo fare questo giochino? Ci vuole un attimo a capovolgere il discorso e a dire “Sì, ok, potrei dire benissimo la stessa cosa” ma in generale non trovo molto sensate questo tipo di esternazioni che nascono da uno stereotipo di fondo che, appunto perché figlie di uno stereotipo, lasciano il tempo che trovano.
I contenuti, la quantità, l’originalità, il discorso che c’è alla base di ciò che fai. Ecco cosa conta.

Quali sono le tue aspettative, tra passione e professione, ed in particolare quali obiettivi personali ti poni nel fare la tua musica?
Il mio obbiettivo è non smettere di avere obbiettivi, di mettermi sotto esame. La mia testa non è fatta per crogiolarsi sugli allori quando raggiunge un traguardo, si proietta direttamente a quello successivo e mi porta a pormi continuamente in discussione. Alzare ogni volta l’asticella, questo è importante.

Veniamo ora all’approfondimento dedicato al tuo disco, un lavoro importante per il tuo percorso.

Il disco è stato finanziato con una campagna di crowdfunding. I tuoi supporter hanno raggiunto quota 5.731€ sui 5.000€ che ti eri prefissata. Ti chiedo: perché la scelta di affidarti a Musicraiser? Quanto è stato complesso trasmettere il tuo messaggio e ricevere la fiducia del pubblico? Infine, come hai investito concretamente quei soldi per chiudere il disco?
Con il tempo ho capito il ruolo fondamentale del mettersi in gioco e MusicRaiser è decisamente un modo per farlo: sei solo tu con il tuo progetto e un obbiettivo da raggiungere, o riesci o fallisci, non c’è un’altra via d’uscita. Questo disco sono io ma in fondo tutti, ogni giorno, siamo “schiacciati” in questa lotta interiore tra l’essere come siamo veramente e l’essere come vorrebbero le persone (è una cosa normale data la società in cui viviamo), quindi diventa il disco di tutti e per questo MusicRaiser mi è sembrato anche un modo molto coerente con il mood del disco per portarlo alla luce. È stato un vero e proprio salto nel vuoto, non avevo dischi precedenti quindi le persone potevano benissimo dire “Perché dovrei credere in te?”. Quando delle persone fanno delle donazioni per permetterti di realizzare il tuo primo disco è grandioso, si parla di supporto reale e concreto. E alla fine è andata bene, sono molto grata a tutti i Raiser, di cuore. I soldi sono stati investiti per le grafiche, per mix e master, per le copie fisiche, i videoclip, per la comunicazione. Ogni centesimo è servito e serve a far uscire il disco e a far funzionare tutto il meccanismo che si muove intorno.

C’è curiosità anche nel chiederti a che punto sono le ricompense. Dal 30, data d’uscita del disco, partirà il tutto! Comprese le telefonate di ringraziamento, le cene, i mini showcase, etc. Hai già avuto modo di coinvolgere qualche raiser e se sì, in che modo? Ti va di svelare qualcosa?
Con alcuni Raiser abbiamo già fissato la data dell’aperitivo, con altri mi scrivo spesso perché mi chiedono informazioni su come procede e mi fa piacere parlarne, soprattutto con chi ha contribuito, con altri ci siamo scambiati i contatti e ci stiamo organizzando. La cosa di MusicRaiser che mi piace di più è questa: va oltre i “like”, ti dà la possibilità di creare un “legame” che ha qualcosa di più con chi ti segue e supporta.
Non ho voluto iniziare con alcuni prima di altri perché volevo iniziare con le ricompense per tutti allo stesso momento, giustamente. Posso dire che cucinerò delle cene da urlo e che, anche se cercherò di non darlo a vedere, agli aperitivi o durante le chiamate credo sarò sinceramente emozionata.

Nonostante la campagna, hai deciso di dare la possibilità di acquistare delle copie di “Femminill” anche a chi non aveva partecipato all’iniziativa. Perché questa decisione e in che modalità potranno avere il disco gli “ultimi arrivati”?
Oltre alla digitale, che è uguale per tutti, chi ha partecipato alla campagna ha acquistato la Limited Edition del disco: si tratta di copie numerate con un ringraziamento speciale dedicate solamente ai Raiser. Inoltre ho intenzione di non “troncare” il mio “rapporto” con i Raiser qui, anzi, ho un bel po’ di indirizzi e magari prima o poi ci scappa anche qualche sorpresa. Chi ha acquistato questo disco durante la campagna lo ha fatto per supportare ed è giusto che vada ringraziato nel modo migliore che posso permettermi. Naturalmente nella campagna era specificato che si trattava di una Limited Edition e quindi è naturale ci sia anche una copia disponibile a chi, per vari motivi, non ha partecipato alla campagna. Il disco, nell’edizione disponibile a tutti, sarà acquistabile in digitale e in copia fisica si potrà ordinare online oltre che acquistare ai live.

Virando ora sul disco, dal titolo “Femminill”, si evince chiara la risposta nei confronti di tutte le critiche ricevute nel tempo. Per essere “Femminill” in questa società così diffidente, spesso oltremodo cattiva,  nei confronti della diversità, bisogna avere l’atteggiamento di “Xena”? Da cos’è nata l’idea e come l’hai sviluppata in studio con Kiquè Velasquez?
Con Kiquè ci siamo trovati per lavorare su una produzione che mi aveva passato, piano piano in studio l’ha completamente e radicalmente trasformata facendola diventare quella che è l’attuale produzione di “Xena”. È un produttore con una creatività e una capacità immense, mi trovo molto bene con lui in studio, anche per questo motivo gli ho affidato il mix e il master dell’intero disco. Una volta finito il beat sono tornata a casa, mi sono subito messa a scrivere e il giorno dopo ero di nuovo in studio a registrare. È stato uno di quei beat di cui ti innamori istantaneamente, sul quale non puoi fare a meno di scrivere, in quel momento coincideva esattamente con ciò che dovevo “tirare fuori” per stare bene. Non c’è stata una vera e propria “idea”, è un pezzo nato in modo molto naturale. Il primo pensiero è andato a “Xena” perché è stato un mito della mia infanzia come di tante altre ragazze lesbiche, è un po’ come se non potesse non esserci nel mio primo disco. Lei, in un mondo di guerrieri, continua determinata e forte nonostante tutto. Io mi sento di avere la stessa “attitudine” ma senza Chakram, tranquilli.

Ci sono coraggio e consapevolezza nei brani “Le cose cambiano” e “Non andremo all’inferno”. Con sfumature differenti, ma sono due pezzi che troviamo complementari, tu come la vedi? Ultimamente i diritti LGBT sono stati al centro della politica, così come della religione. Ti andrebbe di ribadire qual è il tuo pensiero in merito, magari provando a dare alcuni ingredienti necessari per far si che le cose cambino.
Sì, hanno all’interno due discorsi complementari, come se uno fosse nato di conseguenza alla situazione che viene raccontata nell’altro. Il mio pensiero è che i diritti in quanto tali vadano garantiti, punto. Senza polemiche, senza il bisogno di dover sentire che cosa ne pensa il pensionato, la casalinga ecc. Stessa cosa la penso per il Papa, i cardinali, i vescovi: è uno Stato laico, i parlamentari non dovrebbero essere influenzati dalla Chiesa, tuttavia spesso quello dei parlamentari è solo un “gioco” per tenersi stretti i voti dei cattolici. Lo Stato deve garantire uguali diritti per tutti i suoi cittadini. Si sta parlando di diritti che non ledono l’esistenza altrui, non capisco tutta l’ignoranza e tutto l’odio, nel 2016. È stata fatta tantissima disinformazione, questo è possibile anche perché in Italia molto spesso non permettono un’educazione all’affettività e un’educazione sessuale appropriata nelle scuole e di conseguenza molte persone non posseggono le basi per poter comprendere, nella loro completezza, discorsi o dibattiti su questo tema. Basta pensare che ancora c’è chi confonde omosessualità e pedofilia o chi dà ascolto alle parole di Adinolfi oppure basta sentire le interviste a chi ha partecipato al Family Day per capire il livello. Naturalmente è lo Stato che “dovrebbe” accompagnare ed educare i propri cittadini, come tanti altri stati hanno fatto. Al momento abbiamo una legge sulle Unioni Civili che non tiene conto dei figli delle Famiglie Arcobaleno, una parte molto importante della comunità LGBT, e questa cosa è molto triste e grave. È un passettino, piccolo, al quale devono seguire ancora tanti passi. Credo che mi concederò di festeggiare quando raggiungeremo il Matrimonio Egualitario, quando ci saranno le adozioni e quando verrà approvata la Legge Contro l’Omofobia. Nel frattempo sarò dove sono sempre stata: in prima linea e pronta a metterci la faccia.

“Parole libere” è il brano con il featuring di Kiave. Entrambi, anche se in contesti differenti, avete svolto attività a supporto dei detenuti. Quali idee vi siete scambiati per dare vita al pezzo? E in buona sostanza, con chi e in cosa consiste il tuo lavoro presso il Carcere di Bologna?
L’idea della collaborazione con Mirko mi è venuta una sera, durante una battle a Roma: è un artista che ho sempre ascoltato e stimato, averlo nel disco per me è molto bello e importante. Il pezzo vuole raccontare come spesso, per andare dietro ai trend del momento, ci si dimentica di tutte quelle storie che avrebbero bisogno di essere raccontate. Tutto questo senza però scadere nel mero “puntare il dito” ma anzi, analizzando anche le contraddizioni della scena, per esempio il classico schema “finché non lo conosce nessuno è un grande sottovalutato, quando finisce in radio è un venduto”. In realtà l’unica cosa che conta è la tua testa, la tua attitudine e la consapevolezza che la musica è molto di più che qualche nota messa in fila. Credo con forza che il carcere debba rieducare più che dare una punizione fine a se stessa. È un’esperienza che mi sta dando tantissimo, è difficile descrivere in modo esatto la miriade di sentimenti che questo percorso mi sta portando a provare. Con l’attuale classe, nella sezione di massima sicurezza, tra storia dell’hip hop e dischi, ci stiamo concentrando sull’importanza della scrittura e su come questa possa essere un modo per comprendere ed esprimere se stessi in libertà. Ammetto che non sono mancati momenti in cui ho dovuto un attimo trattenere le emozioni, soprattutto nel sentire i testi scritti da questi ragazzi.
L’esperienza andrà avanti anche in altre sezioni, in carcere sono tutti molto entusiasti e questo mi fa molto piacere, l’obbiettivo è quello di riuscire a produrre un EP all’interno del carcere e siamo sulla buona strada.

Dal taglio dei temi affrontati nell’album, ma anche dalle nostre domande, potrebbe sembrare che l’album soffochi un po’ il carattere ricreativo associato alla musica. Ascoltando però il disco, non è assolutamente così! I pezzi si alternano davvero in modo fluido, merito dei produttori coinvolti e le tracce non risultano mai strutturate in modo pesante. Il tuo livello di rap poi, è cresciuto tantissimo. Per noi questo è il pregio del disco. Quanto hai lavorato sulla ricerca dell’equilibrio?
Mi fanno piacere queste parole, ci tengo infatti a ringraziare sempre tutti i produttori per il gran lavoro svolto, davvero tanto. Quando ne parlo dico sempre che questo disco è fatto di tanti pezzi diversi che messi insieme creano un meccanismo funzionante. Se li vedi separati ti sembra non c’entrino molto l’uno con l’altro, poi lì metti insieme e tutto torna. Credo che una persona dentro di sé abbia tanti elementi, anche molto differenti tra loro, che la rendono ciò che è nella vita di tutti i giorni e naturalmente questo vale anche per me. Ogni brano è una parte di me, un momento, un sentimento. Credo che l’equilibrio, data la natura molto personale del disco, stia nel fatto che mi sono data una sola regola nella vita e nella musica: fare ciò che mi fa stare bene, senza preoccuparmi del pensiero altrui, per poter essere completamente me stessa, senza filtri.

Ringraziamo Giulia per la sua disponibilità. Noi ovviamente vi invitiamo ad ascoltare “Femminil”, un disco coraggioso. Un progetto che contiene temi d’attualità sui quali è necessario prendere coscienza, soprattutto in una società un po’ avvizzita come quella italiana. “Femminil” è un’occasione da non perdere a nostro parere.
Prima di chiudere, ricordaci i tuoi contatti social, così da restare sempre aggiornati sulle tue novità.
A presto.
Grazie mille, potete trovare info e news su
Facebook: Mc Nill
Twitter: @McNillRap
Instagram @mc_nill

Vi lasciamo con la cover e la tracklist del disco, oltre che con i featuring: Kiave, Marti Stone, Molla e l’elenco dei produttori coinvolti: Kiquè Velasquez, The Essence, James Cella, PrezBeat, Jason Rdr, Apoc, KeezyFreeso e BigZilla.

Tracklist
01. Non farne un dramma (Prod Freeso)
02. Cosa c’è sotto (Prod James Cella)
03. Prenditi tutto (Prod Apoc)
04. Un Attimo per me feat. Molla (Prod. The Essence)
05. Xena (Prod. Kiquè Velasquez)
06. Parole libere festa. Kiave (Prod. The Essence)
07. Le cose cambiano (Prod. BigZilla)
08. Non ci prendono (Prod. Keezy)
09. Scattane un’altra (Prod. Prez)
10. Sexy shop feat. Marti Stone (Prod. Freeso)
11. Ciò che vali (Prod. Jason Rdr)
12. Non andremo all’inferno (Prod. Apoc)
13. Grazie (Prod. Prez)

Per questo appuntamento è tutto dalla rubrica Ladies First. Carlo Jammai e Cristiana LaFresh vi salutano, ricordandovi che potete proporre i vostri lavori alla rubrica scrivendo una mail a: info@lacasadelrap.com digitando nell’oggetto: Ladies First.
Stay tuned and see you soon!

 

Carlo Piantoni
Redattore
Superstite del forum, qui scrivo ancora con la passione di un utente. Con un focus sul panorama italiano, più che scrivere di rap lo ascolto e lascio spazio ai suoi protagonisti.