06 dicembre 2019
Ladies First

V’aniss si racconta senza pensare a possibili pregiudizi

>Carlo Piantoni Carlo Piantoni
Giugno 17, 2019

Siamo all’appuntamento di Giugno con la rubrica Ladies First.

L’arsura degli ultimi giorni è un richiamo verso le spiagge, ma non è estate senza musica. Proprio per questo motivo ci siamo qui noi. La proposta è un sound R’n’B fresco ed accattivante, capace anche di far riflettere. La voce è quella di Vanessa Gigliarelli, in arte V’aniss, artista romana che in questa occasione ha sviscerato quello che è il suo quarto progetto discografico: Racconto di me.
Anticipato dall’uscita del singolo Quelli che, l’album Racconto di me è disponibile dal 7 giungo 2019 in download digitale e in streaming per Glory Hole Records. All’interno del lavoro, che si sviluppa su 13 tracce, V’aniss non ha avuto paura di confrontarsi con il proprio passato per raccontarlo con coraggio senza pensare a possibili pregiudizi. Ad accompagnarla in questo viaggio le produzioni firmate da DJ Fastcut, Testo, Depha Beat, StevenOne, Double J, Hybrido, Stoma, KD One, Don Mad Donald e la stessa V’aniss che ha curato la title track Racconto di me.
Il progetto discografico è già disponibile per l’acquisto su www.bucodelrap.it

Questa è la nostra intervista.

Guarda il video di Quelli che su YouTube

Eccoci! L’ultima volta che ci siamo sentiti era in occasione di Trap’n’Blues – Tribute to the Divas. Da poco sei fuori con un nuovo progetto. Cosa è successo in questo arco di tempo e quali esigenze ti hanno portata alla realizzazione di Racconto di me?

Ciao ragazzi, grazie come sempre per lo spazio che mi dedicate, siete stupendi.
Beh, sicuramente in questi due anni sono invecchiata, più o meno qualche acciacco in più a livello fisico e nuovo look come accade ogni tot. tempo, sapete che non riesco  ad avere lo stesso stile per più di un anno…ahahha!
Scherzi a parte, Trap’n’Blues è stato un “diversivo” dove, oltre a tributare le mie Divas anni ’90, cercavo ovviamente spazio per guardare dentro di me e capire come e se continuare con la scena. Ho avuto molti ripensamenti, molti alti e bassi e cambiato idea sul progetto almeno una volta al giorno, ma poi è arrivata quella domenica in cui Fastcut era in studio e stava producendo ed io ero accanto a lui a parlare del mio futuro musicale.
Non nascondo che ero abbastanza nervosa e proprio non volevo saperne di intraprendere un disco in italiano. “Ho sempre detto no al sound che senti qui…” autocitandomi  da Quante volte. Questo perchè ovviamente ero cosciente del fatto che avrei dovuto parlare di me a cuore aperto e non volevo… ma alla fine mi sono fatta convincere e, ricordando suoni dei Sottotono, abbiamo abbozzato il beat proprio di Quante volte, il primo pezzo del disco.
Dopo di che è uscito fuori tutto da solo, più scrivevo in italiano e più mi rendevo conto di quanto in realtà quel sound R’n’B in inglese fosse lontano da me, non per lo stile, ma per i contenuti.

Un lavoro che, traccia dopo traccia, si scopre sempre più intimo. Quanto è stato complesso tradurre in musica queste tue esperienze/emozioni? Come ci sei riuscita?

È stato difficilissimo perchè ero abituata alla scrittura in inglese che comunque è più musicale e meno complessa… In italiano sapevo che mi avrebbero ascoltata tutti, quindi ad ogni parola era un soffermarsi di insicurezze, di lacrime, di cambiamenti… Molte vicende le ho raccontate proprio “nude e crude” cosi come le avevo vissute come nei brani Quelli che o Racconto di me, ma me ne sono fregata e sono andata avanti senza pensare a possibili pregiudizi futuri.





Tra l’altro, per la prima volta, proponi un intero album scritto e cantato in italiano. Quali sono state le difficoltà e quali invece i vantaggi, se ce ne sono stati?

Difficoltà tante, soprattutto di incastri e scrittura… Mi sembrava spesso tutto molto banale e poco musicale, mandavo provini ogni giorno a Wiser, Sgravo e Maddy e ho seguito moltissimo i loro consigli perchè non riuscivo a sentirmi cantare in italiano.
Poi pian piano ci ho preso l’abitudine e devo dire che non mi dispiaceva proprio come sound.
13 tracce sono volate, ho avuto solo problemi di tempistiche per registrare. L’ultima traccia che ho scritto è stata appunto Racconto di me, la title track nonché il brano più introspettivo, personale e reale di tutti.
I vantaggi del cantare in italiano sono quelli legati alla possibilità di arrivare a più persone. Sto riscontrando tantissima positività e ne sono veramente felice.

Riusciresti ad individuare, e motivare, il brano più complesso e all’opposto quello scritto in modo più istintivo all’interno del lavoro?

Racconto di me è il brano più complesso e allo stesso modo più istintivo del disco. Mi rendo conto sia una contraddizione, lo so ma è il più complesso perchè racconta in quasi 5 minuti i miei 33 anni di vita, o meglio, gli anni che hanno segnato quella che sono ora, quindi ho dovuto veramente scrivere con le lacrime agli occhi e col dolore nel rivivere delle cose, poi il beat è stato prodotto dalla sottoscritta, quindi altro compito arduo.
Sicuramente però è anche il pezzo più istintivo perchè non ho fatto altro che raccontare me stessa, quello che mi ha fatto crescere col sorriso e non.

All’ascolto, è possibile percepire chiaramente l’influenza del carattere musicale dei Sottotono. Quel collettivo e quei dischi cosa rappresentano per te?

Sono cresciuta con i Sottotono, avevo tutte le loro cassette e me le sparavo nel mio Walkman mentre andavo a scuola in autobus o il sabato sui mezzi per andare in giro con le amiche. Quel sound lo sentivo mio, mi apparteneva. Appena partiva il beat sentivo come dei brividi nel corpo che mi mettevano di buon umore. Per me sono stati i veri artisti R’n’B italiani.

Hai coinvolto diversi producer per creare il sound dell’album. Com’è stato il lavoro in studio? Creare un lavoro così solido non dev’essere stato semplice sul versante musicale.

Ho chiamato i producers con cui ho lavorato spesso e con i quali ho un feeling musicale maggiore.
DJ Fastcut, beh…ahahah! È mio marito, quindi già sapeva cosa doveva fare e poi è partito tutto da lui.
StevenOne oltre che un amico è particolare nei suoni, bel background musicale ricercato, questo è il secondo singolo che facciamo!
Testo è un bravissimo producer, musicista, cantante e gli ho affidato due pezzi dal sound nuovo, ma pur sempre sul mio stile 90’s.
Don Mad Donald ormai è colui che per eccellenza è sempre presente nei miei progetti, mi trovo benissimo, mi capisce al volo e riesco davvero a tirar fuori sempre dei bei pezzi.
Hybrido…hehehe! Davidino è un artista, oltre che beatmaker, dal sound molto singolare, particolare e personale è anche un bravissimo rapper, lo abbiamo anche ascoltato in Dead Poets Vol.2.
Double J mi fa sempre dei  pezzi funkettoni assurdi!
Stoma, secondo me, nulla togliere agli altri, ha tirato fuori il singolo, anche se ancora non ho fatto il video e forse nemmeno lo faremo, chissà!, ma davvero Possibilità e uno di quei pezzi che lo ascolti una volta e ti rimane in testa per ore.
Depha e KD One invece sono stati gli unici due produttori con i quali ho collaborato per la prima volta e sono rimasta mooolto soddisfatta.
Non è mai facile creare un unico lavoro quando ci sono cosi tanti gusti e tante menti. L’importante però è trovare il giusto equilibrio ed energia.

Curiosità finale. Nella precedente intervista ci dicesti che nessun artista era ancora riuscito a far emergere l’R’n’B in Italia. Ad oggi intravedi una luce?

Cerco di essere positiva, ci spero anche se la vedo sempre molto difficile, ma mai dire mai.

Qualche artista, un possibile mercato?

Ovviamente… V’aniss la conoscete? …ahahah!!!
Intravedo anche nei talent uno spiraglio verso il nostro genere musicale, oltre che il rap, perciò sono fiduciosa, sperando che non sputtanino anche questa scena più di quanto abbiano già fatto…
Ops! potevo dire “sputtanino”? 😉

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Carlo Piantoni
Redattore
Superstite del forum, qui scrivo ancora con la passione di un utente. Con un focus sul panorama italiano, più che scrivere di rap lo ascolto e lascio spazio ai suoi protagonisti.