17 novembre 2019
Ladies First

La musica è vera passione e lavoro per Donix

>Carlo Piantoni Carlo Piantoni
Ottobre 23, 2019

… e siamo ancora qua.
Senza troppi fronzoli riecco la rubrica Ladies First. Con la protagonista di oggi è da diverse settimane che stiamo pianificando questa pubblicazione, che arriva puntuale con l’uscita del suo nuovo singolo.

Ricci neri, estro e grazia metropolitana. Qui con noi c’è Donix, nome d’arte della classe ’89 Donatella Scarpato, cantautrice Soul e rapper della periferia est di Napoli. Donix sin da bambina mostra interesse per la musica, infatti alle scuole medie inferiori viene ammessa ad una sezione ad indirizzo musicale. Conclusa l’esperienza scolastica continua a partecipare a Jam Session e a scrivere testi, influenzata da diversi generi musicali tra cui il rap e la passione per l’Hip Hop che nel 2011 la porta a far parte del gruppo La Pankina Krew, sperimentando un nuovo Sound che unisce il rap hardcore con sonorità Soul-Blues.
Seguono tante esperienze musicali, tra date dal vivo e progetti. Con La Pankina Krew pubblica gli album One Love, nel 2014 per l’etichetta Full Heads, e 4 Life, nel 2017 per Suoni del Sud. Dal 2018 Donix prende parte, come seconda voce, al tour 99 Minuti Live di Luca ò Zulù Persico Frontman dei 99 Posse con oltre 60 date in tutta Italia e alcune in altre città europee.
Con il 2019 Donix, insieme al producer Oluwong, inizia a lavorare ad un progetto solista di musica elettronica che miscela Urbansound/Soul e cantautorato italiano. Primi episodi di questo lavoro i singoli 2.13 e Flamenco. Dal 23 ottobre 2019 è disponibile anche il terzo estratto: In cerca di.

Già disponibile in streaming e su tutti gli store digitali per Ammontone/Suoni del Sud, In cerca di è il naturale viatico all’album. Il singolo, prodotto da Oluwong, è un viaggio introspettivo in grado di esprime la fisicità romantica del Dance Floor e la verve di chi scopre e asseconda le proprie emozioni all’interno di un’atmosfera che fa convivere un’onda Black e tentazioni Club Culture. Ad impreziosire il brano il video curato da Michele Pesce per We Like the Fish.

Benvenuta Donix! Sicuramente il tuo non è un nome nuovo per chi conosce la scena Hip Hop campana. Approfittiamo comunque per chiederti una presentazione e sapere cosa ha fatto scattare la tua passione per la Black Music.

Grazie e ciao a tutti! L’amore per la musica in generale e il canto nasce da bambina, ho iniziato a cantare molto presto, alle medie ho frequentato una scuola ad indirizzo musicale dove ho studiato flauto traverso. Nello stesso periodo c’è stato il primo incontro diretto con la cultura Hip Hop. Dico “diretto” poiché già ne subivo il fascino dai graffiti che vedevo per strada e dai dischi che ascoltava mio cugino più grande. C’era un punto di ritrovo “dietro al comune” dove alcuni ragazzi facevano freestyle, ballavano, facevano bozzetti e lì c’è stato anche il primo incontro con quelli che sarebbero stati poi i miei soci de La Pankina Krew.
Un momento in particolare mi ha fatto dire “ecco voglio fare questo nella mia vita”, ed è stato quando ho ascoltato Love of my Life di Erykah Badu ft. Common.
Da lì è iniziata la ricerca verso tutto ciò che riguardava l’Hip Hop e la Black Music.

Questa rubrica è nata con la volontà di far conoscere meglio la personalità delle donne all’interno del panorama rap/urban italiano, provando a capire cosa si cela dietro al divario tra i due sessi in questo ambito. Oggi queste distanze sembrano assottigliarsi. Dalla tua esperienza, come vedi la situazione?

Per quanto riguarda la mia esperienza ho sempre dovuto lottare per farmi valere e lo faccio tutt’ora. Ricordo ancora frasi del tipo “ah, davvero l’hai scritta tu?”, come se fosse una cosa strana, come se una donna avesse bisogno di qualcuno che scriva per lei. Ci sono voluti 2 dischi e tanto lavoro per non sentire più frasi del genere.
Questo accadeva in parte per il maschilismo che in generale fa parte della cultura italiana e in parte per la poca presenza di esponenti donne nell’ambiente, ma questa poca presenza è conseguente al fatto che bisogna essere toste e avere una forte motivazione per lottare contro i pregiudizi e l’ego da “prima donna” dei rapper maschi.
Oggi guardando il panorama Mainstream sembra che questo divario si sia assottigliato. Sembra, dico io, poiché per farsi accettare o si comportano da Bitch oppure parlano come se fossero degli uomini. Credo che il divario vero scomparirà quando le donne porteranno loro stesse nella musica piuttosto che assecondare ciò che la società ci impone.

Quali sono le tue ambizioni, oltre alla passione, che alimentano la tua voglia di fare musica?

È la passione che muove tutto, fare musica per me è un’esigenza, una sorta di dipendenza.
Niente mi fa sentire più viva di stare su un palco o in studio a produrre, ed è per questo che ho lavorato tanto per far sì che questa passione sia diventata anche il mio lavoro.

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Il contesto in cui si vive definisce il proprio carattere. Come la periferia e la città di Napoli hanno influito sulla tua musica in questi anni?

Sicuramente crescere a Napoli ed in particolare in periferia ti dà una marcia in più. Sin da piccolo devi imparare a cavartela in qualsiasi situazione e a capire nell’immediato chi hai di fronte.
Per quanto riguarda la musica, la città e la periferia sono state fonte di ispirazione per alcuni temi da trattare nei testi, con il mio gruppo La Pankina Krew abbiamo dedicato addirittura un brano proprio alla nostra periferia che si intitola Est Funk, presente nel nostro secondo disco 4 Life.
La storia musicale partenopea di certo ha influenzato il mio modo di fare musica, sia per la scrittura attraverso il linguaggio, sia per la ricerca melodica.

A livello di scrittura, come avviene il processo creativo per te? Lavori in studio, prediligi raccontare una storia…?

Ogni brano è a se. Alcuni raccontano di me, delle emozioni della mia vita e di storie che ho vissuto direttamente. Altri invece parlano di ciò che accade alle persone che mi stanno intorno o sono riflessioni sulla società e sull’attualità. Spesso scrivo la prima bozza del testo e della melodia vocale in solitudine, poi è in studio che si lavora e si costruisce il brano definitivo.

Con l’inizio del 2019, insieme al producer Oluwong, stai lavorando ad un nuovo progetto musicale che vuole unire l’urban Soul ad un suono elettronico. Da quali esigenza ha iniziato a prendere forma il percorso?

L’esigenza è quella di mettere insieme i miei ascolti (tanti e variegati) e le mie diverse esperienze musicali, in modo da non restare ingabbiata in un genere preciso, ma di sperimentare nuove sonorità che mi rappresentino sempre al 100%.
Ho trovato in Oluwong la stessa esigenza, ed è così che abbiamo deciso di concretizzare queste idee.

Nel mese di maggio è uscito il primo brano: 2.13. In sintesi, cosa rappresenta per te?

Questo brano è il primo passo verso il mio percorso solista, un flusso di coscienza, una riflessione sulla vita, sullo scorrere del tempo e della sua relatività.
Non a caso il titolo 2.13 è la durata del brano.
Ho riflettuto sul concetto di “Mors tua vita mea”, che in qualche modo guida il rapporto tra le persone e la mancanza di empatia di questo tempo.

A luglio è arrivato Flamenco, un brano che mescola stili e suoni, mantenendo un carattere Soul. Quali elementi caratterizzano la traccia?

Io ascolto tantissima musica e di generi diversi. Credo che questo si rifletta sulla mia composizione musicale.
Il testo di questa traccia è una confessione, parla di me e dei miei limiti, dei miei sbagli, delle difficoltà che ho affrontato e delle diverse vite che ho vissuto.
Ho trovato delle similitudini tra la musica popolare andalusa con quella partenopea, sia per quanto riguarda le melodie, sia per quanto riguarda la funzione e cioè appunto quella di “confessione/sfogo”. Questa funzione credo riguardi anche la musica Soul o Black in generale, come tutto quello che nasce per strada.
Da questi elementi la scelta di mescolare questi diversi stili e suoni.

E adesso ecco il terzo tassello! Presentaci il nuovo singolo In cerca di.

Per quanto riguarda la costruzione di In cerca di, in questo caso, ho scritto prima il testo e la linea vocale sulla quale, in studio, abbiamo costruito una prima bozza di Beat e infine aggiunto lo special. Partendo da questa struttura abbiamo poi cambiato alcuni suoni e fatto l’arrangiamento, proprio per arrivare al pezzo finale.
L’elemento principale sul quale ci siamo focalizzati è stato il lavoro sinergico tra me e Oluwong. Come in tutti i brani che realizziamo, che nasca prima il testo o il Beat, c’è poi un grande lavoro di studio.
Il singolo è valorizzato dal relativo videoclip. Il regista è Michele Pesce di We Like the Fish, già regista dei due video precedenti. Per la sua realizzazione Michele ha preferito sfruttare location a me molto familiari, dandomi un’estetica naturale. La parte finale della clip esplode, rispetto a quella iniziale e centrale, giustificando la riuscita positiva di questa mia ricerca attraverso un viaggio introspettivo verso nuove emozioni e impulsi che appartengono alla mia quotidianità .

Guarda il video su YouTube

Siamo in chiusura. Come si sta sviluppando l’idea del progetto discografico?

Posso solo anticipare che i 3 singoli fin qui pubblicati sono l’anticipazione di quello che sarà il prossimo disco, un lavoro pieno di contaminazioni e per questo lo definirei un po’ “schizofrenico”.
Restate connessi e non perdetevi i primi brani.

Carlo Piantoni
Redattore
Superstite del forum, qui scrivo ancora con la passione di un utente. Con un focus sul panorama italiano, più che scrivere di rap lo ascolto e lascio spazio ai suoi protagonisti.