17 agosto 2019
Let's rap about it

Let’s rap about it presenta: Dipiesse

>Davide Buda Davide Buda
Dicembre 12, 2018

Lacasadelrap.com ritorna in Sardegna con Let’s rap about it, per cercare di comprendere meglio il rapporto tra la musica rap e il sardo, i problemi dell’essere “distanti” dal panorama nazionale e la forza che spinge gli artisti a fare il doppio dei sacrifici per accaparrarsi uno spazio in un movimento tanto lontano fisicamente da sembrare, delle volte, estraneo.

Let’s rap about it presenta questo mese Dipiesse, artista sardo che – per forza di cose – si è trovato ad abbandonare la Sardegna per entrare in contatto con una realtà musicale completamente diversa, quale quella milanese.

Il nostro artista da pochissimi giorni ha pubblicato il suo Ep 090200, scaricabile in free download al seguente link. L’Ep è stato registrato al Caveaux studio sotto la supervisione di Jangy Leeon e Jack the Smoker. Vi è un solo featuring con Soze.

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Sei partito per Milano alla ricerca di uno sbocco che la Sardegna non poteva offrirti. Hai avuto, per via di questa esigenza, la possibilità di rapportarti a un ambiente musicale diverso da quello sardo. Facendo un paragone, quanto è difficile vendersi in Sardegna?

Penso che il fulcro attuale del rap italiano abbia grandi radici qua a Milano; basti pensare a tanti grandi nomi della scena rap. Sicuramente, qui le possibilità per uno “sbocco musicale”, se così si possa definire, sono relativamente più alte, in primis per le numerose case, label, etichette e quant’altro ma, soprattutto, perché tre quarti della popolazione ha abbattuto lo stereotipo del rap ed ascolta musica rap, ovunque ti giri c’è sempre in sottofondo qualche pezzo, passa ovunque, non solo nei locali.
Senza andare tanto lontano, quanti di quest’ultimi ci sono in Sardegna che danno la disponibilità di esibirsi? Veramente pochissimi, e tanto dobbiamo ai pionieri dell’Hip-Hop sardo se in Sardegna qualche locale ci fa esibire. Non è questione di gavetta o no, ma a Milano sentire un emergente in un locale non è così tanto difficile.





Com’è, partendo da un paesino del Medio Campidano, rapportarsi, musicalmente parlando, con una città come Milano?

Su questo avrei veramente tantissimo di cui parlare, è veramente difficile per via delle diversità enormi che ci sono, anche se mi accorgo del fatto che stando a Milano continuo a scrivere più sulla mia provincia che su quella dove vivo attualmente.
Da una parte nutro un forte senso di rancore verso le scarse possibilità e aspettative che la mia terra può dare, dall’altra vivo una sorta di esaltazione della vita genuina e dei rapporti sociali imprescindibili, che solo in essa puoi trovare. Una sorta di sindrome di Stoccolma, la stessa che, a parer mio, provava il grande Fabrizio de André rapito nella mia terra ma innamorato allo stesso tempo.

Cosa ti influenza maggiormente? Ti senti più legato al rap isolano o a quello nazionale/mondiale?

Attualmente, forse per la musicalità, più al rap mondiale.
Ascolto veramente tantissima musica francese e tedesca, pezzi da novanta del calibro di Raf Camora, Hornet la Frappe, Gzuz e tanti altri.
Penso che a livello puramente sonoro siano 100 anni avanti; tralasciando questo, penso che in Sardegna ci siano tanti talenti che anche tutt’ora possono essere veramente d’ispirazione.

Che rapporto hai con la scrittura in sardo? Hai mai fatto o mai faresti un pezzo in sardo?

Mai dire mai, anche se la vedo veramente difficile; è un’arte per pochi che veramente pochi sanno fare bene! Comunque sia, si tratta sicuramente di un panorama molto lontano per me e la mia visione musicale.

Paragonando l’ambiente musicale sardo a quello nazionale, cosa pensi serva a quello nostrano?

Come dicevo prima, manca il mercato: la richiesta è minima, non c’è mercato. In Sardegna abbiamo tanti rapper che spaccano, ma non ci sono i mezzi per dare spazio a certi talenti.

È uscito in settimana il tuo nuovo EP 09020, prodotto in un importante studio milanese. Ci puoi raccontare qualche retroscena di quest’album?

Ho messo veramente l’anima in questo progetto, ma a dire la verità è stato scritto e registrato veramente in brevissimo tempo.
Dopo il mio ultimo album Trillmalaya avevo deciso di prendermi dei mesi di tempo per sperimentare nuove sonorità, come quest’ultime di 09020.
Tralasciando questo, continuavo ad andare in studio, avrò registrato da giugno a settembre circa 15 pezzi, ma sempre tutti nella stessa ottica del lavoro precedente.
Mi ripresentai a novembre e dopo aver registrato Sirene blu, Jangy era veramente preso benissimo.
Ho scritto 4 pezzi nel giro di due settimane, registrati e masterizzati in altre due, contando che gli impegni lavorativi mi occupano sei giorni su sette era veramente impossibile presentare l’Ep il 10 dicembre, il giorno del mio compleanno, come avevo promesso.
Nel giro di un mese ho chiuso l’Ep e ho aspettato la copertina da Londra.
Questo progetto segna per me l’inizio di un nuovo percorso, una nuova strada bianca da seguire.

Chi vorresti leggere nella prossima puntata di Let’s rap about it?

I Balentia.