17 agosto 2019
Recensioni

“Drake – IYRTITL”

>Sandro Torres Sandro Torres
Marzo 09, 2015
Drake è uno degli artisti più in vista negli ultimi 10 anni e il suo successo non accenna a fermarsi. Di recente ha fatto uscire “If You’re Reading This It’s Too Late”, sbriciolando un record che detenevano i Beatles: è l’artista che vanta più brani estratti dallo stesso disco nella classifica di Billboard Hot 100. Inoltre, come si sa, il mercato musicale è in crisi, e non è più come 5-6 anni, quando le 500 mila copie la prima settimana erano un ottimo traguardo raggiungibile da molti. Oggi rappresenta qualcosa di inverosimile, ma lui ci è riuscito, vendendo 550 mila copie la prima settimana. E’ un artista che ha scosso tutto l’ambiente, sia per vicende personali (la fama di rubare le ragazze, di aver fatto a cazzotti con Puff Diddy), sia per la sua musica.

Questo disco è un insieme tra l’ultimo e il vecchio Drake, infatti il flow che usa in “6PM New York” ricorda la sue prime cose in “Thank Me Later”. Questo suo modo di rappare che non si fonde completamente con la base musicale, perché sembra un flusso di coscienza, lancia delle belle frecciate di risposta (finalmente) a Tyga, spiega la scazzottata con Diddy, e ribadisce il suo stato di intoccabile. Questo suo status è consacrato in “Legend”, un banger in pieno stile Drake, che poteva benissimo trovare posto nel suo precedente disco “Nothing Was The Same”: bassi lenti ma profondi, canticchia il suo stato di leggenda. All’interno troviamo una cascata di altri banger sullo stesso stile, indispensabili per la macchina, perché si trasformano in vera e propria benzina alternativa, a partire da “Energy”, “10 Bands”, “Know Yourself”, “No Tellin”, “Star 67”. A dirigere il tappeto musicale di queste canzoni è il fedele Boi-1da, che gioca con la batteria, i synth e gli effetti, ma il contrasto tra l’atmosfera cupa quasi asfittica delle basi musicali e l’uso della voce di Drake tra il cantato e il rappato, trasforma queste canzoni in vere hit. Ma tra tutte, quella che preferisco è “Preach” con PARTYNEXTDOOR: la voce con l’autotune si inserisce bene con i bassi del beat, creando una sensazione quasi ovattata, perfetta quando la serata comincia a scaldarsi. Oltre il featuring della nuova promessa PARTYNEXTDOOR c’è il suo fedele amico Lil Wayne in “Used To”, canzone che si inserisce bene in questo disco, nulla di eclatante. “Company” vanta la collaborazione di Travis Scott, ma la traccia è una delle più insipide del disco. Degno di nota è il flow di Drizzy in “6 Man”, un altro banger, ma nella seconda strofa il suo flow ha una cadenza tale che sembra di andare su una montagna russa. Interessante anche l‘outro che riprende il ritornello di Erykah Badu di “You Got Me” dei The Roots. La canzone che ci si aspettava da Drake, in cui i sentimenti prendono il sopravvento, arriva con la canzone dedicata alla mamma: “You & The 6”. Ma è un brano come “Jungle” che ha portato Drake ad essere uno degli artisti più seguiti degli ultimi anni. La traccia ricorda molto le sonorità di “Thank Me Later“. Un R&B che non trova la sua forza nella potenza della voce ma, dai limiti di questa, che però crea un’atmosfera particolare ed unica con il beat, in questo caso lento e scandito in maniera prepotente da un rullante: questo connubio è il marchio di Drake.

Questo disco/mixtape è fatto solo con lo scopo di vendere: è un compitino di stile di Drake che, secondo me, ha fatto senza impegnarsi più di tanto. All’interno molti banger, alcune canzoni in pieno stile Drizzy. Il tutto suona già sentito: attendiamo il suo vero album per vedere se questo ragazzo può spingersi oltre.

Voto: 6.5/10

Sandro Torres
Caporedattore
Rapper, cantante, speaker radiofonico, sneakerhead e streetwear addicted, detentore della verità assoluta. Il tuo idolo vorrebbe essere me.