17 agosto 2019
Recensioni

Francesco Paura: “Darkswing”

>Raffaele Lauretti Raffaele Lauretti
Maggio 17, 2015
La prima volta che visitai Napoli rimasi affascinato da questa città capace, in altri tempi, d’esser ben più europea di Milano e di sfidare, in termini di riferimenti culturali e popolazione una città come Parigi.
Tra i vicoli, uno dei più famosi mi stregò maggiormente. In via San Gregorio Armeno, gironzolando tra le botteghe dei vari artigiani, rimasi stupito dalla precisione con la quale questi giungessero ad un risultato privo di sbavature, minuzioso nei particolari eppure ancora così ricco di creatività. Un lavoro, a volte carico di disillusione e consapevolezza, capace di lanciarsi in una satira feroce e puntuale.
Tutta questo per dirvi come il disco di Paura sia enormemente fedele alla città che rappresenta, a conti fatti, da sempre.
 

Il disco si apre con “Alice in Chains“: un pezzo dalle tonalità cupe che lascia ben intendere quelle che saranno le sonorità del disco intero: batterie pesanti e una cupezza indefinita fanno da sfondo alla metrica fitta del buon Curci.
Si continua con “un mondo difficile pt 2” insieme alla magica coppia Danno – Dj Craim: i due Mcs ci offrono uno spaccato critico di questa Italia e del popolino, il buon Disc Jokey  fiorentino ci mette il suo.
Tra le altre collaborazioni troviamo il buon Dj 2P -ne “il ritorno del guaglione“: singolo che ha annunciato il disco- e si continua con un disco che suona come una lunga apnea, in cui i momenti per prendere fiato sono davvero pochi. L’ex 13Bastardi ha tanto, tantissimo da dire e si concede di rallentare soltanto in tracce come “Sogno loro” (da annoverare come uno degli episodi più riusciti del disco), “Nuoto nel flow” con un Clementino pazzesco e “Double Dragon” con E-Green.

Don Curci, il Bud Spencer del rap italiano, appartiene a un’epoca -forse ingenua, ma sicuramente genuina- del rap italiano e ciò a cui ci troviamo davanti in Darkswing è una scrittura matura, di chi ha preso coscienza di sé (magistrale, in questo, “il Motivo“: autentica summa che chiude il disco) ed è capace, pur guardando al passato, di andare avanti sfidando sé stesso: Overdrive, pezzo centrale dell’album che contiene un richiamo fondamentale al disco precedente si conclude proprio con “Ho una donna che mi sta aspettando, nei suoi occhi vedo già mio figlio“.
Darskwing è, appunto, oscuro, scritto da Paura che ha fatto dello Swing la sua tecnica prediletta al microfono, che scrive da quando lo Swag non esisteva ancora e bisognava essere forti, rappresentare (“N.A.P.L.”) e nonostante questo sia indubbiamente “Un mondo difficile” ci propone delle valide alternative in “Amore“: posse atipica, senza ritornello, insieme a Don Diegoh, Ensi e Kiave.

Nel suo episodio solista più riuscito, l’MC partenopeo offre una sezione puntuale di quelle che sono le sue esperienze, tra cantati azzeccati e un’ironia tagliente, su suoni che seguono sempre un concept ben definito pur essendo capaci di variare dal classico al fresh, coadiuvato da artisti validi che aggiungono e impreziosiscono tanto quanto lo stesso Paura, il quale è stato bravo ad arricchire il packaging della copia fisica che, seriamente, sfiora il lusso.

Recensione di Raffaele Lauretti
Raffaele Lauretti
Scrivo di rap e studio filosofia. Nel tempo libero mangio la carbonara.