21 aprile 2019
Recensioni

Il sole a Mezzanotte. La recensione del nuovo disco di Ghemon

>Aniello De Stefano Aniello De Stefano
Settembre 22, 2017

«…ma resterò un B-Boy anche nei miei dischi cantati»
Ghemon, Uomo d’acqua dolce (Qualcosa è Cambiato/Qualcosa Cambierà pt. 2 – 2012)

L’evoluzione musicale di Gianluca Picariello, in arte Ghemon, lo ha proiettato, negli ultimi anni, sempre di più nel mondo del cantato, portandolo ad abbandonare gradualmente, uscita dopo uscita, l’immaginario rap/hip hop che lo ha accompagnato sin dal suo esordio discografico con “La Rivincita dei Buoni” (gran disco, tra l’altro). In “Mezzanotte“, sua ultima fatica discografica, la fa da padrone infatti l’ottimo «canto libero» dell’artista che se «la canta e se la suona», nel vero senso della parola, avendo lui stesso in prima persona curato sia la parte strumentale che la stesura dei testi. Un disco che cammina sulla stessa linea d’onda di “Orchidee“, apportando delle sostanziali modifiche alla formula originale. Se, infatti, in “Orchidee” cantato e rappato viaggiavano di pari passo, in “Mezzanotte” Ghemon mette quasi totalmente da parte le sue origini per fare spazio alla nuova versione di sé. Una versione slegata totalmente dall’immaginario pesante dell’hip hop nostrano.

Guarda il video di "Un Temporale"

Quello che sicuramente salta immediatamente all’orecchio durante l’ascolto è il netto contrasto che c’è tra il tappeto sonoro sfarzoso ed esuberante, composto da fiati e percussioni in sottofondo, e il tono più introspettivo e profondo rappresentato dalle tematiche dei testi. “Mezzanotte” è un viaggio lungo 14 tracce, dominato dal contrasto perpetuo tra il Buio e La Luce. Un viaggio che, chiaramente, vede come primo protagonista Ghemon, ma in cui senza fatica ognuno di noi può rivedere al suo interno un po’ di sé stesso. Il buio viene a, più riprese, rappresentato dalla depressione, dall’ansia, dalla paranoia o, più semplicemente, dagli schiaffi che riserva la vita.
La luce è la voglia di rivalsa, la voglia di risplendere di chi ha toccato il fondo e vuole finalmente risalire. Sta a noi poi curare le nostre ferite e riempirle con l’oro (“Kintsugi“), prendere la vita come viene e accettarne anche le sue nefandezze (“Impossibile“), crearci uno scudo contro la “Magia Nera“, oppure semplicemente urlare in faccia cose che non abbiamo saputo dire al nostro ex partner. Nonostante il distacco dall’immaginario rap, il buon Gianluca rimarrà sempre una vecchia Hip Hop Head. Nella track finale del disco, “Kintsugi”, un esercizio di stile puramente rappato, ci ricorda quanto ci sappia ancora fare col microfono in mano e, soprattutto, dei soldi infiniti spesi per le sue sneakers.

È di sicuro interessante sentire un artista come Ghemon sperimentare sia vocalmente, che a livello sonoro, ma avrebbe giovato sicuramente di più, in alcuni punti, «tagliare corto», snellendo la struttura di alcune canzoni. Le seppur bellissime “Un Temporale” e la ballad “Dentro Le Pieghe” avrebbero tratto giovamento da una minore durata.
Frutto sicuramente di un percorso personale dell’artista, “Mezzanotte” è un disco maturo e impegnativo. Un disco che va riascoltato più e più volte per poterlo apprezzare appieno e cogliere ogni sua singola sfumatura. Sicuramente, non è un album da easy listen e va metabolizzato per comprenderne le varie sfaccettature. Un lavoro coraggioso, nato dalla voglia di mettersi in gioco di un artista che non ha mai smesso di stupire e che probabilmente non lo farà mai.

Ascolta "Mezzanotte"

Aniello De Stefano
Hip Hop addict since 1995, faccio cose, scrivo articoli e vedo concerti. Saltuariamente e nel tempo libero studio Giurisprudenza.