18 luglio 2019
Recensioni

Lazza, Re Mida: l’importanza dei fondamentali

>Chiara Cinti Chiara Cinti
Marzo 01, 2019

Oggi, primo marzo, esce Re Mida, disco ufficiale di Lazza per Island Records/Universal Music. Album molto atteso visto il successo che il rapper milanese aveva riscosso con il suo precedente lavoro Zzala, nel quale vanta collaborazioni con Nitro e Salmo. Lazza mi ricorda che prendo la Trap sempre sotto gamba, sottovalutando questa realtà che invece, con le dovute eccezioni si dimostra in continua evoluzione. Se da una parte mi costa caro ricredermi su questo genere, dall’altro non posso far altro che lasciarmi affascinare: odi et amo.

Instrumental: 8.7/10

Basi coinvolgenti fanno da tappeto rosso a dei testi immediati, che con il supporto di Low Kidd si rivelano, riproduzione dopo riproduzione, pieni di strati. Box Logo è il brano più esplicativo di questo concetto: il beat, che da subito inchioda l’orecchio dell’ascoltatore, si rivela a mano a mano strutturata molto di più per Fabri Fibra che non per Lazza. Le pause della base vengono sfruttate al massimo dal rapper senigalliese e questo, indubbiamente, è dato sia dall’esperienza che Fibra ha maturato nella sua carriera, sia dalla capacità che ha avuto Low Kidd di produrre un beat che rispecchiasse la metrica di chi poi lo avrebbe utilizzato.

Dal canto suo, Netflix ha il medesimo effetto su chi la ascolta: un sound quasi da hit dell’estate, che rivela stavolta però il talento da compositore che contraddistingue Lazza. La versione pubblicata su Instagram dall’artista ci mostra, ancora una volta, cosa c’è dietro al percorso artistico del suo creatore. Creatività anacronistica, maturata con anni di studio al conservatorio. La costanza di Lazza, data dalla figura ricorrente del pianoforte, è una delle chiavi di lettura che l’artista ci offre: partire da uno strumento così storico, come il pianoforte, per arrivare a fare un genere di nicchia, paragonato alla musica classica, bilanciando perfettamente questi due mondi separati.

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Lyrics & skills: 8/10

Come ho detto precedentemente, i testi si rivelano ad ogni ascolto, sempre più saturi di spunti di pensiero. La voglia di rivalsa è palese, e Lazza non si fa problemi nello sfoggiare i suoi incastri spesso, meritevolmente, autocelebrativi. Dunque, un motivo c’è se lo ha intitolato Re Mida. È il chiaro messaggio di Lazza alla scena: da adesso, non solo c’è anche lui stesso con cui confrontarsi, ma sarà anche uno scontro che Re Mida affronterà armato fino ai denti. Incastri e metrica degni di un veterano, ci prospettano un artista, seppur ancora in crescita, ben saldo sui piedi e con una strada segnata davanti a sé. Amore, ricordi d’infanzia e trash talk, sono solo alcuni degli ingredienti che Lazza ha scelto per affermarsi come artista di tutto livello, da qui in avanti ci sarà un crescendo che ci porterà a conoscere le sue piene potenzialità.

Penso le parole siano i miei super poteri.





Style: 8.7/10

Re Mida è un disco che unisce l’autocelebrazione all’intimità dell’artista. Troviamo, infatti, Lazza più maturo e completo rispetto al suo primo lavoro. Partendo da Zzala, il Lazza di Re Mida è più aperto ed esposto al/verso il pubblico, intento nel farsi quasi toccare fisicamente da quest’ultimo. Le tracce sono punti di contatto che, con un tono quasi di sfottò, creano veri e propri varchi nella guaina, che divide arte e artista. Perché, seppure Lazza sia tangibile anche attraverso la sua musica che gli fa da scudo, il passo finale sta all’ascoltatore che deve aver il coraggio di attraversare queste fessure per poter realmente attingere a ciò che viene, con un velo, protetto.

Solitamente ci si aspetta innovazione durante il percorso artistico di un qualsivoglia performer, che soave porta all’allontanamento da quella che è la retta via, ovvero apportare materia alla propria carriera. Lazza sembra invece aver bene in mente la sua strada, che ha deciso di intraprendere a muso duro, arricchendola però di elementi validi e variegati. È il caso dei feat, che risultano in tema con la peculiarità di Re Mida e che allo stesso tempo sembrano realizzati sulle corde degli artisti che vi partecipano e meno su quelle di Lazza stesso. Come a voler palesare all’ascoltatore che versatilità e innovazione non stanno solo nella ricerca di nuove basi o contenuti, ma anche nel saper proporre una banalità come il feat, cedendo però il campo a coloro con cui si collabora.

Visual & artwork

Moab è l’autore dell’artwork di Re Mida, nome ben noto agli amanti del genere più attenti. Si tratta, infatti, dello stesso artista che ha realizzato artwork per i Migos, Egreen, Brain, Er Costa e Dimer, ma soprattutto, autore della cover di Zzala. La pulizia dell’opera e la semplicità del soggetto, non fanno solo da contrasto all’idea che c’è dietro la storia di Re Mida. È piuttosto un anticipo dell’articolato pensiero che ha costituito ogni singolo brano. In ogni scatto utilizzato per la promo dell’album si confrontano due elementi in contrasto. L’esagerazione dei testi, che ritroviamo nei tatuaggi e nel concept dell’album, vengono bilanciati da uno stile, seppur appariscente, minimal e pulito. L’oro e la sfarzosità, vengono posti alle spalle della figura di Lazza, ma sono esse stesse a dargli visibilità.

Voto finale: 8.5

Re Mida dunque è un disco completato e non completo, un progetto fondamentale, obbligatorio direi, se si vuole apprendere a fondo la crescita che Lazza subirà nei prossimi anni. Crescita che lo porterà ad essere una punta di diamante del panorama musicale. Le lacune che presenta saranno colmate col tempo, su questo non ci sono dubbi, eppure il progetto risulta formato, ha una sua completezza. Tutto quello che ci si aspettava e che ci aveva fatto venire l’acquolina in bocca, non era fumo negli occhi. Talento debolmente celato in Zzala che cresce esponenzialmente in Re Mida.

Basta poco a dimostrare agli altri che non c’è partita.

Ascolta Re Mida su Spotify

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8.5

Instrumentals

8.7/10

Lyrics & Skills

8.0/10

Style

8.7/10
Chiara Cinti
Il mio primo incarico fu quello di costruire le navi che portarono gli Achei a Troia, ma con la crisi che c'è, ho preso a farne solo di carta e di dimensioni microscopiche. Assidua mangiatrice di lasagne e libri. Probabilmente sono l'anima gemella di Hannibal Lecter. Dite Mellon ed entrate.