17 novembre 2019
Recensioni

Kety: l’anima dannata di Ketama

>Luca Vitagliano Luca Vitagliano
Ottobre 22, 2019

È fuori dal 18 ottobre Kety, il quarto album di Ketama126, il suo primo firmato Sony Music. Il rapper romano torna con un disco a distanza di un anno e mezzo da Rehab, accompagnato dai featuring di Noyz Narcos, Fabri Fibra, Tedua, Generic Animal e Speranza. Sono inoltre presenti le voci di Massimo Pericolo, Franco Califano (in uno dei suoi ultimi versi inediti) e Franco126 nei brani che hanno anticipato l’uscita di Kety: Scacciacani e Cos’è l’amore.

Il membro della Love Gang non si è limitato alla scrittura del disco, curando anche gran parte delle produzioni. È di Chris Nolan, Drone126, Crookers & Nic Sarno, Nino Brown e Don Joe il resto del lavoro sul lato beatmaking. Ad arricchire il pacchetto produzioni sono presenti gli strumenti di Adalberto Baldini, sassofonista e padre di Ketama, e Zollo, il chitarrista.

Lyrics & Skills: 7

Ancora una volta Ketama si racconta senza veli, forse come non mai. E sebbene non dia e non abbia mai dato un’importanza particolare alla ricerca delle parole, né in quanto al lessico né in quanto ai tecnicismi, le strofe del disco non possono lasciare indifferenti.
Le immagini descritte da Ketama sono forti, emblematiche, comunicative. A tratti ridondanti, ma catturano e riescono a far immergere l’ascoltatore nel suo mondo. Un mondo oscuro, dal quale è difficile vedere a colori. Qualsiasi sia l’argomento trattato, il membro 126 non riesce a staccarsi completamente dall’”inferno dentro al mio cranio” (Spara). Un disturbo che lo influenza in qualsiasi vissuto e di conseguenza strofa del disco, anche nella canzone più romantica (Babe):

Quante cose non sai di me, non vedi

Diavoli dentro alla mia testa…”





Le difficoltà nel liberarsi da questi “fantasmi”, i vizi e gli eccessi, il rapporto con l’altro sesso, gli amici, il passato, e solo in piccola parte i soldi, sono le tematiche toccate dal membro della Love Gang. I featuring rappresentano, come da un po’ di tempo non capitava, un valore aggiunto per l’album.

Instrumentals: 8

La capacità del rap di mescolarsi ad altri “generi” permette al suono della cultura hip hop di rinnovarsi continuamente, donando longevità alla scrittura in rima. Nello specifico, la capacità di Ketama di unire sonorità e mondi apparentemente lontani, è sicuramente un punto di forza di questo progetto.

Kety è un disco rap? Alcuni staranno pensando di sì, altri il contrario. In realtà non è importante. Anzi, spesso è complesso e limitante inserire gruppi di sonorità e ritmiche all’interno di una categoria. Attaccare etichette su dischi ed artisti finisce solo per delineare i confini della musica. E inserire la musica in compartimenti stagni è probabilmente la via migliore per limitarne la creatività e l’innovazione.

Il nuovo progetto di Ketama nasce proprio da una sua  visione della musica a tutto tondo ed è creato senza il pensiero di “fare un disco rap”. Anzi, il background rock dell’artista traspare in quasi tutti i brani, sia per sonorità che per attitudine.
Sin dal brano d’apertura Denti D’Oro  si percepisce la ricerca artistica presente nelle produzioni: il beat vede la presenza di un sample di “C.R.E.A.M.” del Wu-Tang Clan e si chiude con i clarinetti suonati dal padre Adalberto Baldini. Si passa poi dalle sonorità metal di Come Va al ritmo latineggiante di Gitano, dal sax di Jeans Strappati all’assolo di chitarra di Più Forte.  Kety è un disco che spazia per sonorità, mantenendo allo stesso tempo un forte senso identitario.

Style: 7

Il concept di Kety ricalca quello di Rehab, fatto di amore, rock, droga e “demoni” con cui l’artista è costretto a combattere. Nessuna novità in particolare rispetto all’album precedente, ma è comprensibile quando un progetto è così personale e identitario.
Kety non è un disco per tutti e non è fatto per piacere, anzi porta con sé un mood cupo fatto di noia, rabbia e apatia. Nonostante ciò, l’animo dannato e dai tratti metal dell’artista conferisce all’album un immaginario all’altezza.

Voto finale: 7,3

Kety è complessivamente un buon progetto che presenta più lati positivi che negativi. Tra i primi c’è sicuramente la volontà di sperimentare, la ricerca e qualità delle produzioni e la scelta dell’artista di mettersi a nudo nel raccontarsi. È allo stesso tempo mancata un po’ di innovazione rispetto a Rehab, che presentava a grandi linee le stesse caratteristiche. Inoltre, qualche traccia non convince a pieno, risultando esperimenti poco riusciti. In primis Gitano, traccia in cui Ketama ha provato a dilettarsi su un beat dalle sonorità reggaeton mantenendo la propria identità, ma con risultati poco convincenti.

Ketama - "Kety"

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7.3

Lyrics & Skills

7.0/10

Style

7.0/10

Instrumentals

8.0/10