31 marzo 2020
Recensioni

Anastasio può stare sul cazzo, ma il suo disco funziona

>Roberta De Rossi Roberta De Rossi
07 Febbraio, 2020

Il primo incontro con una persona, solitamente, fornisce un quadro della stessa superficialmente, generale. Al contempo, si dimostra un ottimo termometro per misurare l’interesse nel voler sviluppare, in futuro, una conversazione più approfondita. Credo lo stesso accada con la musica.

Sono abbastanza convinta che Anastasio, la persona, segua Memes Sublimes. Sono certa che usi la parola ‘perbenista’, ma anche che sappia argomentare una tesi, cambiare opinione, avere una propria e personale idea di mondo, di valori e di come si produca un qualunque comportamento umano tra le reti neurali.

Come personaggio rappresenta la morte della rivoluzione per come la si poteva intendere qualche decennio fa. Non schifa la tv in quanto tale, non si pone come migliore rispetto al sistema che lo contiene. Ma allo stesso tempo canta Rosso di rabbia con la grrr reaction sulla maglia ad una cena tra ‘perbenisti’, appunto. Crede che l’‘anticonformismo’ non sia lo scopo, mentre scrive Il sabotatore. Oscilla tra la disillusione dei nati nei ’90 ed il nuovo modo di intendere il cambiamento. Meno clamore per un dito medio in prima visione, più attenzione all’introspezione artistica ed al contenuto. Si comprende che il discorso sia comunque ben più complesso di così, che andrebbe definito il concetto di conforme, rispetto a cosa ed in quale contesto?

Ma è la presentazione del disco, quindi parliamo di musica e di ATTO ZERO, il primo album in studio del giovane campano, per Sony Music.

Guarda il video di "Rosso di rabbia" su Youtube

Strumentali

La produzione artistica dell’album è affidata ai nomi giusti. Slait, Stabber e Alessandro Treglia si adattano perfettamente ad ogni sfaccettatura e colore. Si compone un mosaico eterogeneo, dove ogni tessera realizza una miniatura che potrebbe esaurirsi in se stessa, ma riesce anche, nell’insieme, a veicolare un immaginario monodirezionale.





Un ritmo lento e teatrale apre il sipario dell’Atto Zero, mentre le corde di una chitarra appena pizzicate cullano le riflessioni sullo specchio di Narciso, interrotte da un autotune che acquista di significato, venendo introdotto unicamente sul finale.

Straniero è un viaggio in America Latina, che prosegue nel tempo su un boom bap anni 2000, la cassa dritta, le distorsioni de Il Sabotatore, l’inconfondibile elettrica di Marco Azara nel singolo sanremese.

Ed un post-ironico Giro di DO.

Tutto fila liscio, forse anche troppo. La sperimentazione è ricavabile più dalla commistione di influenze che dalle singole strumentali, che suonano comunque già sentite, per quanto curate.

Voto: 7,5/10

Testi

Forse i miei testi spiccano, ma bisogna ammettere come si inseriscano in una nuova scena che tende a dare meno peso al contenuto”. Anastasio non è certo un professore di filosofia, ma un ventenne cresciuto tra i vicoli campani ed il liceo classico. È dotato di una propria forma mentis, che può non essere condivisa, ma non passa inosservata. Non si delinea alcuna fresca riflessione sugli anni ’20, ma il racconto di un ragazzo incazzato che, più che lasciarsi addomesticare, sceglie di veicolare in rima il proprio retaggio culturale e le personali analisi sulla quotidianità, sulla poetica e sul sublime.

Il disco tratta dell’estetica del finito, nella quale tutti ci rispecchiamo come esseri umani. Di un estro artistico dal gusto decadente, di ciò che attrae perché mortale. Vorrebbe distaccarsi dal Narciso protagonista dell’autocelebrazione agiografica nel gangsta rap, decantando invece “l’attimo prima dell’atto”, tra citazionismo italico (Il fattaccio del vicolo del Moro) ed innegabile vena cantautorale.

Il tutto giocando perfettamente tra gli incastri e la ritmica.

Voto: 7,5/10

Stile

Aggressivo, ma con coscienza di sé. Auto-ironico, ma con un velo di arroganza. L’immagine dell’uno contro tutti non regge se vinci un’edizione di X Factor, e pare comunque non essere quanto ricercato dal rapper. Forse un cantastorie dal passato hip hop, troppo giovane per non essere ‘contro’, troppo consapevole per esserlo davvero. Rimane, come polvere incrostata, quella patina pop per ragazzini, che non permette al personaggio di acquistare maggiore credibilità, forse per le polemiche, forse per sua stessa volontà.

Voto: 6,5/10

Ascolta ATTO ZERO su Spotify

Voto finale: 7,2/10

Rispetta le aspettative per i fan, concede un margine di apprezzamento per chi non lo avrebbe ascoltato, ma se ne ritrova per caso all’ascolto. Nulla di nuovo, nulla di veramente scomodo, una protesta urlata al microfono, che potrebbe essere un pugno in faccia, ma sceglie di percorrere l’autostrada piuttosto che scavalcare la staccionata.

Anastasio - Atto Zero

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7.2

Testi

7.5/10

Stile

6.5/10

Strumentali

7.5/10