02 aprile 2020
Recensioni

Il Piano B di Silent Bob e Sick Budd

>Vittoria Marinelli Vittoria Marinelli
07 Febbraio, 2020

La realtà Bullz Records si è ormai consolidata come una delle più forti di Milano, ed è nota per aver lanciato, sotto la guida di un caposaldo dell’underground meneghino, ovvero Oscar White, artisti come Lanz Khan, Sensei, Stima e molti altri.

Oggi parleremo di Piano B, primo disco ufficiale che porta la firma di Sick Budd e Silent Bob, astri nascenti del roster Bullz. Un progetto che già dal titolo riassume l’intenzione che c’è dietro, ossia quella di voler fare musica solo ed esclusivamente per se stessi, senza doversi piegare per forza davanti alla moda del momento.

Ascolta Piano B su Spotify

Strumentali 

Dal punto di vista sonoro è certamente un progetto coerente e ben omologato, che si rifà a delle sonorità tipicamente trap, risultando fresco, al passo con i tempi. Le tracce seguono un filo conduttore che si può ben sentire traccia per traccia, e che si pone come cornice rispetto al testo, lasciando emergere il contenuto. Un esempio lampante ne è il primo brano del disco, Piatti Caldi, in cui l’improvviso cambio del beat simboleggia la duplicità del contenuto della canzone, e della vita dell’artista che l’ha scritta: inizialmente un piano, scarno, che porta con sé la desolazione e la povertà che hanno accompagnato Silent Bob durante l’infanzia e l’adolescenza, e che si trasforma in un banger che invece racconta di rivalsa, e di voglia di rivincita sul proprio destino.

Voto: 6,2/10

Testi

Un racconto che diventa specchio della realtà che circonda l’autore: disagio ed emarginazione gridati a gran voce, senza paura né mezzi termini. Il disco è sempre sospeso tra testi più conscious e i più classici pezzi di strada, che ha comunque una componente molto forte in tutto l’album.





Pochi featuring ma calibrati e, c’è da dirlo, davvero pesanti: come ad esempio in Va Bene Così, pezzo dalle atmosfere orientaleggianti, non poteva mancare Warez, altro personaggio che in passato ha gravitato attorno alla realtà dell’etichetta, e che più nello specifico ha collaborato proprio con Sick Budd. Oppure in Autostrada del Sole e Pazzo e Cattivo, che vedono la collaborazione nel primo caso di Massimo Pericolo e The Crookers, nel secondo di Dium. Tanta rabbia, incanalata nel modo giusto.

Voto: 6,5/10

Stile

Si sente che è un disco pensato (ha richiesto circa un anno di lavoro), perfezionato con il tempo. I pezzi sono scritti con un alto livello di introspezione e consapevolezza, e ciò che subito salta all’orecchio sono l’efficacia e la schiettezza con cui arrivano all’ascoltatore, senza perdere mai l’attitudine street che li caratterizza. La rabbia per i segni che il passato ha lasciato e il sudore e la fame per affrontare il destino e dare uno schiaffo al futuro. Un esempio di tutto ciò è proprio Autostrada del Sole, un grido di malessere, angoscia e sfiducia verso una realtà malsana, che come costante ha soltanto l’essere schiacciati dalle dipendenze, dalla vita. Ecco il filo conduttore che caratterizza l’album, dare spazio alle grida di chi non ha voce.

Voto: 6,5/10

Voto finale: 6.4/10

Che dire, 15 tracce per un disco d’esordio è una scelta decisamente audace. Si sente chiaramente che c’era molto da dire e da raccontare. Poteva rischiare di diventare ripetitivo, di cadere nella banalità, ma l’incredibile sentimento con cui ogni brano racconta se stesso vince sicuramente su tutto, scorrendo liscio come l’olio. Aspettiamo altri progetti così, incazzati e pieni di contenuto come piacciono a noi.

Silent Bob & Sick Budd - Piano B

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6.4

Testi

6.5/10

Stile

6.5/10

Strumentali

6.2/10