18 giugno 2018
Beatrate

Morpheground e Dawn LP inaugurano Beatrate

>Ciro Carchia Ciro Carchia
febbraio 23, 2018

Benvenuti in BEATRATE, la nuova rubrica di approfondimento sul beatmaking de lacasadelrap.com. In questa rassegna, ad appuntamento mensile, cercheremo di tenervi aggiornati sulle uscite più interessanti della scena italiana emergente, correlate con delle brevi interviste per conoscere meglio i protagonisti di questa fantastica disciplina.

Per questa primissima puntata abbiamo deciso di segnalarvi “Dawn LP”, ultima fatica di Morpherground, producer vicentino dalle origini cosmopolite, che durante quest’ultimo anno si è fatto notare soprattutto per le notevoli produzioni presenti nell’album di Cali “L’uomo con due cuori”.

“Dawn LP”, che vi invitiamo a mettere in sottofondo durante la lettura della rubrica, è album strumentale e sperimentale, composto da 12 tracce, in cui Morpheground libera tutta la sua creatività spaziando dall’elettronica al soul, senza mai tralasciare le radici hip hop. Ritmi sincopati e synth atmosferici si alternano a samples vocali, evocando un risveglio ed un nuovo inizio.

Per l’occasione lo abbiamo sottoposto ad alcune domande, per comprendere ed apprezzare al meglio la sua musica ed in particolare il suo ultimo lavoro:

Quali sono le tue origini musicalmente parlando? Come nasce Morpheground e quali sono le tue influenze maggiori?

Per prima cosa sono nato e cresciuto a Latina nel Lazio e sono rimasto lì fino all’adolescenza e ora abito da diversi anni a Vicenza. Sono italiano dal lato paterno e Afro-Americano dal lato materno. Mio padre suonava la chitarra e principalmente ascoltava musica come i Beatles, i Deep Purple, i C.R.E.A.M. Jimi Hendrix e altra musica rock del tempo, mia madre invece metteva su molti dischi soul e funk anni 60 e 70 in casa. Queste sono le mie prime influenze musicali. Dico tutto questo perché per me il mix dei suoni, delle infuenze e delle culture è fondamentale. Da questo nasce Morpheground, dare forma al terreno, mutare e lavorare i suoni, al punto di cercare di far confondere il campionato con i synth e strumenti, soprattutto per le prime produzioni sotto questo nome.
Alcune delle mie principali influenze sono: Quincy Jones, J Dilla, Dr. Dre, Madlib, Michael Jackson, i Parliament, Sun Ra, i Neptunes, Ahmad Jamal, Flying Lotus, Heralds of Change, gli Outkast, Miles Davis, James Brown, Wes Montgomery, Ramsey Lewis, D’Angelo, Willie Hutch, Shuggie Otis ma la lista potrebbe prolungarsi all’infinito.

Questo appena passato è stato un anno molto prolifico per te. Dopo aver collaborato con Cali e Fid Mella alla stesura de “L’uomo con due cuori”, nemmeno un mese fa hai pubblicato “Shadows”. Ora sei di nuovo fuori con “Dawn”. Puoi descriverci questo tuo ultimo lavoro e raccontarci come è stato concepito?

E’ il disco (quasi del tutto strumentale) sample-based che ho sempre voluto creare. Lavorando con Fid e Cali a “L’uomo con due cuori” un disco di cui sono ancora molto soddisfatto tra l’altro, mi ha fatto pensare molto all’importanza dei campioni nell’Hip-Hop nonostante sto andando in una direzione un po’ inversa almeno per il momento. Penso che come produttore uno debba avere la mente abbastanza aperta ed essere in grado sia di campionare che di suonare o comporre e di non fossilizzarsi su un suono, su una cosa, o su una tecnica e basta. Ogni cosa è valida, ogni influenza è valida, ogni genere è valido e per fortuna in teoria ognuno comunica a modo proprio musicalmente parlando.
Sono dell’idea che più butti fuori cose e più spazio hai per creare e che la creatività nasce dal vuoto.
In “Shadows” ma ancora di più in “Dawn” sono contenuti molti pezzi che non volevo assolutamente lasciare in sospeso, pezzi che per natura posso solamente far uscire sotto il nome di Morpheground assieme tutte le mie influenze. Un buon mix tra campioni, melodie e armonie suonate o composte, il mio mix ideale tra suoni che oscillano verso lo sperimentale, percussioni e bassi 808, RnB e batterie sincopate e ho pensato che fosse il miglior modo per concludere il capitolo Morpheground.

Trovo curioso che tu abbia intitolato il tuo ultimo album “Dawn”, visto che, come hai annunciato questo è il tuo ultimo lavoro come Morpherground. Ti va di parlarci del tuo prossimo progetto? Cosa dobbiamo aspettarci di nuovo?

Per prima cosa non penso che produrrò più pezzi per altri artisti per un periodo ad eccezione di pezzi lasciati in sospeso, se mai si concluderanno siccome gli imprevisti ci sono sempre.
Il tempo è poco la voglia di buttare fuori cose è molta e ognuno ha i suoi impegni, la propria famiglia e il proprio lavoro, da soli spesso si fa di più nonostante collaborare può portare risultati molto soddisfacenti.
Poi almeno per quanto riguarda i lavori strumentali cambio nome, da “Morpheground” a “Amos Kincaid”. Amos è il mio secondo nome di nascita, Kincaid è il cognome di certi miei antenati dal lato Statunitense che ho preso in prestito. Da un po’ di anni sto studiando e suonando la tastiera e prevalentemente da un punto di vista di composizione sto ampliando le mie conoscenze del Jazz, RnB, Soul e altri generi collegati alle mie origini. Un po’ come avevo fatto in “L’uomo con due cuori” prevalentemente farò musica composta da zero principalmente al computer, che avrà influenze Elettroniche, Jazz, Soul, RnB, Neo-Soul, Funk, Trap, Boombap, con un tocco più organico e naturale rispetto alle mie produzioni passate, ma talvolta anche sperimentale.
Il titolo Dawn si riferisce ad un nuovo inizio e perciò alla fine. Non sono mai stato il tipo di persona che guarda più di tanto indietro per quanto riguarda la mia musica e non guardo tanto i risultati esterni ma più quanto faccio io e se sto facendo la cosa giusta a livello intuitivo. Brucio i ponti di natura e vivo per questo, mi piace sfidare i miei limiti.