19 agosto 2018
Beatrate

17IAM racconta “Enarmonia” nella nuova puntata di Beatrate

>Ciro Carchia Ciro Carchia
luglio 16, 2018

Beatrate è la nuova lente di ingrandimento sul mondo della produzione musicale in collaborazione con beatmakings.it.

Negli ultimi tempi, il livello della scena nazionale si è alzato notevolmente e l’obiettivo di Beatrate è quello di approfondire e dare spazio ai lavori dei migliori beatmakers dello stivale. 

In questa puntata abbiamo deciso di segnalarvi l’ultimo progetto di 17IAM intitolato “Enarmonia”.

Per l’occasione abbiamo fatto una breve chiacchierata con il beatmaker salentino, per poter affrontare insieme a lui un viaggio confidenziale fatto di suoni e good vibes.  Buona lettura e sopratutto buon ascolto!

1) Ti va di raccontarci il tuo percorso musicale, le tue influenze e il tuo approccio al beatmaking?

17IAM (seventeen I am) è l’alterego di un ragazzo di 27 anni che studia ingegneria e ha un amore spropositato per l’hip hop, per la black music (soul, jazz, funk, RnB ecc) e per tutto ciò che ruota intorno alla Musica.





Ho iniziato circa all’età di 11/12 anni, prendendo coscienza di quello che mi faceva stare bene, divertendomi a strimpellare chitarra e pianola e qualsiasi cosa producesse un suono.

Crescendo, ed avendo una figura familiare “invischiata” con la radio, i vinili ecc, mi son avvicinato ai primi software di produzione musicale. Premetto che non avevo idea di quello che stavo facendo all’epoca, le influenze dell’HipHop non mi avevano ancora minimamente sfiorato e ignoravo totalmente la figura del beatmaker. Semplicemente mi divertivo a ricreare suoni e ritmi, cercando di essere il più originale possibile.

Il primo contatto serio e puro con l’HipHop e con il Rap (amore a primo ascolto) è stato con Bassi Maestro ma soprattutto con “Fritz Da Cat – L’Incognita Feat. Neffa” e quindi con la SxM nei primi anni di superiori. L’impatto fu così forte che da allora iniziai sempre più ad informarmi e ad ascoltare tutto, partendo dalle origini. Col senno di poi posso dire che quella ricerca non andava a scavare nei testi, ma nelle sonorità che venivano utilizzate e a come venivano trattate.

Capii che quello che avevo fatto negli anni, senza nemmeno saperlo, era a tutti gli effetti beatmaking e da allora iniziai seriamente a pensare che ciò che gli mc dicevano con le parole, io potevo dirlo con i suoni.

Nei primi anni dall’adolescenza ho avuto la fortuna di condividere questa passione con i miei cugini, creando la mia crew d’appartenenza la “PFamily”. Questo mi ha permesso di evolvermi verso un mio stile e di capire l’importanza nella ricercatezza e nell’originalità delle proprie produzioni.

Il beatmaking può avere due funzionalità: creare un strumentale che possa essere rappata oppure creare un “viaggio sonoro” che, anche senza le parole, sia in grado di trasmetterti qualcosa. Ed è proprio quest ultima cosa che più mi affascina e mi spinge a fare sempre cose nuove.

In tutti questi anni ho campionato tanto e di tutto. Dalle percussioni africane e orientali, alla musica folk. Dal rumore dei carillon del vento, alle onde del mare. Dal Jazz più astratto, alle voci dolci e femminili soul. Non ho limiti o confini, nemmeno per quanto riguarda generi e ritmi specifici.

Il suono che mi contraddistingue credo sia quello caldo ed introspettivo, a tratti anche malinconico, che non vuol dire cupo. Ad ogni strumentale, oltre al sample che ricerco e taglio con estrema cura, cerco di aggiungere sempre qualcosa di mio, che sia un basso, un synth, un piano, l’importante che ci sia qualcosa suonata da me. Inoltre do tanta importanza ai piccoli dettagli, perchè son proprio quelli a “elevarti” dalla massa.

L’obiettivo che mi son prefissato è quello di elevare la figura del beatmaker (troppo spesso in ombra!) ma anche d’avere uno stile tutto mio. Voglio che l’ascoltatore riconosca già dalle prime note lo stile “17IAM”. Ed è anche per questo che ho fatto la scelta di suonare in pubblico solo e soltanto le mie produzioni.

J Dilla, Apollo Brown e Freddie Joachim son stati quelli che più in assoluto mi hanno influenzato. Ovviamente devo molto anche all’ascolto delle produzioni di Dj Gruff, Dj Premier, Pete Rock, Dj Shadow, 9th Wonder e Flying Lotus (cito solo i più importanti, ma potrei scriverne tanti altri).

Son stato condizionato anche da elementi esterni alla musica hiphop come ad esempio i The Cure, gli Air, i Massive Attack, ecc. L’ascolto di stili e generi diversi mi ha portato ad una concezione di suoni e di produzione del tutto mia.

2) Dall’ascolto dell’album si percepisce molta intimità, si avverte con chiarezza che è un progetto sentito e personale. Puoi descriverci come nasce “Enarmonia” e aiutarci a comprendere meglio il tuo lavoro?

Enarmonia: principio dell’armonia tonale in base al quale due note, sia pure di nome diverso, sono equivalenti (ossia producono lo stesso suono). [Treccani]

Parto da questa definizione per cercare di spiegare al meglio questo viaggio.

ENARMONIA è un progetto che inizia circa due anni e mezzo fa. Raccoglie le produzioni di questi mesi, passati lontano da casa, lontano dagli affetti e dalle mie situazioni. Pensavo che l’amore che avessi per queste cose potesse essere alimentato solo stando fisicamente vicino; ignoravo però che lo stesso amore avrei potuto sentirlo anche trovandomi in ambienti e distanze del tutto differenti, come appunto è successo.

Da qui il concetto d’enarmonia esteso alla mia musica: così come due note diverse possono essere equivalenti, allora anche due situazioni del tutto differenti possono portare agli stessi sentimenti.

Il mood del beatape credo sia riassunto anche nella copertina: io che fumo sul balcone, con un universo dentro da far ascoltare e che penso ed immagino tutto quello che quotidianamente mi manca (un grazie immenso ad Ilaria per aver capito appieno ciò che cercavo d’esprimere).

Enarmonia non è un semplice beatape. E’ un diario, un racconto di situazioni ed emozioni. Son pezzi d’anima mutati in suono. ENARMONIA sono io che tento di farvi vedere il mondo con i miei occhi.

9 tracce, ognuna con un significato specifico, ognuna con un viaggio intimo e personale. Partendo da “71 kms” un vero e proprio inno alle mancanze ed ai fili invisibili che uniscono due anime lontane nel tempo e nello spazio, passando da “Lovers” ed “E N A R M O N I A”, dediche d’amore alla Musica e terminando con “STS-107”, un trip mentale dedicato allo Space Shuttle Columbia (missione STS-107) che si disintegrò, provocando la morte di tutti i componenti dell’equipaggio (un finale troppo ingiusto per chi ha visto le stelle).

ENARMONIA è dedicato a tutti quelli che ascoltano invece di limitarsi a sentire e a chi all’odio ed al disprezzo risponde con l’amore e la “presabene”. Perchè infondo è questo che mi ha insegnato l’hiphop: condividere, amare, crescere.

3) Stai lavorando a qualcosa di nuovo per il futuro?

Son sempre perennemente al lavoro per qualcosa di nuovo. Negli anni ho avuto l’onore e la fortuna di lavorare con tanta gente di un certo spessore come ad esempio la Dirty Brown Records, la Lecce Finest, Gene, Smith, Big Crunch.

In quest ultimo periodo il mio suono, com’è giusto che sia, ha avuto una evoluzione. Ho già delle tracce in lavorazione ma escludo che possa uscire qualcosa prossimamente.

Voglio che Il beatape ENARMONIA abbia il tempo di esaprimere tutto il suo potenziale e tutte le sue vibes, voglio che arrivi alle persone giuste che sappiano apprezzarlo.

L’amore che ho per questa Musica è troppo grande per fermarmi. Ho ancora troppe cose da dire, troppe storie da raccontare.

Per adesso mi verrebbe da dirvi solo una cosa: mettetevi comodi, prendetevi del tempo per voi e mettete play ad ENARMONIA. Il viaggio lo offro io, 17IAM.