20 ottobre 2018
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Jeff Thirsty racconta la sua musica Pesante

>CarmeloJP CarmeloJP
ottobre 11, 2018

Dopo la pausa estiva ritorna Diggin In The Web, con l’unico obiettivo di presentarvi e farvi conoscere i nomi più interessanti dell’underground italiano. Il protagonista di questa puntata è l’mc ennese Jeff Thirsty – al secolo Giuseppe Tedesco, classe ’87 – che ci presenta il suo nuovo singolo Pesante. Il video del singolo, diretto da Cristiano Sgrò, rispecchia ampiamente il mood hardcore del brano prodotto da AnywaywellBeats.
Andiamo a conoscere meglio Jeff Thirsty.

Chi è e come nasce artisticamente Jeff Thirsty? Raccontati a chi ancora non ti conosce.

Jeff artisticamente nasce per la passione e l’amore per la musica avuti sin dal primo contatto con il mondo Hip Hop e per la voglia di dire qualcosa, di esprimersi in una maniera che non risulti assolutamente filtrata, ma spontanea e veritiera. Come quello che si vive tutti i giorni, senza preoccupazioni.

Da poco è uscito il tuo video Pesante, mentre ad agosto è stato pubblicato Vorresti. Sono “cani sciolti” o faranno parte di un progetto più ampio, come un nuovo disco o EP?

Pesante e Vorresti nascono innanzitutto dalla voglia di esternare qualcosa di mio, dal lavoro quotidiano in studio e dalla consapevolezza che si può fare tanto di buono; possiamo considerarli “cani sciolti”, ma rispecchiano a pieno quello che sento di fare in questo momento estremamente produttivo. Tuttavia, non escludo di potermi dedicare ad un disco o ad un EP in futuro.





Sgommate coi tir, mazze da baseball e betoniere: un video che rispecchia a pieno l’attitudine hardcore del brano. È questo l’immaginario che dobbiamo aspettarci nel tuo prossimo lavoro?

Il video di Pesante rispecchia indubbiamente la mia attitudine e il mio background, ma pensare che in me e nei miei lavori ci sia solo hardcore sarebbe riduttivo. Nel prossimo lavoro sicuramente ci saranno nuovi suoni e nuove dimensioni perché la staticità non fa per me e preferisco sperimentare continuamente.

Jeff Thirsty cosa vuole comunicare all’ascoltatore? Qual è il suo fine ultimo?

La mia musica è in primo luogo una valvola di sfogo, racconto di me e di quello in cui mi imbatto ogni giorno; voglio tradurre momenti di vita, raccontarmi e sapere che chi ascolta può rispecchiarsi in quello che dico è sicuramente motivo d’orgoglio.

Volendo fare un profilo di Jeff Thirsty come artista, quali credi siano le sue peculiarità e cosa pensi abbia di più rispetto agli altri?

Sicuramente il lavoro intenso, il sacrificio e la voglia di migliorarmi continuamente caratterizzano ogni mio singolo lavoro. Credo che il mio modo di approcciarmi alle diverse sfumature del rap, l’essere estremamente versatile e musicalmente aperto siano le mie peculiarità più grandi.

Come ha influito Enna, la tua città, nel tuo percorso artistico?

Enna è il mio punto di partenza, la prima scena a cui mi sono approcciato, il posto che mi ha dato gli stimoli più grandi da ragazzo e che mi ha permesso di fare le prime esperienze; per questo sarò sempre grato alla città e agli artisti che ne fanno parte, con cui ho collaborato sin dall’inizio della mia carriera.

Quali sono le principali influenze che si possono ritrovare nella tua attitudine musicale?

Sono davvero tante le cose che hanno condizionato la mia musica ma l’influenza principale è indubbiamente quella esercitata dai Cor Veleno, che ascoltavo da ragazzino, persino prima di esibirmi nelle jam; rimasi subito affascinato da quelle chitarre, dal timbro e dalla crudezza di Primo, dalla fluidità delle strumentali e dai sample utilizzati.

Tu fai parte del collettivo Rough Diamond: come è nato e quali sono le prospettive per il futuro – sia del collettivo che solista?

Il collettivo Rough Diamond, formato da me, Johnnie Dra, Adognimodo e Steno nasce dall’esigenza e dalla voglia di voler portare in giro tutto il lavoro fatto in studio, sia con i live che con i dj set, per far conoscere la mia musica e quella del gruppo, per far conoscere la musica che accompagna le nostre giornate, che ci ispira e ci diverte. Muoversi con un collettivo così dinamico significa non fermarsi mai, tradurre in musica ogni stimolo ma anche lavorare duramente a qualunque ora e chiudersi in studio per giorni. Nessuno, tantomeno io, vede il collettivo come un punto di arrivo bensì come un punto di partenza per dare alla musica quanto di meglio possiamo.

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Carmelo Leone
Classe '89, divoratore seriale di dischi e serie tv. Scrivo di rap per passione. Faccio l'hater per hobby.