19 agosto 2018
Ladies First

Abbiamo intervistato il duo di New York al femminile OSHUN alla loro prima data italiana

>Cristiana LaFresh Cristiana LaFresh
maggio 16, 2018

Questo mese la redazione di #LadiesFirst ha deciso di raddoppiare gli episodi per fare spazio a uno speciale contenuto internazionale (e non finisce qui…), perciò mettetevi comodi e preparatevi alla lettura!

È domenica 6 maggio e noi de lacasadelrap.com non riposiamo mai, soprattutto se si tratta di incontrare le OSHUN, il duo americano direttamente da New York City, in concerto all’Alcazar Live di Roma per la loro prima data italiana.

Le due ragazze, al secolo Niambi Sala (Niambi) e Thandiwe (Thandi)entrambe appena maggiorenni, ci hanno dato dentro con circa un’ora di live, che ha riempito il locale quanto bastava per respirare comodamente, il che ci ha consentito di goderci la performance anche senza spintonarci a vicenda e concedendoci anche un bicchiere di vino. Una situazione rilassante e godibile dalla prima all’ultima traccia. Entrambe vestite di rosso, coordinate fino agli orecchini, intrattengono il pubblico che balla fino all’ultimo beat, ascoltando i brani di bittersweet vol.1, il loro nuovo lavoro discografico.

Abbiamo fatto loro qualche domanda per conoscerle meglio e approfondire quello che l’album vuole raccontare, con qualche curiosità sul loro nome d’arte e sugli artisti che ammirano di più. Buona lettura!

L’intervista è stata tradotta dall’inglese. 





Ciao ragazze, grazie della vostra disponibilità! OSHUN è il nome di un duo dalla personalità musicale interessante, nato quasi per caso. Qual è il vostro background? Come vi siete incontrate e come è nata la vostra collaborazione?

Ci siamo incontrate all’università a New York, entrambe dopo aver ricevuto una borsa di studio per i frequentanti con un forte interesse nel servizio alla comunità e nella giustizia sociale. Siamo diventate amiche strette fin da subito, e finite poi a diventare migliori amiche, quasi sorelle. Praticamente abbiamo iniziato a cantare insieme e a creare musica dal nulla, e insieme anche ad un amico che abbiamo incontrato a scuola, abbiamo iniziato a produrre le nostre cose, e ora eccoci qui. OSHUN, il duo, il gruppo, la collaborazione, è l’espressione creativa del nostro rapporto tra di noi e con il mondo.

La nostra rubrica è dedicata alle figure femminili nella musica: il vostro stesso nome è un omaggio a delle divinità femminili, potete dirci di più? Abbiamo letto anche che il vostro scopo è quello di sostenere la donna come figura, cercando di aumentarne la confidenza, l’orgoglio e il rispetto. Cosa intendete con questo, e come lo realizzate musicalmente parlando?

Si parla fondamentalmente dell’espressione della nostra relazione come sorelle, come ho detto prima. Oshun, come divinità e dea, rappresenta l’amore, la guarigione. È l’acqua che puoi bere e che dà nutrimento, rappresenta la ricchezza, ma non la ricchezza intesa come possedere del denaro, è quanto sei ricco nella tua salute. Tutto gira intorno all’empowerment e alla nostra esperienza, ovvero riguardo come e quanto siamo in grado di incarnare e interiorizzare questa energia e queste potenti forze nella natura, nelle relazioni, nell’amore e in tutto il resto. Incarniamo attivamente chi siamo e celebriamo chi siamo, portando al potere questa essenza di ciò che siamo. È l’essenza che abbiamo che è in grado di ispirare gli altri, specialmente le donne, che devono riconoscerla a loro volta. Non è che noi donne non abbiamo questo potere, è solo che non ci siamo abituate e non stiamo lavorando attivamente per ispirare altre persone. Ma tutto questo è assolutamente naturale: come donne, in realtà, siamo forti, siamo quelle che sanno guarire e nutrire, portando letteralmente le cose alla vita, nessun altro oltre noi può farlo. Di solito pensiamo che sia una cosa molto semplice, ma non lo è! È una cosa enorme, è super potente e super divina. Vogliamo ricordare a tutti che questo potere è ovunque, e pensare che c’è molto dolore nel mondo ma anche molta guarigione possibile, che parte direttamente da noi. È una cosa che sentiamo molto.

Il vostro album è uscito il 6 aprile di quest’anno: bittersweet vol.1 è un disco che rispecchia la tendenza attuale della musica urban, ma che si connette con il passato per migliorare il futuro. In che senso? Quali temi approfondite? E inoltre, la vostra musica è stata definita come manifestazione sonora dell’Afrofuturismo. Che cos’è l’Afrofuturismo in musica, secondo voi?

Be’, ci sono molte sfaccettature da considerare nella risposta a questa domanda, ma per iniziare, possiamo dire che la musica che facciamo su bittersweet vol.1 è molto originale. Suona sicuramente molto familiare, ci sono cose che all’ascolto puoi riconoscere subito, che ti ricorderanno di altre cose che ci piacciono, ma comunque non è niente di già sentito. Questo è quello che secondo noi davvero incarna il passato, il presente e il futuro, questo è ciò che incarna l’Afrofuturismo. Per noi l’Afrofuturismo è guardare da dove veniamo per sapere dove stiamo andando, tipo “i nostri antenati hanno usato queste batterie, i nostri antenati fanno questo tipo di riferimenti, l’album richiama gli anni ’70 e ’80” etc.. Gli artisti devono riuscire a esprimersi, prendendo le cose che ci hanno ispirato e spingendosi oltre, creando qualcosa di ancora più grande e più nuovo, questa è una parte stessa dell’essere artisti. Costruire, non letteralmente “creare” qualcosa di nuovo, non c’è nulla di nuovo nel mondo in realtà, è solo questione di utilizzare i segni e le mappe che già abbiamo per scoprire cose nuove.

Nell’album sono presenti sonorità diverse e ispirazioni di diversi generi: c’è il rap, c’è il cantato, c’è anche largo spazio per le parti strumentali. Cosa fa secondo voi la differenza per un buon prodotto musicale al giorno d’oggi? Quali artisti secondo voi sono riusciti nell’intento, recentemente?

 

Penso che ciò che fa la differenza sia l’autenticità, essere autenticamente te stesso come artista, esprimerti in modo autentico, perché è quello che piace alla gente. Personalmente amiamo l’artista IAMDDB perché è, appunto, autentica, così come è autentica anche la sua energia, è sempre fedele a se stessa, ed è fantastica! Oppure ancora, qualcuno come Anderson .Paak, che è un batterista fenomenale e un rapper e cantante allo stesso tempo, anche lui ha un’anima autentica, la sua voce non è nulla che si sia mai sentito prima, il suo timbro lo rende riconoscibile ovunque, una di quelle voci che al primo ascolto sai dire subito di chi si tratta.

Un altro elemento importante è quello di immergersi completamente in quello che si sta creando. Ad esempio, non so se conoscete Princess Nokia, lei ha appena pubblicato il suo nuovo album (A Girl Cried Red), che è totalmente diverso da 1992 (l’album precedente, ndr.). Eravamo emozionate, non avevamo idea di come sarebbe stato, non avevamo idea di come la gente l’avrebbe preso, il nuovo disco doveva portarla semplicemente a un altro livello e lei ci è riuscita! La senti completamente coinvolta nel sound, non la percepisci più come “la vibrante voce di 1992 che cerca di fare qualcos’altro”, lei è lei.

Vorremmo aggiungere anche un’altra cosa, e cioè che gli artisti possono e devono essere il più possibile tridimensionali, e non “se sei Princess Nokia devi essere sempre la stessa la ragazza di 1992, solo per fare rap o hip hop”. Con questo potere di evoluzione è bello sperimentare e cambiare musica attraverso diverse forme, l’autenticità sta in questo, facendo emergere queste vibrazioni, perché è quello che sei come artista.

Quali sono i vostri progetti futuri? Cosa pensate di fare dopo questo album?

Il titolo è bittersweet vol.1, il che significa che il volume 2 arriverà presto! Non vogliamo stare ferme, più contenuti pubblichiamo, più la storia si evolve. È come una saga, voglio dire, non puoi venir fuori a un certo punto con un intero album che abbia un unico senso, ma devi partire dall’inizio e ascoltare una storia, che ti racconteremo man mano se seguirai il nostro discorso e ciò che diciamo tra le righe.

Curiosità di stasera: come vi siete sentite sul palco durante la performance, e come avete trovato il pubblico italiano? 

Ragazzi, siete stati fantastici! Sentivamo tanto amore, tutti ballavano, tutti davano tanta energia positiva. Ci è sembrato di essere abbracciate sul palco durante lo show. E ci piace anche la città, intendiamo la cultura e le strade in cui tutti sono cordiali, ci piace camminare in giro, il cibo è fantastico. Ci ricorda molto New York. L’Italia ha ispirato molto la Grande Mela, moltissimi italiani sono emigrati e hanno iniziato a lavorare lì per costruire la città che conosciamo. L’Italia ci ha dato davvero tanto.

Grazie mille ragazze. Vi lasciamo all’ascolto di bittersweet vol.1, l’album delle Oshun. È stato un piacere scambiare quattro chiacchiere con voi!

Grazie a voi ragazzi. Seguiteci online sui nostri social e restate aggiornati sulla nostra musica. A presto!

Cristiana Lapresa
Redattrice, dj, giramondo. Raccolgo idee e le trasformo in avventure da leggere e da ascoltare.