26 maggio 2018
Let's rap about it

Let’s rap about it presenta Uzi Junkana e Sensei

>Davide Buda Davide Buda
febbraio 10, 2018

Lacasadelrap.com ritorna in Sardegna e si confronta con due artisti che risultano fondamentali per la scena rap sarda: Uzi Junkana e Sensei.

Anche in questa puntata cercheremo di comprendere il rapporto tra la musica rap e il sardo, i problemi dell’essere “distanti” dal panorama nazionale e la forza che spinge gli artisti a fare il doppio dei sacrifici per accaparrarsi uno spazio in un movimento tanto lontano fisicamente da sembrare, delle volte, a noi estraneo.

Oggi ci troviamo a Cagliari, capoluogo sardo, che presenta oltre che il centro abitato più vasto della Sardegna anche una variante della lingua sarda a sé stante; in quanto porto infatti Cagliari presenta un sardo italianizzato e diverso in tutto e per tutto dal resto dell’isola.

Con noi due ospiti d’eccezione che risulta assai difficile presentare in due righe.

Uzi Junkana, outsider della scena sarda, presente ormai da anni nel panorama rap italiano,  vanta una serie innumerevole di collaborazioni e album.





Sensei, classe ‘95, appartiene alla nuova scuola sarda e si caratterizza per esser una figura centrale per quanto riguarda il fast-rap. Ha all’attivo diversi progetti musicali e  una campagna Musicraiser per l’uscita del nuovo disco (di cui ho avuto il piacere di ascoltare alcune anteprime e posso garantire che si prospetta un progetto interessante).

Questa intervista è avvenuta a seguito di un live, organizzato dalla Sharkagency.

Buona lettura!

Quanto è difficile vendersi in Sardegna?

S: non è difficile, dipende tutto dal proprio pensiero. Tu un prodotto ovviamente lo devi creare ponendoti nei panni dell’ascoltatore. Tu in primis devi essere un ascoltatore di te stesso, cercando di percepire il pezzo come l’ascolterebbe una persona comune. Questo porsi nei panni dell’ascoltatore, aiutato dall’infinita potenza di internet, apre la comunicazione e permette di “vendersi”. Quindi posso dirti che credo fermamente che ci sia la possibilità di vendere il proprio prodotto, o almeno: io ci credo con tutto me stesso.

U: Se intendi uscire dalla realtà regionale posso dirti che non è difficile. Io l’ho vissuto negli anni e da sempre il mio obbiettivo è stato quello di non rimanere in Sardegna. Se per vendersi invece intendi l’opportunità di poter sfondare nel mainstream, qui è più difficile per via della scarsità di opportunità che l’essere in un’isola comporta. È difficile ma assolutamente non impossibile.

Guarda il video Mi Chiamano Flash

Uzi Junkana e Sensei sono due nomi da sempre avvicinati al fastrap o extrabeat. È possibile parlare di una vicinanza tra la lingua sarda e le capacità vocali che essa comporta nel suo utilizzo e il fast rap?

S: Io ritengo che l’energia dei rapper sardi sia accomunata dalla cadenza e dalla potenza delle parole che noi utilizziamo normalmente. Inoltre penso che la lingua sarda sia già di per sé musicale e che l’utilizzo delle vocali chiuse, tipicamente sarde, ci aiuti ad enfatizzare ciò che esprimiamo agevolandoci nell’utilizzo dell’italiano che appare, dal punto di vista linguistico, non semplice da utilizzare per rappare. Vedi Uzi, Arangino, Riky, i Sa Razza, i Menhir che mostrano capacità quasi impossibili da trovare in Italia.

U: Io non ne ho la certezza, ma ritengo che l’importante sia il non porsi dei limiti. Quando iniziai sembrava impossibile riuscire a fare alcune cose che oggi vengono quasi spontanee, come ad esempio gli extra-beat di Sensei. È bastato non porsi limiti e l’evoluzione musicale ha fatto il suo.

Che rapporto avete con la lingua sarda e la composizione dei testi?

S: Io so già che farò qualche brano in sardo; spesso e volentieri mi viene naturale cantare in sardo, perché è la mia lingua madre. Il sardo mi permette di interpretare la mia musica in maniera diversa e mi aiuta davvero tanto anche nel freestyle per creare incastri e giochi di parole. Ovviamente per lo più rappo in italiano perchè il mio obbiettivo è farmi capire da più persone possibili.  

U: Io non credo che farò una canzone in sardo, per ora. Può capitare che utilizzi qualche parola in sardo o slang cagliaritano perchè comunque sia è la lingua che uso coi miei amici e se mi trovo a scrivere qualcosa che rispecchi me e la mia terra è spontaneo che usi tali espressioni.

La musica rap sarda ha dei problemi, (come il non essere una scena influente nell’ambiente rap o la difficoltà nel farsi sentire fuori dall’isola) come possono essere superati?

S. Io penso che l’unico modo per superarli sia unendoci e facendo si che gli ascolti siano spartiti in modo migliore.

Bisogna tornare allo spirito originario dell’HipHop, ossia aggregazione e collaborazione per un fine unico: la musica.

U. L’unione è fondamentale e per ottenerla è necessario un cambiamento di mentalità. Io cerco di vedere sempre il lato positivo in tutto, cercare il buono in tutti gli artisti e cercare di capire e apprezzare i sacrifici che ognuno fa per la propria musica.

Per Sensei: A breve uscirà il tuo nuovo album, che stai lanciando con Musicraiser. Perchè tale scelta? Potrebbe essere dovuta al problema che crea l’esser sardi, ossia essere lontani da certe dinamiche che escludono magari altre opportunità?

Sì, concordo con te, ma posso dirti che io credo che tutto sia perfetto così com’è. Fa tutto parte del bagaglio di esperienze fondamentale per la mia crescita. Musicraiser è un portale che permette di aiutare chi crede nei propri sogni; dopo anni di lavoro e spese è giusto che ci sia un ritorno economico che possa alzare il livello della propria musica.

Per Uzi: Cosa ci proporrai in questo 2018?

Per ora non posso darti risposte concrete perché non ho un piano ben preciso.

Chi vorreste leggere nella prossima puntata della rubrica?

S. Io sicuramente mio fratello Riky.

U. Io molto volentieri Malakay.

Ascolta Iubilaeum