12 dicembre 2018
Let's rap about it

Let’s Rap About It presenta Ergobeat

>Davide Buda Davide Buda
Ott 10, 2018

lacasadelrap.it torna in Sardegna e per l’occasione si confronta con uno dei produttori più forti e interessanti del panorama sardo, affrontando con lui temi importanti per la questione musicale sarda.

Finalmente, dopo la segnalazione del rapper Ako, possiamo presentarvi Ergobeat, storico produttore e rapper sardo, noto ai più i per il beat del brano Olimpiade dell’olbiese En?gma. Ergobeat porta con se diversi album, di cui l’ultimo Il guardiano dell’equilibrio, e collaborazioni, con figure fondamentali del rap italiano, come Amir. In questa intervista ci ha raccontato la sua Sardegna e i problemi e pregi che essa presenta.

Beatmaker conosciuto e acclamato in tutta Italia, famoso per il beat del brano Olimpiade, hai collaborato con gran parte della scena underground e non. Pensi che il tuo lavoro risenta a causa del fatto di essere sardo? È più difficile “vendersi” al grande pubblico?

Sino ad un certo punto: odio gli artisti che usano continuamente come scusa l’insularità. Perché effettivamente, prima di dire “la Sardegna ci limita”, le hai provate davvero tutte?

Quanto si crede in se stessi? Quanto si investe (in base alle proprie possibilità) nella propria passione?

Prima bisogna guardarsi allo specchio. L’esempio più scontato lo abbiamo in casa, la Machete, e cosa essa ha fatto dal 2010 ad oggi. Oltre ai mezzi, ovviamente, serve sopratutto gente con voglia di fare e non che si aggrappi alla “moda del momento”.





Vendersi al pubblico è difficile in Sardegna come lo è nel Lazio: la differenza è che in Sardegna non esiste una scena vera e propria, ci son poche possibilità di esibirsi e non c’è una conoscenza della cultura hip hop come si deve. Nel Lazio, continuando sempre l’esempio, esiste una scena (forse la più forte d’Italia), un seguito ben definito, locali e luoghi adatti ai lavori, senza contare chi è pronto a fare grossi sacrifici per registrare, mixare e stampare cd e vinili autoprodotti. Ci sono molte persone qui che ormai con una scheda audio, un pc e microfono pensano di essere pronte a spaccare sui social (non i palchi), ma poi non va così. Bisogna studiare un metodo, aggiornarsi, confrontarsi ed avere l’umiltà di chiedere sempre una mano a chi comunque c’è da prima di te.

Quali sono secondo te i limiti, a livello musicale, del rap sardo e quali i pregi?

Per quanto riguarda i limiti essi sono in primo luogo culturali, poca curiosità da parte di chi comincia in questo mondo, poca professionalità, mancanza di una scena vera e propria, mancanza di posti dove poter proporre il proprio live set.
Riguardo i pregi, la Sardegna ha tanti MC che spaccano il culo e sanno tenere bene un palco (con sincerità posso dirti che nella maggior parte dei casi in cui ho assistito ad un live, ed un artista o un gruppo sardo era in apertura ad un artista “continentale”, i sardi hanno sempre fatto una figura migliore dell’ospite).

Quali sono i possibili miglioramenti attuabili?

Più live, meno social, più movimento, personalità e genuinità. Le crew sono praticamente sparite e chi fa rap non è quasi mai legato ad un DJ o ad un beatmaker.

Delle volte mi chiedo perché i ragazzi che si buttano oggi in questo mondo, lo facciano. Non certo per necessità ma sempre più per moda. Ormai tutti preferiscono scaricare o comprare le strumentali piuttosto che crearsele. Ognuno vuole essere protagonista nel proprio mondo, anche se lo fa in maniera omologata e semplicistica. Non c’è una ricerca di stile, oggi si corre per copiare lo stile dei big.
Fondamentalmente sta diventando tutto piatto.

Oltre a produrre, scrivi (e non te la cavi nemmeno male). Che rapporto hai, durante la scrittura, con la lingua sarda?

Negli anni ho fatto un paio di pezzi in “PortoTorrese”, ma non ho avuto mai il coraggio di farli uscire, non credo di essere portato per un certo tipo di scrittura.
Nell’ultimo disco ho fatto un pezzo dedicato alla mia Sardegna Cielo Grigio, su questo c’era un idea di farne una versione sarda, idea che poi è andata a perdersi nel corso del tempo.

Mentre a livello musicale, quanto sono influenzate le tue produzioni dalla cultura musicale sarda? 

Sono legatissimo alla mia terra, ma nella maggior parte dei casi lascio suoni e tradizioni a chi ne ha fatto sempre bandiera come i Menhir, Stranos Elementos, Limbudos, Malos Cantores.

Nonostante mi piaccia legarmi ogni tanto ai suoni della tradizione, son cresciuto con altre influenze musicali, tendenti al rap-metal. Nella produzione mi piace campionare di tutto, sopratutto funk e metal.

La tua ultima produzione, se non sbaglio, è quella di Rimozione forzata per Frizz, giovane rapper oristanese. Com’è stato lavorare con la nuova scuola sarda? Raccontaci qualche aneddoto sulla produzione di questo brano.

Intanto, la prima volta che ascoltai un pezzo di Frizz, rimasi colpito dalla sua completezza come MC, seppur giovane con ancora molto da migliorare, lo reputo uno dei migliori della sua età in Sardegna.
Collaborare con lui e Nighol è stato naturale, c’è stata da subito intesa e rispetto tra di noi. Il brano è stato concepito a seguito di un’idea di Frizz e Nighol; nel testo son riusciti a fondere punchline e cliché rap con strumenti legati al mondo dell’edilizia e del movimento terra, rendendo il pezzo tutt’altro che banale. Da quest’idea, ho creato un paio di strumentali per loro e così è nata Rimozione Forzata.

Stai lavorando a qualche progetto di cui puoi spoilerare qualcosa?

Sto iniziando a mettere in piedi il mio primo mixtape come beatmaker, sono ancora nella fase embrionale, ho iniziato a contattare qualche MC con cui ho collaborato negli anni. Sarà un progetto genuino con qualche special guest probabilmente.
Per quanto riguarda invece l’MCing, ho qualche pezzo da parte e probabilmente farò uscire qualcosa appena sentirò il bisogno di farlo. Non so se più avanti tirerò fuori un Ep o un secondo disco, ma qualcosa sicuramente uscirà.
Parallelamente ai miei progetti, continuo a produrre pezzi per rapper sardi e italiani anche se, rispetto al passato, sono diventato molto più selettivo. Sto cercando di collaborare solo con chi ha progetti interessanti o con chi vive in maniera professionale quello che fa.
In tutto ciò porto avanti il mio sogno: portare live i i miei pezzi con una band.

Chi vorresti leggere nella prossima rubrica?

Sicuramente Malam, avrà un sacco di cose da raccontarvi!

Grazie per avermi contattato! Big up a lacasadelrap.com!

Ascolta Il guardiano dell'equilibrio