19 luglio 2018
Passepartout

Eminem, N.E.R.D. , Brockhampton e i Run The Jewels nella prima puntata dell’anno di Passepartout

>Loris Bellitto Loris Bellitto
gennaio 03, 2018

Dal francese, passepartout è letteralmente “una chiave che passa dappertutto” e serve ad aprire diverse porte. Proprio con questo intento, noi de lacasadelrap.com abbiamo deciso di lanciare questa nuova rubrica a cadenza mensile: un contenitore musicale che raggrupperà tutte le uscite del mese appena trascorso, permettendovi di non perdere nulla di quello che è successo fuori dai confini dello stivale nostrano! Ovviamente, il focus sarà, principalmente, su quello che accade oltre oceano, ma senza tralasciare il mercato europeo, sempre attivo e mai banale.

Premettiamo subito che è stato un dicembre a dir poco scoppiettante. Ci sono stati molti attesi ritorni ed è arrivata anche qualche gradita sorpresa, giusto in tempo per entrare di prepotenza nelle classiche chart di fine anno sulle migliori uscite. Tanti dischi, a soddisfare anche gli ascoltatori più sofisticati e tanti dischi anche parecchio diversi tra loro, a concludere un 2017 che ci ha regalato diversi prodotti interessanti.

Andando in ordine puramente cronologico, i primi ad essere pubblicati sono stati l’accoppiata Big Sean & Metro Boomin con l’album “Double Or Nothing”, pubblicato l’8 dicembre. Produzioni, ovviamente, affidate in toto al talentuoso Young Metro, che si conferma (non che ce ne fosse bisogno), ancora una volta, come uno dei top producer USA (interamente prodotti da lui anche “Savage Mode” di 21 Savage e “Without Warning” di 21 Savage & Offset, oltre alla celebre “Jumpman” di Drake); secondo album nel corso di quest’anno, invece, per Big Sean, che bissa l’uscita di “I Decided.”, risalente a febbraio. Dieci tracce (qui cover & tracklist) con diverse collaborazioni, tra cui Young Thug, Travis Scott, 2Chainz e 21 Savage nel primo singolo estratto dall’album, “Pull Up N Wreck”.

Big Sean & Metro Boomin - Double Or Nothing

Ed andiamo a parlare dell’argomento principale di questo dicembre e, più in generale, dell’ultima parte del 2017: il ritorno sulla scena di sua maestà Marshall Mathers – o Eminem, che dir si voglia – 4 anni dopo “The Marshall Mathers LP II”, dando alla luce il suo nono “Revival” (qui cover & tracklist), sempre distribuito per Aftermath. Molte le presenze chiamate a spalleggiare Eminem al microfono: dalle ormai solite Skylar Grey e P!nk, a feat più inaspettati e spudoratamente pop, come Alicia Keys, Ed Sheeran o Mrs. Carter Beyoncè, senza dimenticarci di una delle sorprese dell’anno, che risponde al nome di Kehlani, o Phresher, unico artista proveniente dalla scena hip-hop. La supervisione è, invece, dell’ormai abituale Rick Rubin.

Eminem - BET Hip Hop Awards Cypher Freestyle

Molto più degli album precedenti, Revival ha diviso gran parte degli ascoltatori: a livello di tematiche, Eminem, si è focalizzato su vari argomenti. In seguito a “The Storm”, freestyle mandato in onda ai BET Hip Hop Award a inizio ottobre, l’obiettivo principale non è cambiato: criticare il nuovo presidente degli USA. L’artista di Detroit non le manda a dire all’attuale presidente Trump, schierandosi apertamente contro la sua politica in “Like Home”  – traccia che vanta il feat. di Alicia Keys (decisamente ispirata nel ritornello) – e che diventa una sorta di inno romantico al suo paese, nonostante questo stia venendo più volte attaccato, appunto dal suo presidente, (“All he does is watch Fox News like a parrot and repeats, while he looks like a canary with a beak, why you think he banned transgenders from the military with a tweet? He’s tryin’ to divide us”). Altro tema politico importante viene fuoriesce in “Untouchable”, dove anche Eminem affronta il tema degli abusi di potere da parte dei poliziotti bianchi verso la giovane popolazione afroamericana: nei primi due versi, Em, si immedesima nei panni di un poliziotto bianco dal grilletto facile, mentre, nel terzo, lo troviamo a pensare come un giovane nero, in un crescendo continuo di ingiustizia e follia che ha portato poi, nella realtà, alle conclusioni che ben sappiamo (la canzone è stata pubblicata, peraltro, lo stesso giorno in cui il poliziotto bianco del South Carolina Michael Slager è stato condannato a 20 anni di carcere per l’omicidio del giovane di colore Walter Scott).

Eminem - Walk On Water (Feat. Beyoncè)

Nel disco, troviamo, però, anche un Eminem più conscious, come, ad esempio, in “Castle”. La canzone si snoda tramite tre lettere scritte alla figlia Hailey, durante tre diversi periodi della vita del padre, quasi deceduto a causa di un overdose di farmaci alla vigilia del Natale 2007. È, invece, con la successiva e conclusiva “Arose” che ci viene annunciato il lieto fine e la salvezza del cantante, in un crescendo finale che porta l’artista con la voce strozzata dall’emozione a voler riavvolgere il nastro per poter cambiare in meglio parte della sua vita, per il bene della figlia.
Dicevamo, però, che questo album ha diviso il pubblico… Tra le note dolenti sicuramente il voler approcciarsi del nostro alla trap, genere esploso nell’ultimo anno, nella traccia “Chloraseptic”, esperimento poco riuscito e di cui non sentivamo il bisogno. Molto particolare anche il primo singolo edito, “Walk On Water”, in cui l’artista apre il disco sopra un riff di piano che si addice poco alle sue caratteristiche, affidando il ritornello a Beyoncè.
Sicuramente un lavoro da ascoltare e che gli “stans”, i fan della prima ora di Eminem, non faranno fatica a farsi piacere.

Eminem - Revival

Se Eminem mancava dal 2013, era invece dal lontano 2010 che i N.E.R.D. non davano loro notizie. Per darci una rinfrescata alla memoria, il trio formato da Pharrell Williams, Chaz Hugo – duo che compone anche i Neptunes – e Shae Haley, aveva fatto ballare tutto il mondo alla fine del primo decennio del ventunesimo secolo (chi non ha mai sentito la hit “She wants to move” è un simpaticissimo bugiardo!), salvo poi paventare un’uscita di scena in seguito all’album “Nothing”. Da lì è esplosa la figura del Pharrell che tutti conoscono, tra canzoni sempre in vetta alle charts di tutto il mondo (basti pensare alla celeberrima “Happy”), linee di abbigliamento da lui create e una notevole carriera da executive producer in molti album di successo. Proprio come un fulmine a ciel sereno, è arrivato, a metà novembre, il primo singolo di quello che si sperava essere un nuovo lavoro del trio: quella “Lemon” che vantava il featuring di Rihanna.

N.E.R.D. – Lemon (Feat. Rihanna)

Classico beat pieno di bassi che ti impediscono di stare fermo, una RiRi aggressiva sin dal suo ingresso (“I get it how I live it, I live it how I get it”) ed ecco che le aspettative si sono immediatamente alzate, fino all’annuncio ufficiale dell’uscita di No_One Ever Really Dies, anch’esso il 15 dicembre. L’album (potete trovare qui cover e tracklist) vanta tantissime collaborazione di livello assoluto: è presente Rihanna, come detto sopra, ma troviamo anche Ed Sheraan, Future, Gucci Mane, Wale, Andre 3000, MIA e ,non meno importante, Kendrick Lamar (presente in ben due tracce). Questo nuovo lavoro è un caleidoscopio di sorprese: come Eminem, anche Pharrell si schiera apertamente contro Trump – paragonato al personaggio del mago di Oz dell’omonimo film nella seconda traccia, “Deep Down Body Thurst” – e parla dell’uccisione di un afroamericano da parte di un poliziotto (in “Don’t Don’t Do It”, dove vengono citati molti dei luoghi in cui sono avvenuti questo tipo di crimini, da Ferguson a Baltimore).

N.E.R.D. – 1000 (Feat. Future)

Dicevamo essere, il disco, un caleidoscopio di sorprese… Ciò che caratterizza tutto il percorso musicale lungo le 11 tracce sono i repentini e inaspettati cambi di ritmo, cui i diversi artisti presenti riescono ad adattarsi benissimo: due esempi, non a caso, sono Future e Gucci, che non sfigurano anche su beat meno consoni alle loro abitudini. Cambi di ritmo che, personalmente, non influiscono nemmeno sulla lunghezza delle tracce, ma, anzi, fanno scorrere in modo gradevole tutto il disco (“Lighting Fire Magic Prayer” dura quasi 8 minuti, ma non pesano minimamente). Bene anche l’accoppiata Kendrick-MIA nella traccia “Kites”, che tratta dell’abbattimento delle barriere e delle frontiere tra le diverse popolazioni, dando un messaggio universale di speranza e solidarietà.
Insomma, il trio mancava da 8 anni ma è tornato per ricordare a tutti che il loro lo sanno ancora fare, dandoci un disco notevole a livello di contenuti e sonorità.

N.E.R.D. - No_one Ever Really Dies

Veniamo al gruppo che possiamo considerare la sorpresa maggiore durante quest’ultimo anno: i Brockhampton. La prima “internet boy band” – così come è stata definita da uno dei suoi leader, Kevin Abstract, che si ispira liberamente a quella che fu la Odd Future di Tyler, the Creator – ha letteralmente monopolizzato il 2017, dando alla luce una trilogia dal titolo “Saturation”, il cui ultimo capitolo è uscito anch’esso il 15 dicembre. Produzioni molto sperimentali e innumerevoli beat-switch, accompagnati sempre da una raffica di rime dei vari componenti del gruppo, rendono anche quest’ultimo episodio molto fresco ed orecchiabile. Chissà magari che l’anno prossimo non ci regali dei progetti solisti del gruppo…

Brockhampton - Boogie

Brockhampton - Saturation III

A completare la valanga di uscite del 15 ci ha pensato Jeezy, col suo ultimo lavoro “Pressure”. Un sacco di ospiti in questo disco, tra cui l’onnipresente 2 Chainz, Kodak Black, YG, Rick Ross, Wizkid e il duo Kendrick-J Cole (chissà che finalmente il nuovo anno non ci porti news ufficiali sul loro album…) sulla traccia “American Dream”. Jeezy prova a cambiare direzione, facendoci sentire che ci sa fare anche se le produzioni non sono puramente trap come suo solito, come dimostra lungo tutte le 13 tracce.

Jeezy - Pressure

Come ultimi album da menzionare scegliamo sicuramente “8” di Statik Selektah e “Huncho Jack, Jack Huncho” nato dalla collaborazione tra uno dei leader dei Migos, ovvero Quavo, e Travis Scott.
Per quanto riguarda il disco di Selektah, ovviamente, il lato produzioni è tutto affidato a lui (eccetto “Disrespekt” che è co-prodotta da The Alchemist), mentre, al mic, si alternano tanti pezzi grossi della scena americana, tra cui i Run The Jewels, Action Bronson, Raekwon e Joey Badass.
Parlando invece di “Huncho Jack” vediamo tra i feat solo Offset e Takeoff, gli altri due componenti dei Migos. Travis Scott e Quavo si sposano sia a livello di flow che di sonorità, ed entrambi stendono il tappeto rosso al 2018, che dovrebbe vederli pubblicare progetti a livello solista per quanto riguarda il primo (Astroworld è annunciato ormai da mesi, speriamo di vederlo uscire presto) mentre, per il secondo, si parla sicuramente di un secondo capitolo di Culture.

Statik Selektah - 8

Travis Scott & Quavo - Huncho Jack, Jack Huncho

A chiudere la nostra rubrica, come di consueto, passiamo ai video usciti nell’ultimo mese. Cominciamo dall’ultimo singolo estratto da “DAMN” di Kendrick Lamar: parliamo di Love, che vanta il feat di Zacari.

Kendrick Lamar – LOVE (Feat. Zacari)

Dopo un estenuante countdown durato giorni, Killer Mike ed El-P hanno pubblicato il video, dalle chiare tinte apocalittiche, di “Call Ticketron”, a un anno dall’uscita del terzo capitolo di RTJ. Chissà che con l’anno nuovo non arrivi anche il quarto episodio….

Run The Jewels – Call Ticketron

Facciamo un salto in Francia, giusto per sentire “N’Da”, quinto singolo estratto dall’omonimo album della MMZ (ne avevamo parlato nella prima puntata di Passepartout).

MMZ - N'Da

A chiudere questa seconda puntata della nostra rubrica, diamo spazio alle quote rosa: vi lasciamo con l’esibizione della bravissima SZA direttamente dal Saturday Night Live. Fatevi avvolgere dalla sua voce in queste fredde sere invernali, noi ci vediamo il mese prossimo! Buone feste a tutti

Loris Bellitto

SZA – The Weekend (Live @ SNL)