21 settembre 2018
Passepartout

Soundtrack e scena hip-hop si fondono: Black Panther ed i suoi precedenti

>Loris Bellitto Loris Bellitto
marzo 06, 2018

Febbraio è stato un mese non troppo esaltante per le uscite internazionali. Dopo l’uscita del secondo capitolo di Culture, un mese fa, il mercato ha registrato una nuova fase di stallo, tenendo gli album più interessanti per il prossimo futuro.

Allora noi de lacasadelrap.com abbiamo deciso di incentrare la puntata di Passepartout sul vero motivo di interesse di febbraio, ossia la soundtrack di “Black Panther” e come la cultura hip-hop abbia influenzato anche il mondo cinematografico.

TDE si erge a etichetta protagonista negli USA

La notizia di questo mese di febbraio è sicuramente l’uscita della OST del nuovo cinecomic Marvel “Black Panther” (qui cover & tracklist). Fece già scalpore, a fine anno scorso, che “la casa delle idee” scelse di affidare la colonna sonora nelle mani di sua maestà Kendrick Lamar ed alla sua etichetta, la Top Dawg Entertainment. Non tanto per la qualità dell’artista eh, sia chiaro: Kendrick ha raggiunto ormai il livello di superstar acclamata e riconosciuta da chiunque, e la qualità dei suoi prodotti (ultimo in ordine di tempo il pluripremiato DAMN. , il cui tour europeo è partito qualche giorno fa) non è mai calata.

Ci ha lasciato tanto sorpresi, quanto ci ha fatto enormemente piacere, che per un prodotto del genere si sia voluta dare una chiara impronta hip-hop affidando la parte musicale all’etichetta probabilmente più innovativa e completa nel panorama U.S.A.

I precedenti: da Jigga fino a Luke Cage

Già, perché è successo molto raramente che le case di produzione cinematografiche han deciso di improntare sull’hip-hop le OST dei film.





Probabilmente il primo vero esperimento in questo senso risale a 5 anni fa: Baz Luhrmann, dopo i successi di capolavori come “Romeo + Juliet” e “Moulin Rouge” decide di trasporre sul grande schermo il romanzo di Francis S. Fitzgerald “The Great Gatsby, che già precedentemente era stato adattato alla Tv o, nella versione migliore, era diventato un film di scarso successo (con protagonisti Robert Redford e Mia Farrow, nel 1974). Luhrmann, regista dal grande senso estetico e che fa della spettacolarità un suo punto cardine, sceglie di affidare la produzione della colonna sonora niente di meno che a Shawn Carter, al secolo Jay-Z (coadiuvato dai The Bullitts).

Il risultato è stata la vetta della Billboard 200, per una OST estremamente variegata ed eterogenea: dalla hit strappalacrime di Lana Del Rey (“Young And Beautiful”, struggente nel film a fare da sottofondo alla difficile storia d’amore tra Leo DiCaprio e Carey Mulligan) alla partecipazione dei The XX per “Together”, sino alle tracce più ballabili dell’album, affidate una a will.i.am (“Bang Bang”, parziale rifacimento della canzone di Cher degli anni ’60) e l’altra a Fergie & Q-Tip (“A Little Party Never Killed Nobody”), entrambe perfette per entrare nelle caotiche feste del signor Gatsby organizzate nella sua villa infinita.

Il risultato fu un’ottima soundtrack, che anche oggi riascolto molto volentieri, solo, molto probabilmente, poco attinente alle atmosfere anni ’20 del film di Luhrmann.

Suicide Squad : flop annunciato?

Altro esperimento controverso fu sicuramente quello di Suicide Squad. La OST distribuita da Atlantic Rec. sin dalla tracklist presentava una commistione di generi che lasciava quantomeno sorpresi:  molti artisti chiaramente hip-hop (da Rick Ross a Lil Wayne, passando per Kevin Gates, Action Bronson e Logic) uniti ad artisti pop (Imagine Dragons, X Ambassadors, Panic! At The Disco), r&b (la meravigliosa Kehlani con la sua “Gangsta” già inclusa nell’album di debutto) ed addirittura EDM (Skrillex, ormai sempre più un habituè delle collaborazioni col mondo rap).

Purtroppo, se la colonna sonora è anche ben fatta e fluida all’ascolto, almeno personalmente non può non essere influenzata da un film scialbo e piatto, molto meno rilevante rispetto alle aspettative che tutti i fan DC si erano fatti sin dal primo trailer proiettato al ComicCon.

Atlanta e l’eclettismo di Donald Glover

Sono invece quasi passati due dalla prima opera seriale improntata sul mondo dell’hip-hop: a fare da apripista, prodotta dal canale FX (già noto per serie di culto come The Americans, Sons Of Anarchy o la serie antologica American Horror Story) e creata dalla mente eclettica e polimorfa di quell’artista a tutto tondo che risponde al nome di Donald Glover (o Childish Gambino se preferite), Atlanta ha fatto il suo debutto sul piccolo schermo nel settembre ’16, ricevendo subito consensi unanimi.

La serie, che si svolge proprio nella capitale dello stato della Georgia, narra le vicende di Earl (interpretato dallo stesso Glover), che tenta di riconciliare i rapporti con la sua ex, madre di sua figlia.

Earl sarà affiancato dal cugino Alfred, il cui pseudonimo nell’ambiente hip-hop è Paper Boi. Come potete immaginare, la colonna sonora ha influenze dalla scena della stessa città.

Purtroppo chi vi scrive ha questo prodotto televisivo in watchlist da tempo, e le mie considerazioni su di essa non possono che essere superficiali.

L’arrivo di Netflix

Con l’exploit della piattaforma di streaming digitale Netflix abbiamo avuto nuovi esperimenti di soundtrack influenzate dalla cultura hip-hop. Tutto è cominciato con la messa in onda in blocco della prima stagione di “The Get Down“ : la serie (che purtroppo si ferma alla prima stagione, è stata annunciata la sua cancellazione lo scorso maggio) ci porta nella New York degli anni ’70 dove si respira aria di grandi cambiamenti, sia culturali sia, ancora più fortemente, musicali.

Ed è proprio la musica il fulcro dell’intera serie: Ezekiel e Mylene sognano entrambi di fare carriera, e sulla loro strada incroceranno due mostri sacri della cultura hip-hop come Grandmaster Flash e Dj Kool Herc! Anche qui ritroviamo dietro la macchina da presa il buon Luhrmann, cui va dato il merito di aver girato un prodotto molto dettagliato ed interessante, non supportato purtroppo dagli ascolti necessari per proseguire la serie.

Rappin’ in Harlem : ecco Luke Cage

Ma è ancora Netflix a proporci una interessante serie, con chiare influenze Hip-Hop: stiamo ovviamente parlando dell’arrivo sul piccolo schermo del supereroe Carl Lucas, alias Luke Cage, il forzuto ed indistruttibile cittadino di Harlem che aveva inizialmente fatto la sua comparsa nella prima stagione di Jessica Jones. Per i più attenti, già dai titoli degli episodi si può trovare qualcosa di strano: già, perché ogni singolo episodio prende il nome da una canzone dei Gang Starr, il duo (nativo proprio di NY) composto da Guru e Dj Premier. Troviamo ad esempio il pilota chiamato “Moment Of Truth”, ma troviamo anche “Code Of The Streets” oppure “Step In The Arena”.

Che dire poi dei vari cameo presenti nella serie? La performance live di Jidenna, con la sua “Long Live The Chief”, nella quinta puntata ha anticipato l’uscita del suo album. Indimenticabile anche la comparsata di Method Man nella penultima puntata: il rapper riconosce Luke Cage per strada e lo ringrazia per quello che sta facendo per Harlem, dedicandogli anche una canzone, “Bulletproof Love”.

Ma il personaggio più iconico che rimane della serie è sicuramente uno dei villain proposti, quel Cottonmouth magistralmente interpretato da Mahershala Ali (già visto come guardia del corpo di Kevin Spacey in “House Of Cards” e interprete nel film premiato con l’Oscar “Moonlight” lo scorso anno) che tiene appeso, nello studio del suo club, la foto diventata icona di Notorious B.I.G. rappresentato con la corona, come se fosse il re di quella immensa città che è NY.

Kendrick nel MCU: lo status di icona è raggiunto

Ma torniamo alla notizia di apertura: Black Panther ! Dal mio personalissimo punto di vista, il fatto che la Marvel abbia scelto di affidare alla TDE, e più nello specifico a Kendrick, la realizzazione della OST non può che farci riflettere su che livello di credibilità e qualità l’artista di Compton abbia raggiunto. Lamar ha trasceso il mondo della musica ed è addirittura entrato in quello cinematografico (per la cronaca, il film gli è piaciuto al punto di proporsi come villain per un eventuale sequel), diventando un’icona mondiale a tutti gli effetti (come se non bastassero i riconoscimenti per i suoi album o la copertina di Time).

Andando ad analizzare in maniera più approfondita la OST, come il film è in un certo qual modo una pellicola storica per la Marvel (è pur sempre il primo stand-alone dedicato ad un supereroe di origine afroamericana, mai successo finora), anche la colonna sonora è particolare: tutte le tracce hanno un trait d’union chiaro, che ci rimanda a ritmi tribali sin dall’opening track.

Kendrick ha scelto di dare spazio sia ad artisti affermati (ScHoolboy Q sempre una garanzia, la traccia di Jay Rock non fa altro che aumentare l’hype nei confronti del suo prossimo album, la strana coppia James Blake-Andersoon .Paak da vita ad una ballad parecchio orecchiabile, Vince Staples sempre fuori dagli schemi, con un ritmo psichedelico; che dire poi di SZA nel primo singolo, probabilmente la traccia più pop del disco, ormai passato da tutte le radio) che a figure emergenti, che non hanno per niente sfigurato (da Zacari, già presente in DAMN. a Saudi, passando per il nativo di Sacramento Mozzy o il sudafricano Sjava, che qui ha scelto di cantare in zulu), o la ballad intensa di Jorja Smith I Am” , per arrivare alle nuove scoperte SOB X RBE, gruppo che ha pubblicato il nuovo album “Gangin” giusto qualche giorno fa).

Il prodotto preso in se è molto curato e suona compatto e fluido all’ascolto, non ci sono episodi fuori dal contesto ne stonature. Personalmente sono curioso, non avendo ancora visto il film, su come verrà collocato all’interno del film.

Chiudiamo col video fresco fresco di “Pray For Me”, Kendrick X The Weeknd. Sperando che questa puntata fuori dagli schemi sia stata apprezzata, al mese prossimo!