18 giugno 2018
Passepartout

Un mare di novità a maggio su Passepartout, da Post Malone a Childish Gambino

>Loris Bellitto Loris Bellitto
giugno 01, 2018

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Prima di inoltrarci nel consueto report mensile delle uscite estere, vi proponiamo la nostra ultima novità: la playlist di Passepartout! Per non perdere nessuna delle novità fuori dall’Italia, aggiornata costantemente, con tutto ciò che è necessario ascoltare in cuffia: seguici pure su Spotify!

beerbongs & bentleys, il ritorno del malinconico Post-Malone

Sono passati ormai due anni da “Stoney”, primo album ufficiale di Post Malone; di sicuro uno degli esordi discografici di maggior rilievo negli ultimi anni, risaltava subito nelle orecchie per quel suo stile malinconico ma incredibilmente catchy: il fenomeno rivelatosi al mondo con la hit mondiale “White Iverson” ha fatto della melodia e del cantato(ritrovato anche nel singolo estivo dell’estate scorsa, “Congratulations” in collaborazione con Quavo) un suo manifesto, unito al mood cupo che abbiamo trovato per esempio nella traccia di apertura, “Broken Whiskey Glass”. 

Anche e soprattutto per questi motivi c’era grandissimo interesse per il secondo disco di Malone, annunciato da mesi ormai, ma sempre rimandato a data da destinarsi. L’uscita dei due singoli trainanti del disco non ha fatto altro che accrescere l’attesa attorno ad esso: Rockstar” è diventato un successo mondiale, martellante sia in radio che nei club di tutto il mondo, immediatamente riconoscibile dalla prima battuta – cinque volte disco di platino nei soli USA, praticamente l’album aveva già certificazioni prima che uscisse. Il secondo singolo invece, Psychoin collaborazione con Ty Dolla $ign, ha atmosfere molto meno dark – basti guardare i due video, quello di Rockstar sembra ispirarsi in modo molto poco velato a Tarantino, con quel tocco di bianco&nero ancora più inquietante, mentre in Psycho abbiamo un paesaggio desertico- ed il solito ritornello che ti entra in testa e non lo togli più.

Ed è così che, dopo tantissima attesa, è uscito il 27 aprile beerbongs & bentleys. Pochi i featuring presenti: già detto di Ty Dolla $ign e 21Savage nelle due tracce di maggior successo, troviamo anche Swae Lee in Spoil My Night, Nicki Minaj in Ball for me e G-Eazy e YG in Same bitches. Le produzioni invece sono affidate a vari artisti, come Scott Storch, RoccStar, Andrew Watt, Frank Dukes e PartyNextDoor.

Più che un album, possiamo parlare di una playlist apposita per Spotify&co. Mi spiego meglio: come già successo per quel caposaldo/mattone (dipende dai punti di vista) di Culture II (24 tracce, per quasi due ore di ascolto…), anche per Post Malone l’obiettivo dell’artista e dell’etichetta è parso essere quello di far uscire un disco zeppo di canzoni, che si somigliano tutte l’una all’altra, tra riff di chitarre, ritornelli orecchiabili ed una dose di tristezza sparsa in tutto l’album. Il risultato pare essere un album “intercambiabile”: modificando l’ordine delle tracce(o più semplicemente, attivando la modalità shuffle in qualsiasi vostro lettore musicale) il risultato non cambierà.





Sai my prayers, but I lost faith a long time ago
Dream nightmares
I guess we’re gettin’ used to losin’ hope”

Ogni canzone è potenzialmente un singolo straccia-record come i precedenti (ed anche qui, le analogie coi Migos si sprecano…), dalla opening track Paranoid alla incalzante Better Now, fino alla struggente Otherside (il punto più alto dell’album, dove Malone si mette a nudo rivolgendosi alla ragazza che lo ha tradito, col ritornello sopracitato). Il risultato però risulta ridondante, già sentito, ripetitivo…

In sintesi, Post Malone straccerà altri record a suon di ascolti digitali, views e quant’altro, ma se Stoney ci aveva piacevolmente sorpreso per la ventata di novità portata sulla scena americana rispetto ai suoi colleghi più affini (uno a caso, Lil Uzi Vert), questo nuovo album non ci porta nulla che non avessimo già sentito col precedente.

La trilogia si chiude: ecco SR3MM

Dopo l’uscita di due fortunati capitoli (uno nel 2015, l’altro l’anno successivo, raggiungendo la posizione numero cinque della Billboard 200) anche Sr3mm dei Rae Sremmurd era uno di quei dischi che ci eravamo stancati parecchio di aspettare. Dopo l’uscita dei singoli, rispettivamente Guatemala di Swae Lee e CLOSE del duo, erano molti ad attendere l’uscita del disco.

L’attesa è stata ampiamente ripagata: il duo ha pubblicato il 4 maggio un triplo disco (che prende ampiamente ispirazione, sin dalla copertina, da Speakerboxxx/The Love Below degli Outkast), composto da quello del duo, chiamato appunto SR3MM, ed i due dischi solisti dei rispettivi componenti, Swaecation di Swae Lee e JMXTRO di Slim Jxmmi (qui trovi tutte le info relative ai tre lavori).

3 dischi, 3 diverse chiavi di lettura

Partiamo dal lavoro del duo, SR3MM appunto. A collaborare coi due fratelli Brown sono stati chiamati solo nomi di spessore, quali Travis Scott, Future, The Weeknd e Juicy J. Il tappeto musicale è stato invece affidato quasi totalmente a Mike Will Made It, produttore storico dei due ragazzi.

Sin dalla traccia di apertura, Up in my cocina, possiamo presumere che non sarà un lavoro dai toni coloriti: il beat è minimale, quasi psichedelico, e la voce di Lee ci si sposa alla perfezione. CLOSE è in riproduzione da mesi ormai, mentre invece la traccia con The Weeknd, cui è affidato il solito rit cantato, ha un beat più sobrio rispetto a quelli precedenti.
Perplexing Pegasus è uno spaccato dell’alchimia che ormai si è creata tra MikeWill ed il duo: beat spaziale e barre che ci si spalmano sopra in modo naturale. Ma la traccia che ti rimane impressa di tutto il disco è sicuramente Powerglide: campionando Side 2 Side dei Three6Mafia, ed aggiungendoci il feat di uno dei membri di essa, Juicy J, il pezzo omaggia appunto il passato, restando comunque fedele alle idee del duo, tra il solito cantato di Swae Lee e l’approccio prettamente più rap di Jximmi.

Swaecation è invece l’opportunità per Swae Lee di avere uno spazio tutto suo. Ovviamente il nostro si diletta col suo cantato su basi più chill rispetto al disco precedente. Ciò risulta chiaro ed evidente sin dalla prima traccia, Touchscreen Navigation: Lee si apre dichiarandoci il suo intento di trovare il vero amore (“If it’s on my mind then it’s on yours too, I’ll make the first move and I guarantee you’ll call me back, yeah, Cupid got a bounty on me”) su una produzione di Bizness Boi. Tutto il disco si districa su basi da tramonto californiano, Swae sceglie basi più melodiche e synth meno cupi, che si adattino alla sua voce più acuta. Se dovessimo scegliere un pezzo simbolo, sarebbe di sicuro Guatemala: classico pezzo estivo, beat di Mally Mall e feat di Jxmmi, che troviamo perfetto da ballare in spiaggia nei mesi a seguire. Fatevi trascinare dal ritmo caraibico e non ve ne pentirete!

Chiude il trittico l’album di Slim Jxmmi, chiamato JXMTRO, ed è spudoratamente la parte più trap del lavoro. Beat minimali (oltre al solito MikeWill, anche gli altri nomi presenti lasciano intendere un lavoro più trap, vedasi Frank Dukes, Zaytoven o 30Roc) ed i featuring affidati a Zoe Kravitz, Pharrell, Trouble e Riff 3X.
Altre nove tracce a chiudere questo lavoro, anch’esso con un’anima propria, ben distinta rispetto agli altri due.

Si rischiava di avere l’ennesimo lavoro appesantito dalle notevoli tracce di quest’anno, invece la grande varietà di atmosfere lo fa risultare un lavoro godibile, senza troppe pretese. “We’re the ones in charge now, who are y’all?” chiede Swae Lee, in modo retorico: il duo rappresenta bene lo status di rockstar nella scena attuale, ed appare lampante come possano solo crescere insieme.

This is America.

We just wanna party
Party just for you
We just want the money
Money just for you

A proposito di artisti tanto attesi… Quando lo scorso 8 maggio uscì un nuovo singolo di quella che è, ad oggi, una delle star più affermate e più eclettiche ed influenti non solo del panorama artistico USA, Donald Glover aka Childish Gambino, il web è andato in fibrillazione.

Due anni sono ormai passati da quella perle che risponde al nome di Awaken My Love e, tra progetti serial (se non lo avete ancora fatto, voi che mi state leggendo, recuperate al più presto quel capolavoro di Atlanta – noi ne avevamo già parlato qui) e cinematografici (Glover ha, tra l’altro, interpretato Lando Calrissian, giovane fuorilegge dell’universo di Star Wars nello spin-off uscito da pochi giorni Solo: A Star Wars Story) in molti speravano in qualche notizia/anticipazione di un nuovo progetto discografico.

Benissimo, in This Is America non troverete nulla di tutto ciò. La canzone va necessariamente vista assieme al video (che troverete più in basso nella rubrica) girato da Hiro Murai, ed è un manifesto: manifesto dell’idea di blackness nell’America di oggi, quell’America spesso razzista a partire dall’attuale presidente Trump.

No alle armi e pericolo di omologazione

Il video è un continuo trovare rimandi e citazioni a fatti accaduti negli USA: se l’esecuzione con un colpo di pistola può essere collegata alla morte di Travon Martin (freddato ingiustamente dai marshall statunitensi), il massacro del coro gospel con un’arma semiautomatica fa venire subito in mente il massacro di Charleston. Qui ovviamente emerge il primo messaggio forte di Glover all’interno della canzone: la difficoltà della convivenza tra etnia bianca ed afro in una nazione tutt’altro che tollerante come quella americana. Ciò, unito alla facilità di possedere un’arma da parte di tutti, fa sì che fatti come quelli sopra riportati siano all’ordine del giorno.

Look how I’m geekin’ out
I’m so fitted
I’m on Gucci
I’m so pretty
I’m gon’ get it

All’interno di queste rime, e più avanti nella canzone, troviamo il secondo grosso obiettivo di Gambino: il pericolo dell’omologazione. Una nazione che ti spinge ad essere tutti uguali, a valutare in modo estremamente superficiale l’immagine di sé piuttosto che l’essere sé stessi: è da ciò che l’artista ci mette in guardia, invitandoci a mantenere una propria identità.

Sarà sicuramente un brano su cui riflettere, lontano anni luce da tutto quello che è uscito negli ultimi tempi, e dagli stereotipi che l’hip-hop ci sta mostrando. Una canzone come questa lascia basiti, attoniti, addirittura con l’amaro in bocca… E forse non è un male, visto tutto il resto pubblicato quest’anno.

King Push, DAYTONA… Pusha Is Back.

Doveva chiamarsi King Push ed uscire parecchio tempo fa… Invece dell’ennesima fatica musicale di Pusha T (assente dalla scena dal 2015, anno in cui uscì Darkest Before The Dawn – The Prelude, una sorta di prequel dell’album), tra continui rinvii, non si è saputo più nulla. Fino al mese scorso, quando Kanye West ha annunciato tramite il suo account Twitter che l’album sarebbe uscito il 25 maggio (e sarebbe stato il primo di una serie di cinque di cui lui è produttore esecutivo. Gli altri saranno il suo singolo, il suo in collabo con Kid Cudi, quello di NAS e quello di Teyana Taylor). E si sa che, quando parla Yeezy, la sua parola è legge…

L’album (o forse sarebbe più corretto chiamarlo EP, vista la durata di appena venti minuti) ha cambiato nome, diventando ora DAYTONA (Pusha ha spiegato che non gli sembrava adatto, dopo anni, mantenere il titolo originale.”Daytona represents the fact that I have the luxury of time” ha dichiarato l’artista). Le produzioni sono tutte affidate a Mr. West, mentre i feat sono solo due: Kanye in What Would Meek Do? e Rick Ross in Hard Piano. Risalta tantissimo la scelta della cover: la foto ritrae il bagno della camera dove morì Whitney Houston (i diritti dell’immagine sono stati acquistati da Kanye alla modica cifra di 85.000 dollari!).

“It was written like Nas, but it came from Quentin”

Il verso di cui sopra è tratto da Infrared, traccia che chiude l’album. In questa è (molto poco) velato il dissing a Drake, tacciato di usare ghostwriter (Quentin Miller, appunto) per i suoi testi (10 Bands in questo caso). Emerge anche la bravura del rapper nel citare dei capisaldi dell’hip-hop americano (ricordiamo che It Was Written è proprio il titolo del secondo album di Nas, mentre invece la barra di apertura del pezzo ha un chiaro riferimento a The Prelude di Jay-Z).

Le altre uscite del mese

Come al solito, è arrivato il momento di fare una carrellata veloci su album degni di nota: partiamo dal nuovo disco di Royce da 5’9”Book of Ryan è il titolo, e segna il ritorno sulla scena di uno dei componenti degli Slaughterhouse, dopo l’uscita ad inizio anno di PRhyme 2, album prodotto da DJ Premier.
Vari i producer chiamati da Royce, da 808-Ray a Boi-1da, fino ai soliti Frank Dukes e DJ Khalil. Interessanti anche i feat, che comprendono nomi come J Cole, Eminem, Jadakiss e Pusha T.

Die Lit è invece il disco d’esordio di Playboi Carti. Il nativo di Atlanta, già apparso come feat in album importanti, ha pubblicato per Interscope la sua opera prima lo scorso 11 maggio (lo abbiamo anche visto in Italia, precisamente al Magnolia di Milano, qualche mese fa).
Tra i feat accreditati mezza scena USA e un tocco di british: Nicki Minaj, Young Thug, Skepta, Lil Uzi Vert, Travis Scott… Nomi importanti per un progetto atteso da tanto.

Testing.
Era da tanto che lo attendevamo, e proprio l’ultimo venerdì di maggio ASAP Rocky ci ha accontentato: dopo At.Long.Last.ASAP. del 2015, ed i due Cozy Tapes usciti gli anni a seguire, c’era parecchio hype attorno a questo progetto. Il singolo di lancio, ASAP Forever, in cui Rocky campionava Porcelain di Moby, è uscito un mese fa, e per fortuna non abbiamo dovuto attendere l’album poi tanto!

Vive la France!

Niente album da segnalare questo mese per quanto riguarda i nostri cugini d’oltralpe, purtroppo. Ci limitiamo a farvi vedere un paio di video bomba!

Cominciamo da una collabo che ci tocca da vicino: Kalash è uno dei pilastri della nuova scena francese. L’artista classe ’88 è uscito lo scorso anno col disco Mwaka Moon e proprio la title track è stata remixata, col feat di uno dei nostri artisti più in vista nell’ultimo anno: stiamo parlando di Sfera Ebbasta.

Nuovo freestyle per La Fouine! Siamo arrivati al #5, intitolato questa volta ad uno dei calciatori che ha dominato la stagione sportiva che si sta per chiudere.

News from the world

Dicevamo sopra dell’iperattività di Kanye West… Benissimo. Sono stati confermate, da lui in persona, le release ufficiali di progetti da lui prodotti: Love Everyone, suo disco(ma anche qui, come per Pusha ed i progetti di cui parlerò di seguito, dovremmo parlare di EP, vista il ridotto numero di tracce) solista dopo The Life Of Pablo, uscirà oggi. L’8 giugno invece sarà la volta di Kids See Ghost, album in collaborazione tra lui e Kid Cudi su cui l’hype è altissimo. La settimana successiva vedrà la luce il nuovo album di Nasir Jones, in arte Nas, di cui ancora però non si sa niente. A chiudere il tutto, il 22 giugno, come gli album sopra elencati co-prodotto da GOOD Music e Def Jam, l’album di Teyana Taylor.

Come se non bastasse, un’altra etichetta di spicco nel panorama statunitense ha annunciato il suo prossimo progetto: stiamo parlando della Top Dawg Entertainment che, dopo i botti dello scorso anno con Kendrick e Ab-Soul, pubblicherà il prossimo 15 giugno Redemption di Jay Rock. 3 anni dopo quell’album fantastico che è 90059, cosa dovremmo aspettarci dal forse più sottovalutato artista TDE?

Astroworld season is coming… Altro progetto chiacchieratissimo da tempo è quello di Travis ScottAstroworld appunto. Pare che non manchi molto: Travis ha pubblicato ad inizio maggio il primo singolo, Watch, coi feat di Kanye e Lil Uzi Vert. Se le premesse sono queste… Chissà cosa ci aspetta!

Video of the month!

A concludere la nostra rubrica, come di consueto, vi postiamo i video migliori dell’ultimo mese!

Dopo averne parlato tanto in precedenza, eccovi il video di This Is America di Childish Gambino.

Per i più attenti, avrete notato che nel video di Glover c’è un cameo non da poco… Se non vi avete fatto caso, vi diamo una mano noi: stiamo parlando della bellissima SZA! E, per ricambiare il favore, chi c’è nel nuovo video dell’artista di casa TDE? Esatto, proprio Donald Glover!
Eccovi il video di Garden (Say It Like Dat)!

Di Cardi B ne avevamo già parlato il mese scorso(precisamente qui). Bene, la rapper ha appena pubblicato il nuovo singolo con video annesso. La traccia è I like it, dai suoni spudoratamente latino-americani, tant’è che sulla traccia troviamo uno degli artisti migliori di genere, ossia J Balvin, ed il rapper di Porto Rico Bad Bunny. Altra traccia che sentiremo parecchio anche sulle spiagge nostrane, ci scommettiamo!