19 luglio 2018
Passepartout

I deliri di Kanye nel Wyoming, The Carters… Passepartout is back!

>Loris Bellitto Loris Bellitto
luglio 02, 2018

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Prima di inoltrarci nel consueto report mensile delle uscite estere, vi proponiamo la nostra ultima novità: la playlist di Passepartout! Per non perdere nessuna delle novità fuori dall’Italia, aggiornata costantemente, con tutto ciò che è necessario ascoltare in cuffia: seguici pure su Spotify!

Ci sembra doveroso, prima di cominciare come di consueto l’analisi di quanto è successo lo scorso mese nella scena internazionale, ricordare chi non c’è più.
XXXTentacion, prima che essere un artista, prima di essere the next big thing del rap americano, era un ragazzo di poco più di 20 anni, morto a causa di un’apparente rapina a Deerfield, in Florida, lo scorso 18 giugno.

Come detto sempre nella nostra rubrica qualche mese fa, quando uscì il secondo disco ufficiale ? , poteva non piacere il personaggio in sé né le vicende legali che lo hanno visto protagonista in passato, ma non si può negare il potenziale musicale originale. Sad è la hit di quell’album, ci piace ricordarlo così.

Dov’eravamo rimasti?

Nell’ultima puntata di maggio ci siamo lasciati con parecchia carne al fuoco! Era appena uscito Daytona di Pusha T, l’EP che doveva aprire la strada alla Yeezy Season: Kanye West, dopo varie vicissitudini durante gli ultimi anni (dalla pubblicazione un po’ casuale dell’ultimo album, The Life Of Pablo, sino al ricovero in ospedale, nel novembre 2016, per problemi psichiatrici), ha deciso di fare le cose in grande. Nei panni di boss della sua etichetta, GOOD MUSIC, ha scelto di pubblicare, a cadenza settimanale, questa serie di EP (aperta, come detto sopra, a fine maggio, da Daytona), ognuno di 7 tracce. Tutti, ovviamente, prodotti da lui.

Perchè solo 7 tracce?

Siamo sinceri, questa domanda ce la siamo fatti tutti. Soprattutto quando, dopo aver atteso anni un album, ad esempio, di Pusha, ci troviamo costretti ad accontentarci di solamente venti minuti di musica.
Come rivelato dall’ex membro dei Clipse, la “colpa” è solamente da ricercarsi nella persona di mr. West!





«Man, if we can’t kill you in seven songs, we don’t really need to be doing the music.»

Chiare, semplici, definitive. Le parole di Kanye non hanno bisogno di ulteriori spiegazioni.
Piuttosto, una riflessione è doveroso farla: nell’epoca dello streaming, degli ascolti Spotify e delle vendite che tengono necessariamente conto di questi ultimi, meglio questa linea di pensiero o, di contro, album di 20 e più tracce, col disco che sfiora le due ore, fatto ad hoc per la modalità shuffle?
Come avrete letto nei mesi precedenti, non ci riteniamo soddisfatti degli album che della seconda linea di pensiero sono diventati i capisaldi, ossia Culture II beerbongs & bentleys, troppo lunghi e dispersivi, ma soprattutto tutte canzoni simili le une alle altre…

Certo è che, come già confermato il mese scorso dopo l’ascolto di Daytona (tappeto sonoro superlativo, il rapper di NY che dimostra di essere, a livello di flow, uno dei migliori sulla piazza, rit perfetti), arrivi al termine del prodotto e ti chiedi per quale motivo sia già finito! Troppo breve, speriamo che oltreoceano trovino una via di mezzo tra le due scuole di pensiero.

Wyoming Sessions pt. II : ye

Quindi, sostanzialmente, dopo l’esordio di Daytona, giugno si apre con l’uscita di Ye. La genesi del disco vede il nostro protagonista rifugiarsi nel Wyoming, non proprio lo stato più glamour e patinato d’America, anzi… Kanye sceglie di rifugiarsi tra le montagne a meditare e riflettere sulla via che potrebbe prendere questo nuovo progetto.

Disco annunciato per il primo del mese e presentato con un party esclusivo, tenutosi appunto nella cittadina di Jackson, Wyoming (per farvi capire la portata, un paese di nemmeno 10000 abitanti che riceveva mezza scena musicale americana…) cui si poteva assistere tramite l’app WAV.
La cover del disco (diventata un meme virale nel giro di pochi minuti) è stata scattata mentre Kanye si dirigeva al suddetto party, e ciò che risalta è sicuramente la scritta in verde

“I hate being bi-polar,
It’s awesome.”

Sin dalla cover Kanye ci sbatte in faccia che per lui non è sicuramente il periodo migliore della sua vita, e ciò emerge con l’ascolto del disco. Scordatevi le manie di grandezza di Yeezus, dimenticate le sperimentazioni folli e continue di TLOP, in Ye prova ad aprirsi e sfogare tutto il suo malessere. Sin dall’opening track promette di uccidersi (Today I seriously thought about killing you, I contemplated premeditated murder And I think about killing myself)per eleggersi a supereroe nella successiva Ykes, forse l’unica canzone realmente appetibile da poter pubblicare come singolo.

“That’s my bipolar shit , nigga, what?
That’s my superpower, nigga, ain’t no disability
I’m a superhero! I’m a superhero!”

Cosa troviamo in comune coi lavori precedenti? Sicuramente il voler campionare dall’universo soul (l’apertura di All Mine con l’organo è da pelle d’oca), il voler trattare la donna con poco rispetto (sempre nella terza traccia, il cui tema dominante è l’infedeltà) e subito dopo come figura fondamentale della sua vita (in Wouldn’t Leave, dove si ritrova a ringraziare Kim per la sua presenza durante i suoi periodi bui).
Abbiamo anche quel capolavoro di Ghost Town – in cui compare il suo partner-in-crime Kid Cudi (di cui parleremo a breve) e pure l’ultimo acquisto di casa GOOD Music, quella 070 Shake già ascoltata nel bellissimo rit di Daytona di Pusha T – canzone ultimata lo stesso giorno di uscita, e con una vena ottimista finale.

Dimenticatevi del Kanye della trilogia dell’orsacchiotto in copertina (The College Dropout, Late Registration Graduation) ma anche il folle visionario degli ultimi tre dischi. Mr. West non è più quello di prima, ma questo EP resta comunque un ottimo prodotto nella sua straordinaria carriera.

Wyoming Sessions pt. III : KIDS SEE GHOSTS

Arrivati al terzo episodio di questa saga, ci troviamo di fronte ad un prodotto annunciato da tempo, ma contemporaneamente intrigante. Detto delle vicissitudini di Kanye negli ultimi anni, il terzo capitolo de Wyoming Sessions lo porta a collaborare con un altro artista che non se l’è passata granché bene ultimamente: Kid Cudi. I due artisti si sono lasciati e ripresi nel corso degli anni (ricordiamo l’esordio di Cudi in 808 & Heartbreaks, disco che ha poi influenzato molto la sua carriera), fino agli apprezzamenti per Passion, Pain & Demon Slayin’ di Kanye, o i due feat di Cudi in The Life Of Pablo (per la precisione Waves Father Stretch My Hands pt. I).

I due artisti hanno sicuramente voluto fare un lavoro certosino, in una ventina di minuti circa hanno racchiuso tutti i loro demoni (o forse è meglio usare il termine fantasmi, visto il titolo del disco) interiori, nati dalle loro psicosi e creati dalla loro mente malata.
Dal punto di vista strumentale, tutto si incastra al suo posto, tra suoni che ricordano molto poco velatamente il primo Cudi, quello di Man On The Moon: The End Of A Day (nella bellissima Reborn), e campionamenti inseriti nel mood del disco: da They’re coming to take me away di Napoleon XV (contenuta in Fire), What will Santa Claus say? di Louis Prima in 4th Dimension (dove troviamo anche un campionamento di Someday di Shirley Ann Lee, usato già in Ghost Town di Ye).
Come se non bastasse, quel genio di Kanye, in Cudi Montage, traccia che chiude questo fantastico EP, ha deciso bene di inserire il riff di chitarra di Burn the rain, canzone contenuta in una raccolta di due anni fa del frontman dei Nirvana Kurt Cobain. 

“That’s too new to mention, or fit in a sentence
If I get locked up, I won’t finish the sent—”

Dicevamo che i Kids See Ghosts (KSG da qui in poi) hanno sperimentato molto a livello di sonorità. Ma per quanto riguarda i testi?
Come in Ye, anche qui alterniamo tra strofe profonde ed altre più goliardiche (“She seem to make me always feel like a boss, She said I’m in the wrong hole, I said I’m lost”), i due artisti ci rendono partecipi della loro odissea, che parte dai problemi psichici di Kanye e di droga di Cudi, sino ad arrivare ad una Itaca che rappresenta lo stare bene, il sentirsi in pace (a proposito, geniale la strofa di Kanye in Cudi Montage, in cui le prime 4 barre sono chiuse proprio con la parola peace) col mondo. In una sola parola: rinascitareborn, proprio come la quinta traccia. Il punto più alto di questo album, come lo era Ghost Town per Ye.

“Had so much on my mind, I didn’t know where to go
I’ve come a long way from them hauntin’ me
Had me feelin’ oh so low.”

Cudi & Kanye hanno visto i loro fantasmi, faccia a faccia, li hanno affrontati in questo album, rinascendo.

Wyoming Sessions pt. IV: NASIR

Sette giorni dopo è la volta di Nas, altra pietra miliare di questa scena, che torna a far parlare di sé con l’undicesimo album ufficiale, sei anni dopo Life is good. Altro prodotto che aveva abbondantemente fatto parlare prima ancora dell’uscita, tutti eravamo curiosi di capire cosa potesse uscire dall’incontro tra una delle migliori penne dell’hip-hop e uno dei migliori produttori di sempre.
Dietro NASIR (qui potete trovare cover & tracklist) troviamo un comune fil rouge a legare i brani: i sette vizi capitali. Nas si traveste da David Fincher ed esplora le debolezze umane come solo lui sa fare, ovvero raccontandoci la quotidianità americana.

Il nostro viaggio comincia con Not For Radio, l’opening track in cui troviamo come feat Puff Diddy e 070 Shake (la new entry di casa GOOD Music si conferma a livelli alti, recuperate il suo EP Glitter uscito qualche mese fa se non lo avete ancora fatto). Nas comincia subito il suo racconto dall’orgoglio, per essere più precisi l’orgoglio della sua comunità, quella afroamericana, costantemente messa sotto attacco nell’America di Trump.
Discorso che viene sviluppato nella seconda traccia, in cui rappa anche Kanye: Cops Shot the Kid. Il titolo è già abbastanza esplicativo di suo, soprattutto in un periodo come questo in cui la polizia americana sfoga sempre più spesso una brutale violenza nei confronti della comunità di cui Nas e lo stesso Kanye (nonostante le sue uscite politiche infelici di cui abbiamo parlato sopra) si fanno portavoci. L’ira è ovviamente il peccato cui si fa riferimento qui, sopra un beat minimale in cui le lacrime strazianti di una madre che ha appena perso un figlio restano dentro quanto le parole al vetriolo dei due artisti.

In sostanza, rispetto agli album precedenti usciti per le Wyoming Sessions, quello di Nas sicuramente ci riporta alle radici dell’hip-hop, senza troppe sperimentazioni o contaminazioni: il rap contenuto nel disco parla di situazioni quotidiane, come poche altre volte successo in un disco di genere nell’ultimo periodo. Dimenticatevi i suoni patinati ed il mumble rap tanto in voga oltreoceano, il flow di Nasir Jones ti sbatte in faccia la realtà, nuda e cruda.

Everything Is Love: c’era bisogno?

Come un fulmine a ciel sereno in questo giugno già carico di novità, a metà mese è arrivato dal nulla, sotto la dicitura The Carters, Everything Is Love, ovvero l’album (qui cover & tracklist) di coppia tra Queen Bey aka Beyoncé e mr. Jay-Z. Il disco (ma anche qui, parliamo di nove tracce…) è una sorta di conclusione alla saga cominciata con Lemonade, due anni fa, e proseguita con 4:44.

Ricapitolando, nel disco di Beyoncè la popstar più famosa del mondo accusava il marito di tradimento, ma chiudeva il discorso perdonandolo. Un anno dopo, con 4:44, Jigga faceva reprimenda per ciò che aveva fatto e, costernato, ammetteva di odiarsi per aver rischiato di perdere tutto.
Cosa aspettarsi quindi da questa accoppiata, in quella che possiamo considerare la conclusione di una sorta di trilogia?

Parliamoci chiaro, la cosa che balza subito all’occhio è una ed una soltanto: Beyoncé rappa. In maniera notevole tra l’altro.
Ci sarebbe pure quel piccolo dettaglio, che il video del singolo è girato al Louvre, ma sarà mica un problema per The Carters?!
Scherzi a parte, il disco verrà ricordato più per le perfomances canore della ex Destiny’s Child che del marito. Abbiamo il singolo di cui sopra, in cui i due sembrano volersi adattare alle ultime tendenze hip-hop (beat di Pharrell e adlibs dei Migos lo confermano) per poi passare ad accordi di piano ridondanti e noiosi (in Nice), sino alla ballad più lenta, coi fiati di sottofondo, che è Boss. 
Personalmente non ci è rimasto granché di questo disco, nessuna delle nove tracce attecchisce particolarmente (tolto il singolo), persino i testi risultano già sentiti: la coppia non fa altro che ostentare il fatto di avercela fatta, di aver superato la loro crisi coniugale ed essere ripartiti più uniti di prima. Non manca la polemica, in Friends, con l’ex amico Kanye e la moglie Kim, accusati di averli delusi….

Seguite le nostre pagine social, per vedere cosa combineranno The Carters il 6 (a Milano) e l’8 luglio (a Roma)!

Le altre uscite del mese

Come di consueto, passiamo in rassegna tutto il resto che è stato pubblicato in questo mese.
Collegandoci a quanto detto sopra, c’è in realtà stata anche un quinto episodio delle Wyoming Sessions, anche se non prettamente legato al mondo dell’hip-hop. Stiamo parlando del disco, il secondo ufficiale, di Teyana Taylor. Il disco si chiama K.T.S.E. – Keep That Same Energy, come detto sopra anche qui troviamo 7 tracce, con feat di Kanye West, Ty Dolla Sign e Mykki Blanco. Molti i campionamenti R&B usati in questo caso, dietro la sapiente regia dei soliti West e Mike Dean.
La domanda che tutti si fanno è: sarà il disco di Teyana effettivamente l’ultimo di questa serie?

Nuova uscita per la label Griselda Records. Stavolta è il turno di Westside Gunn, fuori con l’album Supreme Blientele.
Tanti ed importanti i feat: da Elzhi Busta Rhymes, da Roc Marciano fino ad Anderson .Paak. 

Come annunciato il mese scorso, anche la Top Dawg Entertainment ha pubblicato il suo disco in questo periodo di grandi uscite.
Dopo il successo di 90059, è il turno ora di Redemption, terzo disco ufficiale di Jay Rock.
Oltre i soliti artisti di casa TDE, ossia Kendrick Lamar e SZA, nei feat troviamo accreditati J Cole, Jeremih e Future. Dietro le macchine, invece, nomi come Boi-1da, Mike Will Made It, Sounwave, Cardo Hit-Boy.

Anche Freddie Gibbs, ad un anno di distanza da You Only Live Twice, ha pubblicato un altro mixtape.
Si chiama Freddie, e qui sotto potete darci un ascolto!

Vive la France!

Se il panorama musicale americano è stato più movimentato che mai, non è che i nostri cugini d’oltralpe siano rimasti con le mani in mano, anzi!
Lithopédion è l’ultimo album di Damso, il terzo ufficiale dopo il successo (quadruplo platino) di Ipséité, uscito l’anno scorso.
Un solo feat (quello di Angèle in Silence) ed un mood piuttosto cupo a livello di strumentali, nonostante ciò Damso (che ha già sbancato la top50 di Spotify in Francia) si fa apprezzare per il suo flow.
Il primo singolo edito è Smog, di cui è uscito anche il video!

Bendero è invece l’album di esordio di Moha La Squale. Dopo i successi con i vari singoli editi (Bandolero La BP, contenute nell’album, ma anche Bienvenue à la banane), è giunto il momento anche per lui di confrontarsi con le difficoltà di un LP.
L’esito? Giudicatelo voi stessi!

Video of the month!

Chiudiamo come di consueto la puntata di questo mese con i video migliori dell’ultimo mese.

E come non cominciare, ricollegandoci al capitolo precedente, col nuovo singolo dei PNL? Il duo francese formato da Ademo N.O.S. ha annunciato il nuovo disco, pubblicando il video di A L’Ammoniaque. Guardatelo, è un vero spettacolo per gli occhi.

Li avevamo lasciati, l’ultima volta, con i parrucconi in uno show anni ’70 con Drake e Jamie Foxx.
Adesso si sono tuffati nella atmosfere messicane con protagonista Pablo Gaviria Escobar! Stiamo parlando ovviamente dei Migos, e del loro nuovo singolo, Narcos! 

Dopo aver campionato Moby e la sua Porcelain, ASAP Rocky sceglie come suo nuovo singolo Praise The Lord. Il brano vanta il feat di Skepta.