11 dicembre 2018
Rewind

Relapse di Eminem: il peso dell’hype

>Aniello De Stefano Aniello De Stefano
Nov 24, 2018

Rewind è una rap-retrospettiva a cura de lacasadelrap.com. Un tuffo nel passato attraverso il quale potrete riscoprire album, provenienti dal panorama Hip Hop sia italiano che internazionale, ormai caduti nel dimenticatoio. Simile ad una macchina del tempo itinerante, i vari episodi che andranno a comporre la rubrica avranno il compito di riportare alla luce quei dischi seppelliti nei meandri della memoria, o perché no, farvene scoprire di nuovi.

Eminem – Relapse

Relapse è un disco a cui sono particolarmente affezionato, non per la qualità intrinseca del lavoro (alcuni lo definirebbero il peggior disco di Eminem) ma per i ricordi che vi sono indissolubilmente legati. All’epoca della sua uscita, ormai quasi un decennio fa, detestavo con tutto me stesso qualsiasi cosa non fosse scritta e rappata in italiano. Ero una di quelle bestie di satana da forum che non fanno altro che sparare a zero su qualsiasi cosa pur di trovare un briciolo di intrattenimento. Fui però immediatamente catturato un pomeriggio come tanti dal video di 3 a.m., secondo singolo estratto dal disco, trasmesso in pieno giorno su MTV.

La canzone era disturbante e catartica, il video era qualcosa che per i tempi avrei osato definire raccapricciante: era però dannatamente catchy e intrattenente. Andai subito alla ricerca di informazioni sul disco e aspettai spasmodicamente la sua uscita avvenuta solamente il mese dopo (15 maggio 2009, ndr).

Era davvero così brutto?

Oltre otto anni dopo Relapse resta ancora oggi uno degli album più discussi e controversi dell’intera discografia di Eminem. All’epoca dell’uscita, infatti, non fu accolto positivamente né dalla critica, che lo stroncò pesantemente, né dai fan che lo accolsero tiepidamente. Prendere di mira un disco come Relapse è abbastanza semplice: arrivato sul mercato dopo Encore (che già di per sé non godeva di ottima fama) portava in dote, sin da prima della sua uscita, il peso di dover esser a tutti i costi l’album della riscossa e del rilancio di una delle figure più chiacchierate dagli anni 2000 ad oggi. Per tutta la durata dell’album, che come da tradizione eminemiana va ben oltre l’ora di ascolto, Marshall tenta a più riprese di ripercorrere le gesta passate, cercando di ricreare le atmosfere dei dei suoi primi lavori.

Il lupo perde il pelo ma non il vizio

Il risultato? Un disco riuscito solamente a metà: se per buona parte dell’album l’operazione nostalgia funziona alla grande consegnandoci un Eminem tirato a lucido e in grandissima forma, per un’altra buona parte sembra soltanto la copia sbiadita del rapper perennemente incazzato di un tempo. Relapse è però un album dal mood ben preciso e delineato: cupo, teso e dannatamente claustrofobico. Un prodotto di stampo horrorcore, che ruota attorno alla figura da assassino di Slim Shady dedita a perpetrare stupri, massacri e qualsiasi tipo di malefatta dalle tinte macabre.

Il compito della stesura del tappeto sonoro, e la conseguente produzione esecutiva, è stato ovviamente affidato a Dr.Dre. Le produzioni del Dottore, sulle quali poggia le fondamenta il flow granitico di Eminem, sono tra le migliori da lui mai create: tambureggianti, piene di synth e perfettamente in linea con il mood generale del disco, creano una amalgama perfetta tra voce e beat. Stay Wide Awake, Same Song & Dance, Deja vù sono solamente alcuni dei picchi artistici raggiunti all’interno di un prodotto assemblato egregiamente sul versante strumentale.

No, non era così brutto

Relapse non passerà di certo alla storia come classico del genere, ma rimane senza dubbio un must listen con più di qualche freccia al suo arco. Malgrado la presenza di alcuni scivoloni (ad esempio My mom e Bagpipes from Baghdad) a rialzare di netto il livello qualitativo, vi sono numerosi brani degni di nota: Beautiful, la già citata Deja Vù, Be Careful What You Wish For sono delle vere e proprie gemme, al punto tale da risultare tra i migliori incisi della discografia recente del rapper di Detroit.

Nota di merito inoltre va fatta sul versante puramente tecnico: è palese, infatti, che Eminem abbia spremuto a lungo le meningi per creare un prodotto pieno zeppo di rompicapi lirici, mischiando vari flow e piegando le parole secondo la propria volontà creando rime ed assonanze laddove invece altri non ne vedono. L’ultimo brano del disco, Underground, è esempio lampante della cura e della dedizione che Eminem ha profuso per creare uno schema di rime talmente complesso da risultare a tratti asfissiante.





In conclusione?

Relapse è uno di quei lavori da hate it or love it: o lo ami o lo odi senza vie di mezzo. Un prodotto imperfetto ma che risulta ancora oggi dannatamente divertente da ascoltare e che, nonostante i suoi difetti, si colloca a pieno titolo tra i migliori album fatti uscire da Eminem nell’ultimo decennio.

Che fine ha fatto?

Cambio di look a parte Eminem si conferma uno dei rapper più influenti della scena Rap americana, accumulando milioni di views e ascolti tra le varie piattaforme di streaming audiovisivo. Sul finire dello scorso Agosto ha rilasciato il suo decimo album ufficiale “Kamikaze“, accolto positivamente sia dalla critica che dai fan.

Aniello De Stefano
Hip Hop addict since 1995, faccio cose, scrivo articoli e vedo concerti. Saltuariamente e nel tempo libero studio Giurisprudenza.